una "strada virtuale" per camminare insieme, tenuta da un prete milanese di (40) (41) (42) (43) (44) (45) (46) 47 anni, sempre più felice della sua scelta di vita (che è poi il dono di un incontro e di una chiamata!) e di tutto ciò che essa comporta, tra cui in particolare la compagnia di tanti, tanti amici!

26 dicembre 2013

Natale: lo stabilirsi tra noi di una Presenza (per fortuna!) ineliminabile

Sono passati più di due mesi dall'ultimo post, e in questo mese viaggi più o meno importanti (Russia e Cina) e conseguenti cumuli di lavoro, mi hanno portato ad essere assai meno assiduo nell'aggiornamento di questo blog.
Ma questo non significa affatto una minore attenzione a questa forma di dialogo tra noi, ché anzi questa si alimenta innanzitutto con la preghiera, e dunque con una continua memoria del fatto che noi "siamo" solo quando stiamo davanti al Signore, perché solo allora ci rendiamo conto di cosa veramente dona consistenza alle nostre vite così ondeggianti e fragili.
Penso che proprio questo sia - quest'anno - il messaggio che più ci viene dall'esperienza del Natale, calata nelle condizioni e circostanze preoccupanti che viviamo: che solo la rinuncia ad un'orgogliosa autosufficienza (non importa se personale, familiare, di gruppo, di stato...) può mostrarci la via della pace e della guarigione dalle ferite e dalle sofferenze interiori ed esteriori da cui siamo continuamente segnati e "assediati".
E questa rinuncia all'autosufficienza reca con sé come necessaria conseguenza non solo l'apertura degli occhi e del cuore su Cristo che nasce, ma anche quella sulle persone che abbiamo intorno a noi.
Perché celebrare il Natale non significa solo imparare una storia passata o contemplare un presepio (che pure sono due cose ottime e necessarie): il riascolto del vangelo di Luca e Matteo e la contemplazione della scena della Natività ci insegnano anche il metodo fondamentale scelto da Dio per manifestarsi: e tale metodo è quello di voler necessariamente passare per il "sì" di Maria e di Giuseppe: un sì diverso per circostanze e per contenuti, ma sempre ugualmente impegnativo, perché è un sì che chiede di lasciarsi plasmare da una Vocazione che viene dall'alto. E di riconoscerla come la più grande tenerezza immaginabile prima di tutto verso noi stessi: perché mai ci sapremmo amare da soli quanto ci amiamo dicendo di sì alla presenza di Dio nella nostra vita.
Ecco dunque il metodo che il Natale ci insegna: andare verso gli altri lasciandoci guidare del nostro desiderio di sperimentare una gioia vera (come i pastori), e insieme però desiderando non solo un evento di uomini, bensì lo stesso Cristo Signore e Salvatore "avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia", ovvero di poter riconoscere la Presenza di Dio in un concreto accadere di vita. E non di una vita ideale, idilliaca, "a posto"... ma nella vita colma di incertezza, di timore, perfino di tenebre che ci avvolge, così come avvolgeva i pastori, Maria e Giuseppe. E dove la vera luce è proprio quella di Cristo.

Questo auguro a ciascuno di voi, carissime amiche e carissimi amici.
E vi offro, con semplicità, alcune ultime omelie e interventi, sperando che possano essere utili a qualcuno. Si tratta delle omelie dell'Immacolata e di Natale, di una conferenza su S. Ambrogio e di una conferenza sulle icone.

Buon Natale, ancora!
dfrancesco





01 ottobre 2013

nuovo file audio: intervista di Radio Maria al Meeting, sui martiri della Chiesa Ortodossa Russa nel XX secolo

Ecco qui un nuovo file, con un'intervista che ho rilasciato a Radio Maria nel mese di agosto, durante il Meeting di Rimini.

24 settembre 2013

Un dono immenso di Papa Francesco

Carissime e carissimi,
Voglio trascrivere per voi tutti la preghiera di papa Francesco domenica a Cagliari:

 «Signore mio, guardaci,
guarda questa città, questa isola,
guarda le nostre famiglie.
Signore, a te non è mancato il lavoro,
hai fatto il falegname, eri felice.
Signore, ci manca il lavoro,
gli idoli vogliono rubarci la dignità,
i sistemi ingiusti vogliono rubarci la speranza.
Signore, non lasciarci soli.
Aiutaci ad aiutarci fra noi
perché dimentichiamo un po' l'egoismo
e sentiamo nel cuore il noi,
noi popolo che vuole andare avanti.
Signore Gesù cui non mancò il lavoro,
dacci il lavoro
e insegnaci a lottare per il lavoro,
e benedici tutti noi».

Mi sembra una preghiera che ciascuno può fare propria ,oggi, per sé e per gli altri.
Ma non c'è solo la straordinaria vicinanza di questo papa ai problemi del lavori personali e sociali, che già comunque è un dono prezioso e bellissimo.
Due altre cose sono davvero sconvolgenti e commoventi:
- la prima è il riconoscimento che non c'è solo una situazione "impersonale" di crisi dovuta a tecnicismi o leggi economiche inevitabili e ineluttabili, ma che si tratta di una crisi che ha le radici nella scelta di adorare un idolo - il denaro - e a lui sacrificare tutti e tutto; e che questa scelta non è solo dei potenti palesi o occulti, ma tocca il cuore di ciascuno e l'egoismo e l'individuslismo. E dunque la risposta sta innanzitutto nel ritornare a guardarsi e a guardare con gli occhi della fede;
- la seconda è l'appello al "Signore Gesù cui non mancò il lavoro" e che fu felice per il proprio lavoro: non è solo un'annotazione sociologica, storica o devozionale, ma piuttosto l'affermazione di una contemporaneità di Cristo a  ciascuna delle persone che oggi lottano e soffrono e temono per  loro lavoro. È un gridare a Cristo nella certezza che la Sua umanità è la vera ed unica risposta possibile alla nostra sete e alla nostra paura. E che - come ha detto ai giovani - "Cristo vince sempre": non un facile slogan, ma l'indicazione chiara di Uno da seguire. Dell'Unico che vale la pena di seguire.
Per questo voglio seguire Cristo e Francesco e gli altri Maestri che me lo mostrano vivo e presente.
Buon cammino!

Dfrancesco

16 agosto 2013

Buona Festa dell'Assunzione di Maria

Mentre stanno passando i primi minuti del 16 agosto, desidero ancora fare a tutti gli auguri per l'Assunzione di Maria Vergine.
Perché è - secondo l'antichissimo calendario bizantino - l'ultima festa dell'anno (che inizia il 1 settembre), e quindi quella che più ci conduce al compimento non solo di un anno liturgico, ma della "nostra" vita. E in questo, davvero Maria ci è "fontana vivace di speranza", poiché il suo destino è quello che possiamo solo augurare anche a noi stessi: venire accolti da Cristo nel momento del passaggio da questo mondo al suo, perché sia un momento di luce e non di buio.

Vi offro insieme a queste righe alcune nuove omelie:

Buon agosto!
dfrancesco

03 agosto 2013

Dall'icona, un insegnamento

Ecco qui  il testo di una omelia che ho tenuto a a Seriate, alla liturgia conclusiva di un corso per iconografi.

“Nessuno può vedere Dio e restare in vita”, questo è il comandamento dell’Antico Testamento che vale ancora oggi per gli ebrei e per l’Islam. Dio dunque abita una luce inaccessibile, ma a noi Dio ha voluto far conoscere il suo Volto, come dice l’apostolo Giovanni: “Poiché la vita si è fatta visibile e noi l’abbiamo vista e vi annunciamo ciò che abbiamo visto, udito e toccato”. Questo è quello che stiamo celebrando, questo è quello che anche la conclusione di questo corso per iconografi ci dice. Colui che è l’immagine del Dio invisibile, Cristo, ha preso forma di uomo, volto di uomo, e attraverso questo Volto ci rivela il Volto del Padre. Ecco dunque il significato della risposta che il Signore dà a Filippo: “Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto? Chi ha visto me ha visto il Padre. Fin da ora lo conoscete e l’avete veduto”. È chiaro che non si tratta di un semplice vedere fino a se stesso, è un vedere che attira, è un vedere che cambia, è un vedere che mostra una prospettiva del tutto nuova su tutto il mondo. Come dice il salmo 36 “è in te la sorgente della vita, alla tua luce, o Dio, noi vediamo la luce”. E dunque chi contempla il Volto del Figlio riceve uno sguardo che cambia il suo modo di guardare la realtà. E anche questo è quello che hanno appreso quanti hanno frequentato il seminario di iconografia. Ma nello stesso tempo sappiamo che noi stessi siamo fatti a immagine e somiglianza di Dio, immagine che è l’impronta e somiglianza che è il cammino di tutta una vita. E dunque sapere che Cristo è l’immagine del Padre, poterne contemplare il Volto, significa anche conoscere chi siamo noi, che cosa significa questo essere ad immagine, che cosa significa questa somiglianza a cui siamo chiamati. E anche questo è un dinamismo che l’icona mette in moto, perché, oltre al Volto di Cristo, al Volto della Vergine, l’icona ci mette davanti il volto di chi questo cammino di assimilazione, di avvicinamento, di conformazione l’ha compiuto, ovvero i santi. E non solo l’immagine di Dio è Cristo, non solo noi stessi contemplando quell’immagine veniamo trasformati ‘di gloria in gloria’, come dice sempre Paolo,  ma questa immagine noi la contempliamo in pienezza unicamente nella Chiesa. E questo non soltanto perché ci sono appunto le iconostasi delle chiese che ci mostrano questa immagine da contemplare, ma anche perché solo la Chiesa custodisce il canone dell’icona, ne custodisce il significato, ne custodisce l’insegnamento, ne tramanda la Tradizione. E questo è anche ciò che ci permette di riconoscere come quella stessa dinamica che fa si che abbiamo ascoltato il Vangelo da chi ci è stato esempio e maestro in questo, vale anche per l’icona. L’icona è finestra sull’Infinito, l’icona è principio di uno sguardo nuovo, quando viene pensata, eseguita, attraverso la preghiera, attraverso l’impegno non solo ad assimilare una tecnica, ma a desiderare un cammino, ad implorare un cammino e attraverso l’umiltà di riconoscere che attraverso questo cammino anche il genio individuale, anche i doni che il Signore dà a ciascuno di noi, vengono non sminuiti ma valorizzati, purificati, ben di più di quanto la cosiddetta genialità di tanta arte morta pretenderebbe di mostrare. Celebriamo dunque la Divina Liturgia, i Divini Misteri, preghiamo per la nostra divinizzazione, per il nostro cammino di santità, invochiamo con ogni umiltà di essere afferrati, guardati, e per questo di poterci muovere e di poter anche noi guardare.

31 luglio 2013

Ancora dalla Serbia

Un canto popolare serbo, particolarmente bello, che ho potuto sentire a Nis, città natale di Costantino, all'inizio del mese di giugno.
Lo condivido (video) perché mi pare davvero da valorizzare.
Per vedere il video, cliccate qui: http://sdrv.ms/13yEeSm

dfrancesco

29 luglio 2013

Il dono del "Padre Nostro": non solo una preghiera...

Dopo un mese dall'ultimo - brevissimo - post, al rientro dalla amata terra russa, offro il file audio dell'omelia di oggi (16ma Domenica del Tempo Ordinario, secondo il Rito Romano).
Buon cammino.
dfrancesco


28 giugno 2013

La Luce splende nelle tenebre. La testimonianza della chiesa ortodossa russa negli anni della persecuzione sovietica

La Luce splende nelle tenebre. La testimonianza della chiesa ortodossa russa negli anni della persecuzione sovietica

Una scheda sulla mostra che sto contribuendo a curare e che avrà luogo al Meeting di Rimini.
Un caro saluto da Mosca!
dfrancesco

31 maggio 2013

Sulle orme di Costantino, da Milano a... Niš



  È una bellezza selvaggia, quella della Serbia, che ti si impone e ti toglie il fiato, senza chiederti il permesso e senza mai spiegarti fino in fondo perché ti afferra così.  Non vedi, passato il confine con la Bulgaria,  motivi evidenti di stupore, bellezze architettoniche degne di nota, città antiche e maestose, oppure moderne e brulicanti. Solo un paesaggio fatto di campi, boscaglie, colline, villaggi dove regna una strana lotta tra l'incompiuto, il provvisorio e l'abbandonato che ti lascia disorientato e perplesso, perché ti tiene sospeso in un tempo indefinito e sfuggente. Eppure ti affascina. Complici il cielo burrascoso e la scarsissima popolazione, che si rispecchia nelle rare macchine che si incrociano lungo la strada. E il verde: dominante,  cangiante,  quasi sfacciato nella sua insistenza a riproporsi curva dopo curva, chilometro dopo chilometro (ce ne sono più di 80 dal confine bulgaro a Niš). Non posso non pensare all'abbinamento scontato: verde = speranza. Perché non è affatto scontato qui,  in un Paese che ancora porta ferite aperte e dolorose, che ancora rimane ai margini di un'Europa che lo attrae e lo respinge, da cui si sente attratto e di cui insieme non riesce a non diffidare.
Sono qui per la seconda volta nella mia vita. Ci venni in un viaggio, un anno fa, durante il quale mi fu subito chiaro che l'ultima cosa che potevo fare era giudicare. Avevo incontrato voci diverse e contrapposte: serbi e albanesi del Kossovo,  monaci ortodossi e musulmani eterodossi, costruttori di riconciliazione e nazionalisti arrabbiati,  dell' una e dell' altra parte. Ma soprattutto avevo incontrato una bellezza struggente, quella dei monasteri e di una storia che lì si fa palpabile, fino a trasudare dagli affreschi: storie di dominazione, di sconfitte e di battaglie, di orgoglio e di sofferenze, di pazienza e di rivolta.  Dove insieme alla certezza che diventa necessario guardare al futuro - e a un presente dove può accadere ciò che questo futuro rende plausibile - ti rimane comunque una nostalgia che ti prende alla gola, perché ti obbliga a chiederti con quale sguardo guardino questi luoghi e questa gente Cristo, la Sua Madre Vergine e gli innumerevoli Santi che ti chiamano dalle pareti affrescate, quasi sfidandoti a osare uno sguardo superficiale e distratto, da occidentale qual sei. Lo avevo colto - rozzamente,  nebulosamente - un anno fa, ma ora lo struggimento è ancora più forte: arrivando qui mi sento subito come un traditore, poiché percepisco tutta la superficialità con cui in quest'anno ho mal custodito, riducendolo, il ricordo di questi luoghi, di quanti li abitano e delle domande che qui si palesano a partire da una realtà irriducibilmente drammatica: quella di una terra di martirio, di fede autentica ed eroica, ma anche di istinti e di durezze disumane, che sembrerebbe dar ragione alla domanda di chi ti chiede: ma a cosa serve la fede, se non a rendere meno umano l'uomo?
E forse non è un caso che io sia diretto proprio alla città natale di Costantino imperatore, forse colui che più di tutti, nella storia,  ha incarnato questo paradosso: essere stato i primo imperatore cristiano, aver dato ai cristiani e a tutti la libertà di professare la fede che ciascuno avesse scelto, e insieme essere stato battezzato solo in punto di morte,  da un vescovo eretico, ed avendo vissuto nella sua azione di governo il dramma della condanna a morte del figlio Crispo e della moglie Fausta. E non è cosa strana che la valutazione della sua figura abbia scatenato e ancora scateni le opposizioni più marcate e, non di rado, più animose. Perché il  giudizio che ciascuno formula su Costantino, è bene esserne consapevoli, è un giudizio che ne comprende necessariamente uno molto più ampio e radicale, che abbraccia l'intero agire di Dio nella storia. Guardando a Costantino, infatti, ciascuno deve decidere se accettare che Dio possa scegliere come strumento per l'attuarsi del Suo disegno di salvezza una persona "immorale" come lui, o piuttosto reclamare che il Signore debba attenersi a parametri meno scandalosi e più "politically correct"; e ancora: se il Battesimo ricevuto in punto di morte sia puro segno di un cinismo utilitaristico che rende Costantino indegno della salvezza, o se piuttosto anche per lui possa valere una promessa come quella fatta al buon Ladrone, e se il fatto di aver donato a tutti la libertà di professare la fede "che ciascuno avesse scelto", permettendo così la libera diffusione del vangelo, non possa essere paragonato al bicchiere d'acqua dato a uno dei piccoli "perché è di Cristo" a cui, secondo le parole di Cristo, non mancherà una ricompensa eterna.
La Chiesa ortodossa, che ha canonizzato Costantino, non vede in lui un santo per le sue vittorie in battaglia o per il semplice fatto di essere stato un imperatore cristiano, ma piuttosto per il suo essersi lasciato "afferrare da Cristo", come s. Paolo, e per aver mostrato con il suo esempio che il vangelo è strumento di salvezza anche per i sovrani: una prospettiva, a mio avviso, molto realistica ed evangelica e molto poco moralistica (come rischia talora di essere la nostra!).

Proprio per partecipare a un convegno su Costantino sono venuto in Serbia,  accettando l'invito di amici bulgari - accademici, docenti, ricercatori - che hanno particolarmente a cuore il fatto che la Serbia possa pienamente rientrare nel consorzio europeo, sotto tutti gli aspetti, superando gli empasse, le paure, le recriminazioni, le semplificazioni prodotte dai media o da una storiografia troppo superficiale o addomesticata. E certi che riannodare i rapporti tra la Serbia e l'Europa è un bene anche per il nostro vecchio continente.
Che questo sia il vero scopo del congresso internazionale, lo so capisce fin dalla sessione inaugurale. I rappresentanti della Chiesa Ortodossa, del governo centrale e locale, delle istituzioni accademiche, sottolineano il legame ideale con gli altri convegni costantiniani tenutisi in paesi di 4 continenti e dichiarano il desiderio e la volontà ferma che non mancasse a questo appuntamento della storia la città di Niš, e forte è l'attenzione della stampa (presente in forze) su questo tema. Ma si coglie palpabile la volontà di non parlare solo di Costantino, bensì di proporre tutti se stessi, di raccontare la propria identità,  forse perfino di rivendicare il proprio esserci. Così il sindaco di Niš dice testualmente: "Benvenuti! Ora potrete sperimentare la famosa ospitalità serba!"; ma ancora più impressionante è il fatto che il primissimo momento del convegno sia l'ingresso del coro della Metropolia di Niš, che canta in slavo antico un "Padre Nostro" dalla bellezza stupefacente e commovente.
Dopo le parole di apertura del convegno, ancora alla musica viene lasciato il posto. Il medesimo coro, non a caso, canta innanzitutto il Te Deum in paleoslavo, mostrando come questo inno di tradizione cristiana occidentale sia conosciuto e presente anche alla Chiesa serba; e prosegue con un canto che esprime l'amore dei Serbi per quello che viene definito nella presentazione come il "cuore spirituale" della loro nazione, ovvero la regione del Kossovo-Metohija, tristemente nota anche in Italia e ancora oggetto di contese e rivendicazioni. Anche con il canto, dicono, vogliono difendere e tener viva la memoria di questa terra amata.
Mentre il coro canta, c'è nel canto un mix indescrivibile di emozioni da cui è impossibile non lasciarsi investire: struggimento,  tristezza, ma anche rabbia, forza e rassegnazione a una lotta troppo impari. Infine, una giovane coppia di musicisti propone un canto d'amore del folklore serbo eseguito con fisarmonica e guzla, il tradizionale strumento balcanico a quattro corde che si suona con un archetto. Anche questa canzone è una sfida per l'ascoltatore, per l'intensità e il contrasto dei sentimenti che racconta. Ed è chiaro, ancora di più, che siamo qui in un mondo che porta in sé contraddizioni a non finire, ma dove certo non c'è alcun timore a mostrare le domande e le ferite, nel pullulare di vita che comunque si coglie ad ogni passo.
Sorge una domanda: cosa mi chiedi, Signore? Come e dove mi precedi in questa terra che Tu ami? Come stai accompagnando la vicenda degli uomini e donne che la abitano?

13 maggio 2013

Un nuovo file, per dire grazie

Dopo un periodo molto, molto intenso; alla vigilia di una serie di impegni in Italia e all'estero, ho la possibilità di postare una nuova omelia, quella dell'Ascensione, e di segnalarvi una sintesi della relazione su "Costantino in S. Ambrogio", che ho tenuto giovedì al Convegno internazionale tenutosi a Milano nella scorsa settimana.
Un augurio a tutti di buon cammino, in attesa della visita a Milano del Patriarca di Costantinopoli, Bartolomeo I: un dono di grazia, a cui non mancare di unirsi almeno nella preghiera...

Ecco il link all'articolo su Costantino:
http://www.ilsussidiario.net/News/Cultura/2013/5/11/COSTANTINO-La-lezione-di-Ambrogio-la-Croce-la-politica/392125/

Ed ecco la cartella con gli interventi di quest'anno:



29 aprile 2013

Un altro file

Ecco l'omelia di domenica 28 aprile (rito ambrosiano): https://www.box.com/s/qox00wac717a4ldfkagc
Buon cammino!
dfrancesco

16 aprile 2013

Due nuovi files

Nel box più sotto trovate due riflessioni:
- una parla del gesto delle dimissioni di papa Benedetto e dell'elezione di papa Francesco
- un altra costituisce una riflessione sulla fede tenuta a Gorla Maggiore in occasione dell'inaugurazione della mostra "Videro e credettero





30 marzo 2013

La forza del Risorto vince tutto!




Leggo ora il messaggio di Papa Francesco per l'ostensione straordinaria della Sindone, e ve lo propongo perché mi sembra il miglior modo di accogliere quest'anno il dono della Pasqua:


Cari fratelli e sorelle,
mi pongo anch’io con voi davanti alla sacra Sindone, e ringrazio il Signore che ci offre, con gli strumenti di oggi, questa possibilità.
Anche se avviene in questa forma, il nostro non è un semplice osservare, ma è un venerare, è uno sguardo di preghiera. Direi di più: è un lasciarsi guardare. Questo Volto ha gli occhi chiusi, è il volto di un defunto, eppure misteriosamente ci guarda, e nel silenzio ci parla. Come è possibile? Come mai il popolo fedele, come voi, vuole fermarsi davanti a questa Icona di un Uomo flagellato e crocifisso? Perché l’Uomo della Sindone ci invita a contemplare Gesù di Nazaret. Questa immagine – impressa nel telo – parla al nostro cuore e ci spinge a salire il Monte del Calvario, a guardare al legno della Croce, a immergerci nel silenzio eloquente dell’amore.
Lasciamoci dunque raggiungere da questo sguardo, che non cerca i nostri occhi ma il nostro cuore. Ascoltiamo ciò che vuole dirci, nel silenzio, oltrepassando la stessa morte. Attraverso la sacra Sindone ci giunge la Parola unica ed ultima di Dio: l’Amore fatto uomo, incarnato nella nostra storia; l’Amore misericordioso di Dio che ha preso su di sé tutto il male del mondo per liberarci dal suo dominio. Questo Volto sfigurato assomiglia a tanti volti di uomini e donne feriti da una vita non rispettosa della loro dignità, da guerre e violenze che colpiscono i più deboli… Eppure il Volto della Sindone comunica una grande pace; questo Corpo torturato esprime una sovrana maestà. È come se lasciasse trasparire un’energia contenuta ma potente, è come se ci dicesse: abbi fiducia, non perdere la speranza; la forza dell’amore di Dio, la forza del Risorto vince tutto.
Per questo, contemplando l’Uomo della Sindone, faccio mia, in questo momento, la preghiera che san Francesco d’Assisi pronunciò davanti al Crocifisso:

Altissimo e glorioso Dio,
illumina le tenebre del cuore mio.
E dammi fede retta, speranza certa, carità perfetta,
senno e conoscimento, Signore,
che faccia il tuo santo e verace comandamento. Amen".


Mi ha particolarmente colpito che il Papa ci abbia suggerito questa splendida preghiera di S. Francesco, che mi è molto cara fin dal giorno in cui un'amica suora Clarissa me la regalò, in occasione della mia ordinazione sacerdotale, scritta su una bellissima pergamena.
Mettersi davanti alla Croce, ci dice il Papa, significa non solo guardare, venerare, pregare, ma soprattutto lasciarci guardare. Questo è il punto fondamentale! Anche il Risorto si presenta ai suoi amici per guardarli negli occhi e annunciare loro la Pace e il dono dello Spirito Santo.
E anche Pietro, dopo essersi visto guardare dopo il suo rinnegamento, si è visto guardare negli occhi da Cristo, quando gli chiedeva "Simone, mi ami tu più di costoro?".
Lasciarci guardare da Cristo. Questo è il passaggio fondamentale per tornare ad essere uomini e donne lieti e sereni. Perché solo lo sguardo di Cristo ci restituisce a noi stessi, facendo piazza pulita di tutti gli altri sguardi che diamo o che cerchiamo... cerchiamo consenso, adulazione, plauso, oppure cerchiamo uno sguardo che ci autorizzi ad esistere, che riempia qualcosa del vuoto enorme che sentiamo dentro perché non ci stimiamo...
O, ancora, quando siamo noi a guardare, il nostro sguardo è spesso interessato, manipolatore, oppure vuole celare qualcosa, vuol vedere ma non lasciarsi guardare...
E quante volte, anche negli sguardi d'amore che abbiamo per le persone a noi più care, sentiamo come il tarlo di parole non dette, di perdoni non concessi, di verità taciute, di paure inesprimibili... che velano e offuscano gli sguardi che diamo e che riceviamo.
Solo Cristo ha per noi uno sguardo completamente limpido. Di Uno che non ha bisogno di ignorare nulla di noi per poter continuare ad amarci; di Uno che non deve nasconderci niente di noi per timore che non possiamo sopportarlo, ma che ci invita a guardarci dentro insieme con Lui, perché Lui ci conosce già per intero e, nonostante questo (diremmo noi!), non smette di amarci, anzi: ci ama ancor di più per le ferite che vede dentro di noi e che vuole guarire.
Questo è il modo in cui la Pasqua di Cristo ci raggiunge: un Volto Santo, che ci guarda con indicibile tenerezza, e che insieme ha la pretesa di essere lo sguardo della Verità ultima e definitiva su di noi.
Per questo, con san Francesco e con papa Francesco preghiamo chiedendo: Signore, "illumina le tenebre de lo core mio", insegnami tu senno e conoscimento, insegnami a guardare tutta la realtà come la guardi Tu!
Questa illuminazione sarà la nostra Pasqua, nella gioia di saperci guardati e di ricevere così la possibilità di guardare, come dice il Salmo 35: "Alla tua luce, Signore, vediamo la luce"!
Buona Pasqua!
don Francesco

PS: qui sotto trovate le ultime omelie, comprese quella delle Palme e di Pasqua








05 marzo 2013

Pregare per la Chiesa, certi della Presenza di Cristo

Care amiche, cari amici,
questi giorni di attesa sono segnati dalla necessità di meglio comprendere quale segno sia per noi ciò che ci ha offerto Benedetto XVI, ora Sommo Pontefice emerito.
Una riflessione a partire dal testo della sua ultima udienza generale, in dialogo con alcuni amici di Milano, nel file audio qui sotto.
Buon cammino.

https://www.box.com/s/5j4eybzrmiqazjeq9fym

27 febbraio 2013

Il cammino di Quaresima: per la certezza su Cristo!

In questi giorni è impressionante il modo in cui il Santo Padre ci sta mostrando come Cristo sia davvero una Presenza viva e un'esperienza concreta per chi Lo segue. Tanto concreta da determinare le scelte della vita, con una chiarezza e limpidezza cui non eravamo più abituati.
Sentire il Papa dire che ha preso la sua decisione davanti a Cristo, in un dialogo reale con Lui; che Cristo gli chiede di seguirLo sul monte e di servire la Sua Sposa - la Chiesa - nella preghiera e nel silenzio: ecco che d'un tratto riconosciamo che Cristo davvero entra in dialogo con quest'uomo, e allo stesso modo con ogni uomo che Lo cerca con cuore sincero.
Quanto bene ci fa il Papa con questa testimonianza. 
Perché una simile intimità con Cristo, una simile possibilità di "parlare Cristo" (come diceva S. Ambrogio) con la nostra vita di uomini è una reale possibilità offerta a tutti noi! Per tutti noi è disponibile una esperienza come quella del Papa, e Cristo la desidera per ciascuno di noi.
Ecco qual è la concreta possibilità di stare davanti a tutte le circostanze che si affastellano in questi giorni: la certezza che Cristo abita la realtà e opera in essa. E dunque il nostro compito è quello di vedere dove agisce per seguirLo.

Nel box trovate il ritiro di Quaresima che ho predicato sabato 23, e insieme un file con i testi che vengono richiamati. Buona Quaresima.


11 febbraio 2013

Un dono di amore a Cristo!

Carissime e carissimi, proprio con questo gesto il Papa ci ama più di quanto avremmo mai immaginato. Ci mette davanti agli occhi la sua esistenza che è certissima della presenza di Cristo e del fatto che a nulla e nessuno fuorché Lui il cristiano è attaccato.
Ci chiede di essere certi e credenti comee lui.   E umilmente certi dell'amore di Cristo come lui. Preghiamo con lui e per lui. Dfrancesco


OGGI 11 FEBBRAIO ALLE ORE 17.45 NELLA CHIESA DEL SANTO SEPOLCRO A MILANO CELEBRO LA S. MESSA PER IL PAPA E PER LA CHIESA. CHI VUOLE UNIRSI ALLA PREGHIERA È BENVENUTO!

29 gennaio 2013

Due incontri importanti

Segnalo a tutti due incontri importanti nei prossimi giorni!


Mercoledì 30 gennaio ore 17
Università Cattolica - Largo Gemelli
Aula Card. Ferrari G126
(per gli universitari)

INCONTRO CON PADRE ROMANO SCALFI
"Russia Cristiana", l'ecumenismo, 
la ricchezza della tradizione liturgica dell'Oriente Cristiano

-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-.-

MARTEDI' 5 FEBBRAIO
ORE 18
CHIESA DI S. MAURIZIO AL MONASTERO MAGGIORE
(corso Magenta, angolo con S. Agnese)

CELEBRAZIONE DELLA DIVINA LITURGIA
in Rito Bizantino-Slavo
CON IL CORO DI RUSSIA CRISTIANA
(partecipazione libera per tutti)


28 gennaio 2013

Videro e credettero - una mostra da vedere!

Vi propongo il servizio di Teleunica sulla mostra "Videro e credettero". Vi si trova anche una intervista al sottoscritto.






23 gennaio 2013

Domenica 27 Divina Liturgia con diretta su Rete4


Carissime e carissimi,

questa domenica chi lo desidera avrà la possibilità di vederci su Rete 4 nella celebrazione della Divina Liturgia. Ecco le informazioni e il senso di questa proposta: 

In occasione della Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani, domenica 27 gennaio, alle h. 9.30, sarà celebrata la Divina liturgia in rito bizantino-slavo, promossa dall'Associazione Russia Cristiana, nella chiesa di SANT'INVENZIO a GAGGIANO, in via Gozzadini.
La liturgia, che verrà accompagnata dal Coro di Russia Cristiana, sarà trasmessa in diretta su “Rete 4”.

Questa celebrazione ha un profondo significato ecumenico, perché aiuta i cristiani occidentali a riscoprire il tesoro comune della tradizione ecclesiale, oltre ad essere un gesto di memoria e di comunione con la Chiesa d'Oriente.

Il tema di meditazione per la Settimana di preghiera per l'unità del 2013, preso dal profeta Michea, “Che cosa esige Dio da noi?”, ci richiama a «impegnarci con decisione verso l’unità visibile tra tutti i cristiani», come ha ricordato il Papa nell’Angelus di domenica 22 gennaio, per rispondere al comandamento lasciatoci da Cristo e "sanare una delle colpe più gravi che deturpano il volto della Chiesa", contribuendo così a salvare il mondo dallo scetticismo, dal caos e dalla disperazione in cui versa.

Il calendario completo delle liturgie in rito bizantino-slavo proposte da Russia Cristiana è disponibile sul sito www.russiacristiana.org.

21 gennaio 2013

Files 2013

Ho raccolto in una nuova cartella (aggiungendovi una omelia della settimana scorsa, durante una Divina Liturgia a Romano Banco di Buccinasco) gli interventi del 2013 in file audio. Trovate qui sotto il box.
Buon cammino.


15 gennaio 2013

Tre files nuovi

Solo per segnalare che nel box sottoriportato ho messo nuovi files audio con le riflessioni della domenica 23, del giorno di Natale, dell'Epifania e del Battesimo di Gesù.
Buon cammino!

09 gennaio 2013

Settimana di preghiera per l'unità dei Cristiani, settimane di celebrazioni in Rito Bizantino-Slavo

Carissime amiche e carissimi amici,
Vi segnalo di seguito le date e i luoghi in cui l'Associazione Russia Cristiana celebrerà la Divina Liturgia nei mesi di gennaio e febbraio.
A queste liturgie sarò sovente presente anch'io (ho messo l'asterisco in questo caso).
Mi sembra una splendida occasione per una preghiera insieme e per gustare la bellezza del Rito Bizantino.
Oltre a questo, incollo qua sotto una bellissima lettera che p. Romano Scalfi, fondatore e guida spirituale di Russia Cristiana, ha scritto in occasione della Settimana di preghiera per l'unità dei Cristiani (18-25 gennaio). Mi sembra una lettera da meditare e che illumina il senso dell'impegno ecumenico.
Nel post precedente, infine, trovate l'omelia dell'Epifania e la terza conversazione sulla Divina Liturgia.
Buon cammino!
don Francesco


 “Che cosa esige Dio da noi” (Michea)

Il tema di meditazione per la Settimana dell’unità del 2013 è stato scelto dal profeta Michea. “Che cosa esige Dio da noi?”. Fra le cose che il Signore ci domanda c’è certamente l’unità dei cristiani nel suo nome: “Che siano una sola cosa perché il mondo creda”. E’ un richiamo che vale per tutti i tempi e tutte le situazioni, ma urge particolarmente oggi nel clima di una cultura dove domina un relativismo disgregante che tende a rendere disumana la società. Particolarmente oggi ci rendiamo conto dell’insufficienza di ogni ragionamento; le prediche, come l’educazione familiare , sono sempre meno incidenti. Sono particolarmente attuali le parole che ci provengono dalla tradizione orientale: “La verità non si dimostra, ma si mostra”. I cristiani, poco o tanti che siano, sono soprattutto oggi chiamati a dar “spettacolo” di unità, anche per salvare il mondo dallo scetticismo, dal caos e dalla disperazione.
L’unità, come ogni cosa buona e sana, parte sempre dal basso, o meglio dal profondo, dal cuore dell’uomo, dalla mia responsabilità. Non crediamo in tecniche inventate con disinvoltura dall’alto che sostituiscono all’esperienza di unità discorsi semplicemente razionali. La tecnica moderna ha certamente avvicinato gli uomini e creato possibilità di contatti che un secolo fa sembravano impossibili, ma le persone oggi più che mai vivono il travaglio della solitudine e della separazione.
L’esperienza del samizdat ha dimostrato che una società si può cambiare in meglio senza ottenere il permesso dagli uomini che detengono il potere, senza usare violenza, senza illudersi, ma semplicemente vivendo la verità della persona umana che nasconde un potenziale immenso. “Vivere nella verità” , aveva detto Havel è il fondamento per cambiare il mondo.
Il fondamento dell’ecumenismo, la sua prima verità consiste nel riconoscere con semplicità e ardore quell’unità che ha instaurato Cristo venendo a vivere su questa terra. Io, in prima persona sono chiamato a credere e vivere quell’unità che Cristo mi ha regalato e costituisce la mia identità. “Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me”. Questa unità divinizzante non si capisce con la ragione, ma si alimenta con l’amore. Si tratta semplicemente di spalancare il cuore a Colui che ci ha amati, e ci ama, per primo; intravvedere il suo volto in ogni aspetto della realtà che Lui ha trasfigurato co la sua Nascita.
Uniti a Cristo siamo trasferiti nella sua vita trinitaria dove troviamo, uniti dall’amore divino, tutti i fratelli cristiani.
Creati ad immagine e somiglianza di Dio, che è relazione d’amore di Tre Persone, portiamo nella profonda esigenza della nostra personalità l’aspirazione a creare con altre persone un rapporto d’amore. Con la nascita di Cristo questa esigenza di rapporto affettuoso si trasforma in “divinizzazione” con Cristo (Theosis, come la chiamano i Padri della Chiesa). Questa si compie misticamente nel cuore del cristiano che si apre alla fede e si esprime visibilmente nella Chiesa, che ha nell’Eucarestia l’espressione più alta dell’Unità divino-umana.
Sia nella Chiesa ortodossa russa, come nella Chiesa ortodossa greca si sta rilanciando un ecumenismo eucaristico dal quale fioriscono comunità che fanno esperienza della “bellezza” di vivere insieme con Cristo.
Florenskij “La verità quando si esprime diventa amore e l’amore matura in bellezza”. A salvare l’Europa aveva profetizzato Toniolo, saranno comunità di santi. Comunità belle, come dice la tradizione bizantina: il santo più che buono è bello, perché solo nella bellezza di vivere in comunione con Cristo rinasce il gusto affascinante della vita.

padre Romano Scalfi





Calendario Divine Liturgie 2013 - Russia Cristiana
Venerdì 11 Gennaio ore 20.30 - Merone - Parrocchiale - Via Andrea Appiani 25
Domenica 13 Gennaio 2013 ore 18 - Mariano Comense - Parrocchia Sacro Cuore - Via Sant'Ambrogio 38*
Martedì 15 gennaio 2013 ore 21 - Romano Banco; Chiesa sei SS Protaso e Gervaso in Santa Maria Assunta - Via Roma 5*
Giovedì 17 Gennaio 2013 ore 21 - Laveno Mombello - Frazione Ponte - Parrocchia di Santa Mauria Ausiliatrice
Venerdì 18 Gennaio 2013 ore 20.30 - Olgiate Olona Parrocchia di Santi Stefano e Lorenzo -Piazza Santo Stefano 8
Domenica 20 gennaio 2013 ore 10 - Ravenna San Vitale
Lunedì 21 gennaio 2013 ore 18.30 - Parrocchia di San Michele Arcangelo in Viale Monza 224 (fermata MM1 PRECOTTO)
Martedì 22 gennaio 2013 ore 21 - Cuggiono - Basilica San Giorgio - Piazza San Giorgio*
Mercoledì 23 gennaio 2013 ore 21 - Bernareggio frazione di Sulbiate - Parrocchia S.Antonino martire - piazza Giovanni XXIII, 11*
Giovedì 24 gennaio 2013 ore 20.30 - Robecchetto con Induno - Parrocchiale S.Maria delle Grazie - Via IV Novembre, 10*
Venerdì 25 gennaio 2013 ore 20.30 - San Pellegrino Terme - Parrocchiale - Piazza San Francesco d'Assisi, 20
Sabato 26 Gennaio 2013 ore 18.00 - Moncalieri - Collegiata - Via Principessa Maria Clotilde, 3*
Domenica 27 Gennaio 2013 ore 9.30 - Divina Liturgia con ripresa RETE4 SANT'INVENZIO GAGGIANO Via Gozzadini*
Domenica 27 Gennaio 2013 ore 17.30 - Milano zona Comasina Parrocchia di San Bernardo - piazza Gasparri Pietro*
Martedì 29 Gennaio 2013 ore 21 - Milano Parrocchia di Santa Rita alla Barona*
Venerdì 1 Febbraio 2013 ore 20.30 - Cusano Milanino Parrocchia Regina Pacis via Lauro 1 (ingresso da Via Buffoli)*
Sabato 2 Febbraio 2013 ore 16 - Milano - Parrocchia San Nabore e Felice - Piazza Perrucchetti
Domenica 3 Febbraio 2013 ore 10.30 - Divina Liturgia a Asola - Cattedrale*
Martedì 5 Febbraio 2013 ore 18 - Milano - San Maurizio - corso Magenta*
Sabato 9 Febbraio 2013 ore 17 - Ospedale di Sesto San Giovanni Via Matteotti 83*
Domenica 24 Febbraio 2013 ore 10 - Divina Liturgia Bellizona Parrocchia di San Biagio - zona Ravecchia via Corvetto 5*