una "strada virtuale" per camminare insieme, tenuta da un prete milanese di (40) (41) (42) (43) (44) (45) (46) 47 anni, sempre più felice della sua scelta di vita (che è poi il dono di un incontro e di una chiamata!) e di tutto ciò che essa comporta, tra cui in particolare la compagnia di tanti, tanti amici!

22 settembre 2012

La fede di Pietro, un dono per noi, anche oggi

Una conferenza di ca. un'ora sulla fede di Pietro, con una panoramica della sua vita e del suo attaccamento al Signore Gesù. Ecco qui sotto il link. La trovate in due versioni diverse, anche se con molta contiguità nei contenuti.
Buon cammino.
dfrancesco


21 settembre 2012

Nuova omelia!


Carissime/i,
la "ripresa" autunnale è iniziata.Vorrei condividere con voi questa omelia risalente a ieri sera.

Ecco quali erano  le letture:

PRIMA LETTURA (1Cor 12,31- 13,13)
Rimangono la fede, la speranza, la carità; ma la più grande di tutte è la carità.
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
Fratelli, desiderate invece intensamente i carismi più grandi. E allora, vi mostro la via più sublime.
Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita.
E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi la carità, non sarei nulla.
E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo per averne vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe.
La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d'orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.
La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno, il dono delle lingue cesserà e la conoscenza svanirà. Infatti, in modo imperfetto noi conosciamo e in modo imperfetto profetizziamo. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà. Quand'ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino. Divenuto uomo, ho eliminato ciò che è da bambino.
Adesso noi vediamo in modo confuso, come in uno specchio; allora invece vedremo faccia a faccia. Adesso conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch'io sono conosciuto. Ora dunque rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità. Ma la più grande di tutte è la carità!
Parola di Dio.

SALMO RESPONSORIALE (Dal Salmo 32)
R. Beato il popolo scelto dal Signore.
Lodate il Signore con la cetra,
con l'arpa a dieci corde a lui cantate.
Cantate al Signore un canto nuovo,
con arte suonate la cetra e acclamate. R.
Perché retta è la parola del Signore
e fedele ogni sua opera.
Egli ama la giustizia e il diritto,
dell'amore del Signore è piena la terra. R.
Beata la nazione che ha il Signore come Dio,
il popolo che si è scelto come sua eredità.
Su di noi sia il tuo amore, Signore,
come da te noi speriamo. R.

CANTO AL VANGELO (cf. Gv 6,63c.68c)
R. Alleluia, alleluia.
Le tue parole, Signore, sono spirito e sono vita:
tu hai parole di vita eterna.
ma ascoltate la voce del Signore.
R. Alleluia.

VANGELO (Lc 7,31-35)
Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto.
Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, il Signore disse: "A chi posso paragonare la gente di questa generazione? A chi è simile? È simile a bambini che, seduti in piazza, gridano gli uni agli altri così: "Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato, abbiamo cantato un lamento e non avete pianto!".
È venuto infatti Giovanni il Battista, che non mangia pane e non beve vino, e voi dite: "È indemoniato". È venuto il Figlio dell'uomo, che mangia e beve, e voi dite: "Ecco un mangione e un beone, un amico di pubblicani e di peccatori!".
Ma la Sapienza è stata riconosciuta giusta da tutti i suoi figli".
Parola del Signore.

Un caro saluto e Buon cammino!

04 settembre 2012

Se vi interessa l'imperatore Costantino...

Sembra una vicenda antica di 1700 anni, quella dell'imperatore Costantino e dell'editto di Milano con il quale nel 313 venne concesso a tutti gli abitanti dell'Impero romano di seguire ciascuno la religione che avesse voluto...
Eppure su questa vicenda e sul sovrano che ne fu protagonista si scatenano ancora oggi dibattiti che non sono solo discussioni accademiche tra studiosi, ma veri e propri scontri tra posizioni che toccano questioni estremamente attuali: il rapporto tra la persona e la libertà religiosa, tra il potere legislativo degli stati e l'esercizio del diritto a professare la propria fede... senza dimenticare che la figura stessa di Costantino viene da un lato considerata santa dalla Chiesa Ortodossa, mentre in Occidente si trova sovente accusata di essere responsabile della degradazione del Cristianesimo da novità rivoluzionaria a religione di stato.
Nel mese di agosto sono stato invitato a partecipare a un dibattito su questo tema al Meeting di Rimini, in previsione del diciassettesimo centenario dell'Editto di Costantino, che cadrà appunto il prossimo anno.
Vi offro il video dell'incontro (al quale parteciparono più di mille persone), sperando che possa essere interessante e utile almeno per qualcuno.


don Francesco.




03 settembre 2012

Una riflessione per gli sposi... e forse non solo



Due amici mi hanno chiesto degli auguri per il loro matrimonio.
Forse queste righe possono offrire qualche spunto anche ad altri...
Buona settimana.
don francesco


Il Matrimonio è il dono più grande e insieme più ambiguo che due persone possono farsi.
Il dono più grande: perché nulla di quanto stia sulla terra è capace di risvegliare tutte le energie, le capacità, la volontà il coraggio e insieme la bellezza, la poesia, la fantasia, la creatività di una persona, più della scoperta di una persona da amare e da cui lasciarsi amare. Ad altre cose ci si può magari appassionare, ma in esse manca quella promessa di futuro e di fecondità che si coglie immediatamente nel momento in cui si desidera e si decide di giocare tutta la propria vita insieme ad un'altra persona.
Ma è anche il dono più ambiguo, perché contiene in sé il più tragico dei potenziali inganni, reso ancor più pericoloso dal fatto che da una grande quantità di coppie questo inganno non viene nemmeno immaginato o, peggio, viene ritenuto sacrosanta verità. E quest'inganno sta nel pensiero di potersi bastare. Di pensare che "io sono tutto per te e tu per me", che "io posso rendere la tua vita felice e tu la mia". Inganno tragico, perché basato sulla dimenticanza di quanto effimera sia la nostra vita. E sulla presunzione di non riconoscere che siamo veri e onesti con noi stessi e con la realtà, quando riconosciamo che non ci siamo fatti da noi, e che quindi la nostra più vera situazione è quella della "dipendenza" da qualcun Altro.
Cosa possono dirsi, allora, in tutta verità, due sposi? Che l'unione delle loro vite è l'unione di due persone in cammino verso un Mistero che solo è la loro gioia vera, la loro meta, il loro destino.
E che è anche quel Mistero da cui sono venuti, perché è per un atto unico, per un pensiero specifico ed irripetibile di Dio, che ogni essere umano inizia ad esistere, quando la sua anima viene creata.
C'è minorità, un eterna condizione di sudditi, l'impossibilità di una realizzazione piena ed adulta in questa verità? Siamo destinati a rimanere eternamente irresponsabili di noi stessi?
Per nulla! Tutt'altro!
Il fatto che nessuno di noi possa dire "mi sono fatto da me", che il primo dato di onestà con se stessi, con la realtà e con gli altri sia riconoscere che un Altro mi ha voluto, è principio della più grande dignità della persona. Perché se Uno mi ha voluto, il fatto che ogni mattina io apra gli occhi significa che continua a volermi e ad amarmi, nonostante quello che sono e senza lasciarsi condizionare da quello che faccio: due fattori che spesso - devo ammetterlo - mi rendono insopportabile a me stesso. Ma non a Lui.
E quando scopro che il Mistero si è fatto carne, ed è venuto ad abitare tra noi, e ha condiviso e preso a cuore la gioia di due sposi a Cana, allora non posso che desiderare per me e per la persona che amo un'umanità così, uno sguardo così.
"Io vorrei volerti bene come ti ama Dio". Questo si dicono e implorano due sposi che davanti all'altare di Cristo chiedono di essere benedetti.
Riconoscendo che è da Lui, solo da Lui che possiamo imparare la misura dell'Amore.
E che questa stessa misura è il dono più grande che Anna e Marco potranno fare anche ai loro figli.
Auguri di cuore.
A voi e anche a quelle coppie che ancora non hanno scoperto che questa è la misura dell'Amore. Siatene testimoni in loro favore!