una "strada virtuale" per camminare insieme, tenuta da un prete milanese di (40) (41) (42) (43) (44) (45) (46) 47 anni, sempre più felice della sua scelta di vita (che è poi il dono di un incontro e di una chiamata!) e di tutto ciò che essa comporta, tra cui in particolare la compagnia di tanti, tanti amici!

16 agosto 2013

Buona Festa dell'Assunzione di Maria

Mentre stanno passando i primi minuti del 16 agosto, desidero ancora fare a tutti gli auguri per l'Assunzione di Maria Vergine.
Perché è - secondo l'antichissimo calendario bizantino - l'ultima festa dell'anno (che inizia il 1 settembre), e quindi quella che più ci conduce al compimento non solo di un anno liturgico, ma della "nostra" vita. E in questo, davvero Maria ci è "fontana vivace di speranza", poiché il suo destino è quello che possiamo solo augurare anche a noi stessi: venire accolti da Cristo nel momento del passaggio da questo mondo al suo, perché sia un momento di luce e non di buio.

Vi offro insieme a queste righe alcune nuove omelie:

Buon agosto!
dfrancesco

03 agosto 2013

Dall'icona, un insegnamento

Ecco qui  il testo di una omelia che ho tenuto a a Seriate, alla liturgia conclusiva di un corso per iconografi.

“Nessuno può vedere Dio e restare in vita”, questo è il comandamento dell’Antico Testamento che vale ancora oggi per gli ebrei e per l’Islam. Dio dunque abita una luce inaccessibile, ma a noi Dio ha voluto far conoscere il suo Volto, come dice l’apostolo Giovanni: “Poiché la vita si è fatta visibile e noi l’abbiamo vista e vi annunciamo ciò che abbiamo visto, udito e toccato”. Questo è quello che stiamo celebrando, questo è quello che anche la conclusione di questo corso per iconografi ci dice. Colui che è l’immagine del Dio invisibile, Cristo, ha preso forma di uomo, volto di uomo, e attraverso questo Volto ci rivela il Volto del Padre. Ecco dunque il significato della risposta che il Signore dà a Filippo: “Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto? Chi ha visto me ha visto il Padre. Fin da ora lo conoscete e l’avete veduto”. È chiaro che non si tratta di un semplice vedere fino a se stesso, è un vedere che attira, è un vedere che cambia, è un vedere che mostra una prospettiva del tutto nuova su tutto il mondo. Come dice il salmo 36 “è in te la sorgente della vita, alla tua luce, o Dio, noi vediamo la luce”. E dunque chi contempla il Volto del Figlio riceve uno sguardo che cambia il suo modo di guardare la realtà. E anche questo è quello che hanno appreso quanti hanno frequentato il seminario di iconografia. Ma nello stesso tempo sappiamo che noi stessi siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio, immagine che è l’impronta e somiglianza che è il cammino di tutta una vita. E dunque sapere che Cristo è l’immagine del Padre, poterne contemplare il Volto, significa anche conoscere chi siamo noi, che cosa significa questo essere ad immagine, che cosa significa questa somiglianza a cui siamo chiamati. E anche questo è un dinamismo che l’icona mette in moto, perché, oltre al Volto di Cristo, al Volto della Vergine, l’icona ci mette davanti il volto di chi questo cammino di assimilazione, di avvicinamento, di conformazione l’ha compiuto, ovvero i santi. E non solo l’immagine di Dio è Cristo, non solo noi stessi contemplando quell’immagine veniamo trasformati ‘di gloria in gloria’, come dice sempre Paolo,  ma questa immagine noi la contempliamo in pienezza unicamente nella Chiesa. E questo non soltanto perché ci sono appunto le iconostasi delle chiese che ci mostrano questa immagine da contemplare, ma anche perché solo la Chiesa custodisce il canone dell’icona, ne custodisce il significato, ne custodisce l’insegnamento, ne tramanda la Tradizione. E questo è anche ciò che ci permette di riconoscere come quella stessa dinamica che fa si che abbiamo ascoltato il Vangelo da chi ci è stato esempio e maestro in questo, vale anche per l’icona. L’icona è finestra sull’Infinito, l’icona è principio di uno sguardo nuovo, quando viene pensata, eseguita, attraverso la preghiera, attraverso l’impegno non solo ad assimilare una tecnica, ma a desiderare un cammino, ad implorare un cammino e attraverso l’umiltà di riconoscere che attraverso questo cammino anche il genio individuale, anche i doni che il Signore dà a ciascuno di noi, vengono non sminuiti ma valorizzati, purificati, ben di più di quanto la cosiddetta genialità di tanta arte morta pretenderebbe di mostrare. Celebriamo dunque la Divina Liturgia, i Divini Misteri, preghiamo per la nostra divinizzazione, per il nostro cammino di santità, invochiamo con ogni umiltà di essere afferrati, guardati, e per questo di poterci muovere e di poter anche noi guardare.