una "strada virtuale" per camminare insieme, tenuta da un prete milanese di (40) (41) (42) (43) (44) (45) (46) 47 anni, sempre più felice della sua scelta di vita (che è poi il dono di un incontro e di una chiamata!) e di tutto ciò che essa comporta, tra cui in particolare la compagnia di tanti, tanti amici!

29 dicembre 2011

Una nascita che non è un mito!


Mi sono oggi imbattuto - tra le letture del Breviario - in questa autentica "perla" di un grande santo e difensore della fede: S. Atanasio di Alessandria, la cui vicenda drammatica (fu sette volte esiliato da diversi imperatori per la sua affermazione della fede nella divinità di Cristo) è affascinante per come anche nell'esilio (dall'Egitto arrivò fino a Treviri, l'attuale Trier in Germania, passando per Roma e forse per Milano) seppe portare testimonianza e confermare le comunità cristiane.
In questa lettera, Atanasio difende la realtà dell'Incarnazione contro ogni mitologizzazione, e descrive con grandissima delicatezza la scena dell'Annunciazione come la "porta" della nostra salvezza grazie a un Dio che vuole prendere da noi ciò che è malato e segnato dal peccato per offrirlo in se stesso come sacrificio di purificazione, prendendo su di sé le conseguenze del nostro peccato, per donarci in cambio il "suo" (l'unico vero!) modo di essere uomini, nella piena comunione con il Padre.
Non ho potuto fare a meno di offrire a tutti voi questo passo, nella speranza che sia di consolazione e di gioia nel riconoscere come la realtà dell'Incarnazione è per noi, oggi, il principio da cui leggere la realtà, che proprio perché custodisce questa Presenza è irriducibilmente positiva, poiché porta in sé un principio di interpretazione che va oltre la nostra pochezza.
Buona continuazione del Natale!


S. Atanasio, dalle “Lettere” (a Epitteto, 5-9, PG 26, 1058.1062-1066)

Il Verbo di Dio, come dice l'Apostolo, "della stirpe di Abramo si prende cura. Perciò doveva rendersi in tutto simile ai fratelli" (Eb 2,16-17) e prendere un corpo simile al nostro. Per questo Maria ebbe la sua esistenza nel mondo, perché da lei Cristo prendesse questo corpo e lo offrisse, in quanto suo, per noi.
Perciò la Scrittura quando parla della nascita del Cristo dice: "Lo avvolse in fasce" (Lc 2,7). Per questo ha detto beato il seno da cui prese il latte. Quando la madre diede alla luce il Salvatore egli fu offerto in sacrificio.
Gabriele aveva dato l'annunzio a Maria con cautela e delicatezza. Però non le disse semplicemente: colui che nascerà in te, perché non si pensasse a un corpo estraneo a lei, ma: da te (cf. Lc 1,35), perché si sapesse che colui che ella dava al mondo aveva origine proprio da lei.
Il Verbo, assunto in sé ciò che era nostro, lo offrì in sacrificio e lo distrusse con la morte. Poi rivestì noi della sua condizione, secondo quanto dice l'Apostolo: Bisogna che questo corpo corruttibile si vesta di incorruttibilità e che questo corpo mortale si vesta di immortalità (cf. 1Cor 15,53).
Tuttavia ciò non è certo un mito, come alcuni vanno dicendo. Lungi da noi un tale pensiero. Il nostro Salvatore fu veramente uomo e da ciò venne la salvezza di tutta l'umanità. In nessuna maniera la nostra salvezza si può dire fittizia. Egli salvò tutto l'uomo, corpo e anima. La salvezza si è realizzata nello stesso Verbo.
Veramente umana era la natura che nacque da Maria, secondo le Scritture, e reale, cioè umano, era il corpo del Signore; vero, perché del tutto identico al nostro: infatti Maria è nostra sorella poiché tutti abbiamo origine in Adamo.
Ciò che leggiamo in Giovanni “il Verbo si fece carne” (Gv 1,14), ha dunque questo significato, poiché si interpreta come altre parole simili.
Sta scritto infatti in Paolo: Cristo per noi divenne lui stesso maledizione (cf. Gal 3.13). L’uomo in questa intima unione del Verbo ricevette una ricchezza enorme: dalla condizione di mortalità divenne immortale; mentre era legato alla vita fisica, divenne partecipe dello Spirito; anche se fatto di terra, è entrato nel regno del cielo.
Benché il Verbo abbia preso un corpo mortale da Maria, la Trinità è rimasta in se stessa qual era, senza sorta di aggiunte o sottrazioni. È rimasta assoluta perfezione: Trinità e unica divinità. E così nella Chiesa si proclama un solo Dio nel Padre e nel Verbo.

22 dicembre 2011

Buon Natale del Signore!






Carissime amiche, carissimi amici,
quest'anno non poteva che essere così: gli auguri di Natale segnati da quanto di più bello mi sta accadendo, e cioè l'immersione progressiva - ma gioiosamente inesorabile! - nella cultura, nella spiritualità, nella letteratura, nella liturgia (insomma: nell'anima!) della grande e santa Madre Russia.
Non è solo un capriccio o una moda, ma un dono che mi è stato fatto e che si arricchisce e rinnova continuamente. E che spero arricchisca e rinnovi anche tutti voi!

Dio è la gloria dell'uomo e l'uomo è il ricettacolo dell'operazione di Dio e di tutta la sua sapienza e potenza. Come il medico dà prova di sé in coloro che sono malati, così Dio si manifesta negli uomini. Perciò appunto Paolo dice: «Dio ha racchiuso tutte le cose nell'incredulità per essere misericordioso con tutti». E questo lo diceva non degli angeli spirituali, ma dell'uomo che fu disobbediente a Dio e fu allontanato dall'immortalità, ma poi ottenne misericordia mediante il Figlio di Dio, ricevendo l'adozione a figlio che viene da lui. L’uomo, infatti, avendo, senza orgoglio e iattanza, una giusta concezione delle cose che sono state create e di colui che le ha create — che è il Dio più potente di tutte le cose e che a tutte le cose ha concesso di esistere — e rimanendo nel suo amore, nella sottomissione e nel ringraziamento, riceverà da lui una gloria maggiore, progredendo sino a divenire simile a Colui che è morto per lui.
S. Ireneo di Lione, Adversus Haereses (III, 20,2-3)




Il Natale del Signore ci doni quella libertà interiore
di cercare, seguire e amare il Bene che è Cristo
che è il tratto distintivo della vera umanità
e l’unico vero antidoto contro ogni potere idolatra,
dentro e fuori di noi.
E il cui frutto più bello è la pace del cuore
e tra gli uomini.



 E' questo l'augurio più sincero che voglio farti quest'anno. Lo faccio insieme a te e a me, perché il cammino della libertà non può mai essere dato per scontato o per terminato, e perché la nostra ragione continuamente corre il rischio di comprendersi come unica e sovrana interprete della realtà... ponendosi così in una condizione apertamente e tristemente irrazionale!
Perché il nostro cuore (che non è solo l'organo del sentimento, come ci insegna la Bibbia e ben ha compreso la tradizione spirituale russa!) sa benissimo quanto sia ragionevole riconoscere che non solo non ci siamo fatti da noi, ma che Colui che ci ha fatti, non ci abbandona nel cammino della Vita. E gli occhi vedono e riconoscono, in quanti da Lui si sono lasciati abitare e rendere fecondi, il Verbo della Vita, che è apparso e ha preso carne tra noi - come dice l'antico inno qui sopra riportato - proprio per sottrarci ad ogni schiavitù, passata, presente e futura! Ieri si chiamava "Augusto", oggi si chiama in mille altri modi: ma è già stato sconfitto il potere che non si sottomette a questo Bimbo! 
E così ci è dato un senso nuovo per la vita, come ci dice questo splendido brano di s. Bulgakov:

 Creato a immagine di Dio, destinato a essere deificato realizzando la somiglianza in se stesso, l'uomo si è allontanato da questa via. Ma colui che ha dato la sua immagine si è fatto uomo, nascendo dallo Spirito Santo e dalla Vergine Maria, passando oltre il concepimento carnale nel peccato: egli riunisce così in sé le nature divina e umana. È divenuto l'uomo Gesù, con la sua individualità propria, ma ha assunto tutta l'umanità attraverso questa natura, essendo il nuovo Adamo, l'uomo integrale, e le sue opere valgono per la condizione umana tutta intera. Nel corso della sua vita terrestre, egli ha manifestato l'uomo vero e perfetto, avendo fino alla fine, fino alla morte di Croce, obbedito alla volontà di Dio, alla quale ha reso conforme la sua volontà umana; egli ha così elevato la sua umanità alla dignità superiore dell'immortalità e della spiritualità...
Così, la salvezza universale consiste nella deificazione della natura umana, e la salvezza personale nell'assimilazione di questo dono attraverso l'ascesi personale, perché la deificazione non è un'azione fisica o magica esercitata sull'uomo: essa è un'opera di grazia interiore all'uomo, effettuata con la partecipazione della sua libertà e non al di fuori di lui. È la vita in Cristo realizzata dallo Spirito Santo... Questo sforzo deve mobilitare tutto l'uomo e non alcune delle sue parti soltanto: si compie attraverso l'evento elevato della fede, che certifica all'uomo la sua redenzione nel sangue di Cristo e la sua riconciliazione con Dio; si compie anche attraverso le opere, attraverso la vita, che è il frutto naturale della fede ed anche la sua via, la via della fede: "La fede senza le opere è morta". La fede e le opere rappresentano la parte che prende l'uomo alla sua propria edificazione per la potenza di Cristo; esse realizzano la somiglianza di Dio con la virtù della sua immagine di Dio restaurata, la quale è Cristo (S. Bulgakov [1871-1944], L’Ortodoxie. Essai sur la doctrine de l’Église, Lausanne 1980, 121-122).


Non ci resta allora che metterci in cammino, nuovamente, con gioia e fiducia! E lasciamoci spronare dalle parole splendide di una poetessa vivente, naturalmente russa!


Parola

E colui che ama sarà riamato.
Chi serve, sarà servito –
se non ora, un giorno che verrà.

Meglio per chi si riconosce grato,
e avendo servito, se ne va lieto,
senza Rachele, per verdi colline.

Ma tu, parola, vestito regale,
abito della lunga, breve pazienza,
più alto del cielo, più del sole allegro.

I nostri occhi non vedranno
il tuo colore innato,
l’ampio fruscio delle tue pieghe
non sentiranno le orecchie dell’uomo,

solo il cuore dirà tra se medesimo:
- Libere siete, e libere sarete,
e innanzi a schiavi non risponderete.

(Ol’ga Sedakova)


21 dicembre 2011

Tra poco nasce. Anzi: è già Dio-con-noi!

Sono, quelli di questa settimana, gli ultimi giorni prima del Natale. Normalmente concitati, nervosi, colmi di incombenze...
Quest'anno, però, in via Torino ci sono meno persone... ci sono negozi sfitti da mesi e continue offerte che facilmente tradiscono la difficoltà delle vendite.
Ma tutto questo sapore di crisi non basta per far sperare in una maggiore consapevolezza della fede. Anzi: diciamo pure apertamente che non è una prospettiva corretta e tantomeno appetibile quella di chi confida nei momenti di difficoltà delle persone per aspettarsi un "picco" favorevole alla fede e all'appartenenza ecclesiale. Non può, non deve essere così: un cristianesimo ridotto ad antidoto consolatorio per i momenti di crisi!
Piuttosto, il momento di crisi può aprirsi a una comprensione della realtà che finalmente ne "libera" i confini, restituendo alla nostra intelligenza la possibilità di guardare al reale cercando di riconoscere tutti gli elementi di umanità che lo abitano. E il primo "elemento di umanità" del reale è la presenza in esso di Cristo, unico vero uomo (oltre che - naturalmente - unico Salvatore, Dio fatto uomo). E' grazie all'umanità di Cristo che noi possiamo osare in una "rifondazione" dell'umano, di quell'umano (il nostro) deturpato in mille modi in noi dal peccato, e di cui solo Cristo può restituirci le sembianze, insieme a una vita umana convincentemente ragionevole e che costituisce il vero modello a cui possiamo e dobbiamo ispirarci.
Allora questi giorni diventano il desiderio di una conoscenza più diretta e immediata dell'umanità di Cristo!
Trovate nel penultimo box in basso le ultime omelie (dall'8 dicembre)

09 dicembre 2011

Incontri sulla Preghiera

Ecco qui sotto due files un po' diversi dal solito: riportano due conferenze sul tema della preghiera, tenute nella chiesa di S. Maurizio. La prima è sulla preghiera intesa nel senso più ampio del termine; la seconda, invece, si è focalizzata sul salterio. Forse possono aiutare la riflessione...



04 dicembre 2011

Nel tempo di Avvento, insieme nell'attesa

In un tempo molto affollato, offro qui sotto il files audio di alcune omelie. Buon Avvento!
dfrancesco