una "strada virtuale" per camminare insieme, tenuta da un prete milanese di (40) (41) (42) (43) (44) (45) (46) 47 anni, sempre più felice della sua scelta di vita (che è poi il dono di un incontro e di una chiamata!) e di tutto ciò che essa comporta, tra cui in particolare la compagnia di tanti, tanti amici!

26 dicembre 2013

Natale: lo stabilirsi tra noi di una Presenza (per fortuna!) ineliminabile

Sono passati più di due mesi dall'ultimo post, e in questo mese viaggi più o meno importanti (Russia e Cina) e conseguenti cumuli di lavoro, mi hanno portato ad essere assai meno assiduo nell'aggiornamento di questo blog.
Ma questo non significa affatto una minore attenzione a questa forma di dialogo tra noi, ché anzi questa si alimenta innanzitutto con la preghiera, e dunque con una continua memoria del fatto che noi "siamo" solo quando stiamo davanti al Signore, perché solo allora ci rendiamo conto di cosa veramente dona consistenza alle nostre vite così ondeggianti e fragili.
Penso che proprio questo sia - quest'anno - il messaggio che più ci viene dall'esperienza del Natale, calata nelle condizioni e circostanze preoccupanti che viviamo: che solo la rinuncia ad un'orgogliosa autosufficienza (non importa se personale, familiare, di gruppo, di stato...) può mostrarci la via della pace e della guarigione dalle ferite e dalle sofferenze interiori ed esteriori da cui siamo continuamente segnati e "assediati".
E questa rinuncia all'autosufficienza reca con sé come necessaria conseguenza non solo l'apertura degli occhi e del cuore su Cristo che nasce, ma anche quella sulle persone che abbiamo intorno a noi.
Perché celebrare il Natale non significa solo imparare una storia passata o contemplare un presepio (che pure sono due cose ottime e necessarie): il riascolto del vangelo di Luca e Matteo e la contemplazione della scena della Natività ci insegnano anche il metodo fondamentale scelto da Dio per manifestarsi: e tale metodo è quello di voler necessariamente passare per il "sì" di Maria e di Giuseppe: un sì diverso per circostanze e per contenuti, ma sempre ugualmente impegnativo, perché è un sì che chiede di lasciarsi plasmare da una Vocazione che viene dall'alto. E di riconoscerla come la più grande tenerezza immaginabile prima di tutto verso noi stessi: perché mai ci sapremmo amare da soli quanto ci amiamo dicendo di sì alla presenza di Dio nella nostra vita.
Ecco dunque il metodo che il Natale ci insegna: andare verso gli altri lasciandoci guidare del nostro desiderio di sperimentare una gioia vera (come i pastori), e insieme però desiderando non solo un evento di uomini, bensì lo stesso Cristo Signore e Salvatore "avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia", ovvero di poter riconoscere la Presenza di Dio in un concreto accadere di vita. E non di una vita ideale, idilliaca, "a posto"... ma nella vita colma di incertezza, di timore, perfino di tenebre che ci avvolge, così come avvolgeva i pastori, Maria e Giuseppe. E dove la vera luce è proprio quella di Cristo.

Questo auguro a ciascuno di voi, carissime amiche e carissimi amici.
E vi offro, con semplicità, alcune ultime omelie e interventi, sperando che possano essere utili a qualcuno. Si tratta delle omelie dell'Immacolata e di Natale, di una conferenza su S. Ambrogio e di una conferenza sulle icone.

Buon Natale, ancora!
dfrancesco





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