una "strada virtuale" per camminare insieme, tenuta da un prete milanese di (40) (41) (42) (43) (44) (45) (46) 47 anni, sempre più felice della sua scelta di vita (che è poi il dono di un incontro e di una chiamata!) e di tutto ciò che essa comporta, tra cui in particolare la compagnia di tanti, tanti amici!

23 gennaio 2012

due omelie

Trovate nel box più sotto le omelie delle ultime due domeniche.
dfrancesco

11 gennaio 2012

Le prime omelie del 2012

Carissimi,
ecco il box con le prime omelie del 2012. E' un anno che si preannuncia davvero pieno di occasioni buone di condivisione. E che è abitato dal Signore, nonostante quello che noi possiamo pensare.
Buon anno!
dfrancesco


01 gennaio 2012

Buon tempo "abitato" dal Signore!


La ruota della vita - affresco di Z. Zograf (Bulgaria)


1.01.2012 -
MARIA SANTISSIMA MADRE DI DIO

1. Non c'è, nel rito ambrosiano e in quello romano, una liturgia speciale per la fine dell'anno (a parte l'inno Te Deum, che però viene cantato in tutte le feste nella Liturgia delle Ore), che preveda in particolare letture diverse da quelle del 1° gennaio, giorno in cui si celebra per il rito Ambrosiano l'Ottava del Natale nella circoncisione del Signore e per il rito Romano la solennità di Maria Santissima Madre di Dio. E le letture del rito romano sono quelle che trovate più sotto (il rito ambrosiano ha un'epistola differente e il vangelo è limitato ai vv. 18-21).
A ben riflettere, non è senza significato questa comunanza di letture: noi cristiani, infatti, non abbiamo bisogno di "riti propiziatori" che favoriscano l'arrivo di una "buona sorte", né dobbiamo "scacciare via" una malasorte che ci sia toccata nell'anno che si chiude! E dunque in nessun modo possiamo attribuire un significato "magico" alle celebrazioni eucaristiche del 31 dicembre e del 1° gennaio.

2. Piuttosto, sia la fine che l'inizio di un anno sono sotto il segno della Benedizione divina. Una benedizione che le letture ci offrono insieme come un dono di Dio e un desiderio dell'uomo, una iniziativa dell'Altissimo e una sete di senso da parte dei suoi figli. E questa benedizione viene significata - nella prima lettura e nel salmo - dalla duplice invocazione perché Dio faccia risplendere su di noi il Suo volto, e perché si conosca la Sua via tra le genti della terra.
Sono proprio questi due doni il senso della benedizione, di ciò che rende un tempo "bene-detto", ovvero colmo di un senso, positivo, non illogico. In definitiva, si tratta del riconoscimento della presenza di Dio nella realtà.

3. La "via di Dio" sulla terra ha un nome preciso: Cristo Gesù Signore. La Sua Presenza riscatta in modo evidente - come ci ricorda Paolo - la nostra vita dalla "male-dizione" di sentirsi (ed essere)  schiava (di circostanze esterne di potere, di relazioni malate, di condizioni economiche avverse sia nella ristrettezza che nella troppa abbondanza; ma anche di fattori interni all'uomo: l'ostinata ideologia, la chiusura pregiudiziale di fronte a una realtà che chiede di essere compresa con una "ragione allargata" che è ben più del razionalismo e del positivismo - e delle loro versioni più degradate - che spopolano nel senso comune, la ricerca solo di ciò che è superficiale e sensuale), perché l'Incarnazione di Cristo corrisponde in modo pieno a quel desiderio del cuore che ultimamante anela a poter dire un "tu" (con tutto lo stupore e la familiarità dell'"Abbà") al proprio Creatore, così da riconoscersi accolto e accompagnato e non gettato in un mondo vuoto di senso.

4. E questa familiarità con il Mistero di Dio è possibile perché Cristo ha abitato e conosce e comprende ed è presente a tutto della nostra vita di uomini: la povertà, la precarietà, la soggezione a leggi pur imperfette destinate a cadere; ma conosce e comprende anche l''affetto di una madre, la cura di un padre, e quanto siano essenziali alla vita umana...

5. A partire da qui, da questa consapevolezza della Presenza di Cristo nella realtà, ci viene offerto e ricordato ogni anno - ma anche ogni giorno, in ogni Eucaristia celebrata! - da dove può partire uno sguardo nuovo e liberato su di noi, sulla nostra famiglia, sui nostri figli e i nostri amici; persino su quelli che non ci amano e che facciamo fatica ad amare.
Dal riaccadere ogni anno, dal riproporsi del Natale di Cristo nasce in noi la certezzza di un cammino non solo possibile, ma continuamente colmato (e di questo, sì, vale davvero la pena fare memoria!) di quei gesti, accadimenti, pensieri che non nascono da noi ed esprimono la tenerissima preferenza che Dio ha per ciascuno dei Suoi figli. E questa preferenza ci è data nello sperimentare - ben oltre la nostra pochezza - lo stupore di vederci accompagnati da amici, fratelli e sorelle in una capacità di farci compagnia meglio e più di quanto sapremmo fare noi, con le nostre idiosincrasie e le nostre durezze di cuore. Ed è come un sigillo della presenza del Signore quando ci è dato di riconoscere che persino gli imprevisti, i cambiamenti inattesi, le soprese, sono non opera di un caso cieco, ma segno del Suo abitare - per cambiarla prendendo l'iniziativa - la nostra realtà quotidiana.

Che questo si avveri anche per te, per la tua famiglia, per le persone a te più care: ecco il mio augurio per questo 2012. Perché non potremmo davvero accontentarci di qualcosa di meno!

dfrancesco


Prima lettura (Nm 6, 22-27)
Dal libro dei Numeri
Il Signore parlò a Mosè e disse: «Parla ad Aronne e ai suoi figli dicendo: “Così benedirete gli Israeliti: direte loro: Ti benedica il Signore / e ti custodisca. / Il Signore faccia risplendere per te il suo volto / e ti faccia grazia. / Il Signore rivolga a te il suo volto / e ti conceda pace”. Così porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò». Parola di Dio

Salmo responsoriale (Sal 66): Rit.: Dio abbia pietà di noi e ci benedica.

Dio abbia pietà di noi e ci benedica,
su di noi faccia splendere il suo volto;
perché si conosca sulla terra la tua via,
la tua salvezza fra tutte le genti. Rit.

Gioiscano le nazioni e si rallegrino,
perché tu giudichi i popoli con rettitudine,
governi le nazioni sulla terra. Rit.

Ti lodino i popoli, o Dio,
ti lodino i popoli tutti.
Ci benedica Dio e lo temano
tutti i confini della terra. Rit.

Seconda lettura (Gal 4,4-7)
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Galati
Fratelli, quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli. E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio mandò nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio, il quale grida: Abbà! Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio e, se figlio, sei anche erede per grazia di Dio. Parola di Dio

Vangelo (Lc 2,16-21)
+ Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore. I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro. Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo. Parola del Signore