una "strada virtuale" per camminare insieme, tenuta da un prete milanese di (40) (41) (42) (43) (44) (45) (46) 47 anni, sempre più felice della sua scelta di vita (che è poi il dono di un incontro e di una chiamata!) e di tutto ciò che essa comporta, tra cui in particolare la compagnia di tanti, tanti amici!

22 dicembre 2014

AUGURI NATALE 2014


Gli auguri per il Natale 2014



Беспомощная любовь — одновременно и спасение и суд для нас; беспомощная любовь, отдающая себя в человеческие руки, в конечном итоге, есть единственное, что может вызвать из ожесточившегося сердца, огрубевшей души, грешной личности последнюю возможную искру света. Если мы неспособны отозваться на любовь, ставшую беспомощной, согласную быть уязвимой, отдающую себя в наши руки, значит, мы неспособны отозваться ни на что вообще, и должно случиться нечто трагичное с нами, с нашей жизнью, чтобы мы сделались способны ответить на зов любви. […]
Пришествие Христа в мир есть наше спасение, пришествие Христа в мир — уже начавшийся Страшный Суд. Это наше спасение, потому что Божественная Любовь делает себя доступной, осязаемой, видимой в мире, потому что она делается беззащитной и уязвимой, потому что она взывает к нам о милосердии, потому что Божественная Любовь, ставшая плотью, бывает или принята или отвергнута.

L’amore indifeso è per noi al tempo stesso salvezza e giudizio; l’amore indifeso, che si consegna nelle mani degli uomini, è in fin dei conti l’unica cosa che può suscitare in un cuore inasprito, in un’anima indurita, in una personalità peccatrice l’ultima possibile scintilla di luce. Se non siamo capaci di rispondere all’amore che si è fatto indifeso, che ha accettato di essere vulnerabile, che si consegna nelle nostre mani, significa che non siamo capaci di rispondere a niente e che deve succedere qualcosa di tragico in noi, nella nostra vita, perché diventiamo capaci di rispondere alla chiamata dell’amore. […]
La venuta di Cristo nel mondo è la nostra salvezza, la venuta di Cristo nel mondo è il Giudizio Universale già iniziato. È la nostra salvezza perché l’Amore di Dio si fa accessibile, tangibile, visibile nel mondo, perché si rende indifeso e vulnerabile, perché ci chiama alla misericordia, perché l’Amore di Dio, diventato carne, può essere accolto o rifiutato.

Metropolita Antonij Surožskij, Sermone di Natale, 1967


L’augurio più sincero è che la Presenza di Cristo diventi affermazione e riscoperta della nostra dignità di uomini, che tutta si riassume nel riconoscere chi siamo a partire dalla scelta di Dio di venire a condividere in tutto la nostra povertà per donarci la Sua ricchezza di Grazia e di Amore, con una tenerezza per la nostra vita, di cui noi da soli non siamo capaci. 


don Francesco

06 giugno 2014

Dies Academicus della Classe di Slavistica

Ecco il link per vedere l'intervista a tre nuovi accademici e cari amici: Ol'ga Sedakova da Mosca, Constantin Sigov da Kiev, Aleksandr Filonenko da Chark'ov
http://www.itl-editore.com/item/it/1/82104

20 aprile 2014

Pasqua 2014: gli auguri con le meditazioni della Via Crucis a Caravaggio

Vi offro come augurio pasquale i testi delle meditazioni tenute alla Via Crucis a Caravaggio, la sera del venerdì santo.
Buona Pasqua!
don Francesco


Via Crucis 2014 – Caravaggio - Introduzione

Ci ha detto due giorni fa il Papa:
“...La Passione di Cristo [è] un percorso doloroso che Egli sceglie con assoluta libertà. Lo dice chiaramente Lui stesso: «Io do la mia vita… Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere di darla e il potere di riprenderla di nuovo» (Gv 10,17-18)... Una volta intrapresa la via dell’umiliazione e della spogliazione, Gesù la percorre fino in fondo. Gesù raggiunge la completa umiliazione con la «morte di croce». [...] Noi attendiamo che Dio nella sua onnipotenza sconfigga l’ingiustizia, il male, il peccato e la sofferenza con una vittoria divina trionfante. Dio ci mostra invece una vittoria umile che umanamente sembra un fallimento. Possiamo dire che Dio vince nel fallimento! Il Figlio di Dio, infatti, appare sulla croce come uomo sconfitto: patisce, è tradito, è vilipeso e infine muore. Ma Gesù permette che il male si accanisca su di Lui e lo prende su di sé per vincerlo. La sua passione non è un incidente; la sua morte –quella morte – era “scritta”. Davvero non troviamo tante spiegazioni. Si tratta di un mistero sconcertante, il mistero della grande umiltà di Dio: «Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito» (Gv 3,16)... diciamo a noi stessi: questo è per me. Anche se io fossi stato l’unica persona al mondo, Lui l’avrebbe fatto. L’ha fatto per me. Baciamo il crocifisso e diciamo: per me, grazie Gesù, per me.” (Udienza Generale 16 aprile 2014)
Davvero non troviamo tante spiegazioni. Siamo forse capaci di accettare - con mille riserve - una comprensione moralistica dell’umiltà e del fallimento. Ma tutto il nostro fare è teso al successo, che diventa l’atteggiamento mentale, il vero criterio di giudizio in base al quale agiamo. L’umiliazione, il fallimento, non sappiamo da soli renderli criterio di comprensione della realtà, squarcio attraverso cui intuire una possibilità reale di gioia.
Eppure, come ci dice il Papa, “questo è per me. L’ha fatto per me”.
Iniziamo a implorare di accogliere in noi Cristo umile, di desiderare per noi questa forma di vita, la Sua, con il gesto semplice e concreto del cammino dietro di lui.
Come ci ricorda don Giussani: “La vita di ognuno ha un destino di Via Crucis: Cristo. LaVia Cruscis di ognuno è segnata da un giudizio, da un giudizio che non gli è favorevole… il Redentore ha una faccia… che a noi non garba, perché è diverso da ciò che ci aspettiamo. E questa diversità, che dovrebbe farci piegare il cuore di fronte al Mistero, diventa la ragione di affermazione di noi stessi di fronte a Dio. [...] È da un giudizio che comincia la Via Crucis, il giudizio che ha come contenuto ciò per cui vale la pena vivere” (Sulle tracce di Cristo, 153-154).
II stazione (cf. Lc 22,47-53)

“Signore, dobbiamo colpire con la spada?”. I discepoli reagiscono a quelli che sono venuti contro Cristo “con spade e bastoni” tirando fuori anch’essi la spada, agendo, cioè, esattamente allo stesso modo di loro, capitanati da Giuda.
“Questa - dice Gesù - è la vostra ora, è l’impero delle tenebre”.
È il momento in cui davvero sembra che la presenza di Cristo non conti nulla, non sia capace di smuovere nulla in quelli che sono da tempo con lui. Che non sanno resistere al sonno, che non sanno pensare se non con la mentalità di tutti, del mondo, del potere. Che non sanno agire se non con gli strumenti della violenza e della contrapposizione che tende ad annullare, a distruggere l’altro.
Ma non è ancora tutto. C’è un aspetto del buio che è ancora più tremendo. Ed è la domanda dei discepoli: “Signore, dobbiamo colpire con la spada?”. Nemmeno hanno il coraggio di prendere loro una posizione. O, meglio, si nascondono dietro il pretesto dell’ineluttabilità del male (“È necessario: cos’altro potremmo fare che difenderci?”) e pretendono che Cristo stesso avalli la loro scelta.
Quanto spesso noi stessi spendiamo le nostre migliori energie per giustificare un agire secondo la mentalità del mondo, e perfino per convincere noi e gli altri che non solo non potremmo fare altrimenti, ma addirittura che ci sentiamo “autorizzati” da Cristo a fare così.
Come ci dice don Giussani: “Per noi la radice del rinnegamento… è soprattutto nell’adesione alla mentalità comune. La mentalità comune sembra una ragione insormontabile, sembra evidente nella sua validità. Così Cristo deve passare attraverso la situazione che in noi è generata dalla mentalità comune a cui aderiamo” (Sulle tracce di Cristo, 154).
«Ma Gesù intervenne dicendo: “Lasciate, basta così!”. E toccandogli l’orecchio, lo guarì»
La risposta di Cristo è una cura infinita per tutti, che giunge a fare del bene per chi lo vuole arrestare, e insieme a porre rimedio e fine persino al male fatto dai suoi discepoli. E contrappone alla logica delle tenebre la rivendicazione del suo agire alla luce, del suo stare apertamente davanti a tutti, come criterio di giudizio sulle azioni sue e nostre.






III stazione (cf. Lc 22,66-23,25)

«Pilato allora decise che la loro richiesta fosse eseguita… e abbandonò Gesù alla loro volontà». Meglio potremmo dire che lo “consegnò”, proprio come aveva fatto Giuda, e poi il Sinedrio quando aveva consegnato Cristo a Pilato.
Non è una parola qualunque, quella che usa Luca: la stessa parola (paràdosis, paradìdomi), in greco, indica sia la “consegna”, sia il “tradimento”, sia la “tradizione”. E Gesù, dice Giovanni, “consegna” il suo spirito nel momento della sua morte, quando “tutto è compiuto”.
Per questo, saremmo in grave errore se pensassimo che Cristo è semplicemente l’oggetto passivo di queste “consegne”. Egli si lascia consegnare perché Egli stesso si consegna. E si consegna nelle nostre mani. Alla nostra libertà. A ciascuno di noi spetta decidere cosa fare di questa consegna, e non solo per sé, nel decidere di vivere o meno un rapporto di fede con Cristo, ma anche in relazione agli altri.
Possiamo “tradire” Cristo, trattandolo come un impiccio di cui liberarci, oppure tenendolo ben stretto e incatenato all’idea che ci siamo fatti di lui, così da mostrarne agli altri una tragica caricatura da noi scarabocchiata.
Oppure possiamo divenire anche noi parte della “tradizione” di Cristo: di quella consegna, cioè, che nasce sempre e comunque dall’umiltà e dallo stupore, dall’accoglienza del Suo Spirito che - una volta effuso - si manifesta nei Carismi che nutrono la vita della Chiesa. E, per noi, in particolare di un Carisma, quello di don Giussani, che ci diceva nel 1989: “Siamo proprio fatti di niente, e perciò Lui ci deve dare tutto. Ci deve dare tutto: purché rimaniamo nelle sue braccia, purché riceviamo… siamo disponibili. [...] Dobbiamo rimanere. E c’è un sintomo di questo rimanere che… è il permanere, il rimanere, l’accettare, l’accoglier, l’essere disponibile a quella realtà in cui Egli, il Mistero, il mistero di Dio, il mistero che è Cristo, pone il segno della Sua presenza: non c’è altro segno, se non quello della compagnia di gente che sia stata raccolta dal Suo invito o che si raccolga per il Suo invito” (Ciò che abbiamo di più caro, 424).






IV stazione (cf Lc 23,26-44)

Cosa ci permette di passare dal grido rabbioso del primo malfattore crocifisso con Cristo, nel quale la domanda è soffocata dall’astio e dalla rivendicazione, alla richiesta fiduciosa e sommessa del Buon ladrone? Solo un opportunismo che facilmente ricopriamo con una patina di buoni sentimenti moralistici?
Tutt’altro. La differenza sta nell’accettazione della carne martoriata di Cristo come unico luogo di reale manifestazione dell’umano. Ce lo dice il nostro padre Sant’Ambrogio:
«il ladrone crocefisso viene assolto. Ma lui ha riconosciuto il Cristo nei dolori del supplizio, mentre i farisei non lo hanno riconosciuto nei doni della sua benevolenza. Egli... sulla sua croce ha contemplato con gli occhi dello spirito quel regno di Dio che Giuda non è riuscito a vedere nella cena di Cristo. Perciò l'invocazione del ladrone è stata seguita da questa parola celeste: In verità ti dico, oggi sarai con me in paradiso (Lc 23,43).
Il timore della morte è un istinto comune e Cristo vi si è sottoposto per crocifiggere, come di fatto ha crocefisso, anche la carne... L'incorruttibile ha assunto questa carne proprio per renderla incorruttibile; l'ha assunta l'immortale per renderla immortale. Dunque, chi lo segue, si vestirà di immortalità. Chi fa la sua volontà, non morirà in eterno (Gv 11,26), ma Cristo gli dirà: Oggi sarai con me in paradiso (Lc 23,43). Che cosa vuol dire «oggi»? Sei uscito dalla notte, sarai con me nella luce. Non aver paura delle tenebre, perché ti ha accolto la luce eterna! Opportuno anche il seguito: Sarai con me in paradiso. Cioè: non dubitare perché sei di carne; hai visto anche me nella carne. Non temere di cadere anche tu dal paradiso come ne è caduto Adamo! Ascolta piuttosto! Sarai con me, perché ti sia impossibile cadere.» (Explanatio Psalmi 39,17-19 passim)
Sulla Croce si manifesta la possibilità di uno sguardo e di un giudizio totalmente nuovo, che sfida la nostra paura della morte e ci chiede di consegnare anche quella, perché anche la nostra paura, insieme alla nostra carne, possa venire trasformata.





V stazione (cf Mc 15,33-39)

Non solo il Buon ladrone riconobbe nella carne di Cristo la presenza di Dio. Anche un centurione, un uomo tutt’altro che incline al sentimentalismo e allo spiritualismo, vedendo quel modo di soffrire e di amare nella sofferenza, di gridare ma anche di consegnare il grido nell’abbandono fiducioso al Padre, riconobbe in Cristo la presenza di Dio.
Questo ci mostra che è sempre possibile - qualunque sia la storia, la circostanza, la conformazione umana e caratteriale di ciascuno - riconoscere la presenza di Cristo. E che si tratta del riconoscimento di un fatto reale, non del frutto di un’inclinazione allo spiritualismo o al sentimentalismo.
Già questo è un annuncio di resurrezione. Che spazza via tutte le nostre incertezze, paure e durezze, così come ci sono state ricordate all’inizio degli esercizi:
«A chi di noi non piacerebbe [avere] la stessa faccia di Pietro e Giovanni in cammino verso il sepolcro la mattina di Pasqua? Chi di noi non desidererebbe essere qui... con il cuore pieno di quell’attesa di trovarLo ancora, di rivederLo di nuovo, di essere attratti, affascinati come il primo giorno? Ma chi di noi aspetta veramente che possa succedere una cosa come questa? Come loro, anche noi facciamo fatica a dare credito all’annuncio delle donne, cioè a riconoscere il fatto più sconvolgente della storia, a darvi spazio dentro di noi, a ospitarlo nel cuore perché ci trasformi. Anche noi, come loro, sentiamo il bisogno di essere di nuovo afferrati, perché si ridesti in noi tutta la nostalgia di Cristo» (Introduzione agli Esercizi 2014).
Questo avviene solo in un modo, come ci dice Papa Francesco:
«La risurrezione di Gesù non è il finale lieto di una bella favola… ma è l’intervento di Dio Padre e là dove si infrange la speranza umana… Gesù, che ha scelto di passare per questa via, ci chiama a seguirlo nel suo stesso cammino di umiliazione. Quando... sprofondiamo nel buio più fitto, è il momento della nostra umiliazione e spogliazione totale, l’ora in cui sperimentiamo che siamo fragili e peccatori. È proprio allora, in quel momento, che non dobbiamo mascherare il nostro fallimento, ma aprirci fiduciosi alla speranza in Dio, come ha fatto Gesù».

Il canto del preconio pasquale afferma la presenza e l’opera di Cristo. Ascoltiamo pregando ciascuno per sé e gli uni per gli altri, perché questo annuncio di un fatto reale vinca ogni indurimento e paura.

21 marzo 2014

Buon cammino della Quaresima!

Carissime amiche, carissimi amici,
è ormai da due settimane e più (per gli amici di rito romano...) iniziato il tempo della Quaresima. Questo inizio ha coinciso per me con un periodo molto pieno, segnato da un viaggio di lavoro negli Stati Uniti e dall'esperienza di un freddo davvero intenso (-24 C°!!!). Ma il freddo era solo atmosferico, perché l'accoglienza e la bellezza delle persone che ho incontrato (studenti, famiglie, docenti, confratelli) è stata davvero tale da riscaldare il cuore e l'anima!
Nello stesso tempo, il trasferimento tra le due università in cui ho tenuto le mie conferenze è stato un momento di grande importanza per me, poiché ho scelto di prendere il pullman e non l'aereo, per un viaggio di 7 ore. Ho conosciuto un altro volto dell'America: un guazzabuglio di lingue, razze, usanze.. odori (ad esempio ricordo alla stazione autobus di Chicago un signore con una borsa termica piena di falafel e pane arabo caldi, che è andato avanti a mangiare per un'ora... o un papà con bimbo al seguito che è salito sul pullman con un pasto da fast food comprendente una più che congrua quantità di anelli di cipolla fritti, con le immaginabili ripercussioni sul microclima della vettura), che mi hanno fatto toccare con mano la quotidianità di un popolo in movimento. E mi ha commosso - proprio mentre ero sul pullman, che tra l'altro aveva il wifi (!!!) - leggere l'incontro di papa Francesco con il clero di Roma in cui ha ripreso l'immagine del pastore e delle pecore (odore compreso): una metafora che su quel pullman era ben poco... metaforica, e che nello stesso tempo chiedeva proprio a me di prendere una posizione non istintiva ma grata e accogliente di quella realtà.


Che dire, poi, al campus, della messa concelebrata (in latino!) con un giovane gesuita per un gruppo di famiglie con bimbi piccoli che ogni sabato si ritrova a pregare? Tra loro anche una coppia che ha avuto a gennaio un bimbo sopravvissuto solo 45 minuti: il tempo di coccolarlo, abbracciarlo e battezzarlo... Lo hanno chiamato Simeone, pensando al vecchio del vangelo, che canta "Ora lascia, Signore, che il tuo servo vada in pace... perché mi miei occhi hanno visto la tua salvezza", poiché questi due genitori sono certi che il loro bimbo abbia vissuto a sufficienza per conoscere l'amore di Dio e loro e dei fratellini, e che per questo abbia gustato tutto quello che è essenziale della vita. E mi ha impressionato sentire questo giovane papà che raccontava come ogni settimana passa del tempo sulla tomba del figlioletto: non per lamentarsi, ma per (cito testualmente) "parlare con lui, fargli sentire che noi siamo la sua famiglia e gli vogliamo bene, per passare un po' di tempo insieme e sentire l'amore che c'è tra noi. Davvero, ancora mi commuovo ripensando a una testimonianza così semplice e limpida di una fede certissima nella Resurrezione di Cristo: come non riconoscere che davvero solo Cristo può salvare pienamente questa umanità, questo bambino, questo padre e questa famiglia... rendendole ricolme di luce?
Infine, il rientro in Italia ha visto tre giorni di esercizi spirituali predicati a Rozzano, per le sei parrocchie della città. Sono stati un momento di grande sostegno alla mia fede. Ho predicato sul Battesimo di Gesù, sulle nozze di Cana, sulla Trasfigurazione. Vi metto qui sotto i files più il testo pdf dei tre brani di vangelo. Aggiungo una meditazione tenuta al clero di Firenze, sul tema della "Contemplazione nella Liturgia".
Un carissimo saluto e buona Quaresima!!!
don Francesco




11 febbraio 2014

qualche nuovo file

una nuova cartella con due omelie e una presentazione della Divina Liturgia.
Buon cammino!

31 gennaio 2014

Una proposta di viaggio, per conoscere una terra di antichissime cultura e civiltà.

Questo post è un po' diverso dal solito: non è semplicemente una riflessione o un racconto, ma piuttosto vorrebbe proporre l'occasione di crearne. Ogni anno la Classe di Slavistica dell'Accademia Ambrosiana, di cui sono responsabile e che costituisce il mio principale incarico presso la Biblioteca Ambrosiana, propone un viaggio culturale aperto a tutti in un Paese slavo. Per il 2014 proponiamo un itinerario attraverso la Croazia. E' il primo paese Slavo di tradizione cattolica che visitiamo, e abbiamo cercato di costruire un percorso che renda ragione della ricchezza delle stratificazioni culturali (dalla tarda antichità imperiale e "pre-slava" in poi...) e delle specificità della vicenda storico-religiosa della Croazia. Vi presento quindi il programma di massima, invitandovi nel contempo all'incontro di presentazione del viaggio che si terrà  VENERDI' 21 FEBBRAIO alle ORE 18 presso la BIBLIOTECA AMBROSIANA (Sacrestia dei Cavalieri) con INGRESSO DA PIAZZA SAN SEPOLCRO (MM 1 e 3 fermata DUOMO). In occasione dell'incontro del 21 febbraio presenteremo il programma definitivo. Sono naturalmente a disposizione per ogni chiarimento, richiesta o delucidazione, all'indirizzo: segreteria.slavistica@ambrosiana.it
Buon cammino!

08 gennaio 2014

Nuovi files

Velocissimo aggiornamento per dire che sono disponibili due files, nel box più sotto:
- l'omelia di domenica 6 gennaio, seconda dopo Natale
- l'omelia tenuta a Calcinate (BG) il 7 gennaio sera, per il dono alla Parrocchia delle reliquie di S. Timoteo da parte del Metropolita di Kemerovo (Siberia).
Buon cammino!
dfrancesco