una "strada virtuale" per camminare insieme, tenuta da un prete milanese di (40) (41) (42) (43) (44) (45) (46) 47 anni, sempre più felice della sua scelta di vita (che è poi il dono di un incontro e di una chiamata!) e di tutto ciò che essa comporta, tra cui in particolare la compagnia di tanti, tanti amici!

30 luglio 2011

Московский Дневник - конец / Diario da Mosca - fine

Inizio a scrivere questo post mentre sono in attesa dell'imbarco dell'aereo che mi porterà da Mosca a Parigi e poi, in serata, a Linate. 
In realtà sento già nostalgia di Mosca, ancora prima di lasciare il suolo russo. 
Nostalgia per una città, una cultura, un animo che mi si è appena dischiuso, come dicevo, ma da cui sono rimasto affascinato e colpito. E non si tratta semplicemente di una impressione. E' semmai la constatazione di cose che qui capitano, e che continuamente rimandano a una visione della vita che percepisco molto differente da quella "solita" di prete milanese, e che nello stesso tempoavverto come un dono concreto che mi viene offerto.
In ordine di tempo, l'ultima cosa che mi ha colpito è accaduta due ore fa. Ero sulla porta della casa che mi ha ospitato, nel cortile della cattedrale cattolica, con due valigie da più di 20 kg l'una (i libri pesano...) e stavo constatando come chi mi aveva promesso di trovare una macchina per andare alla stazione del treno "aeroexpress" (un italiano...), mi avesse - come si suol dire - "tirato il bidone". Presentendo la cosa, avevo comunque fatto in modo di conoscere già il percorso per la stazione (circa un chilometro, ma a Mosca è normale coprire una simile distanza a piedi), e sapevo che avrei potuto, mettendoci un po' più di tempo, andarci da solo. In quel momento compare un sacerdote russo che presta servizio in cattedrale. Mi vede e in quattro e quattr'otto prende la macchina e mi accompagna, nonostante avesse da riceve un gruppo di pellegrini ("Aspetteranno qualche minuto..." mi dice).
Ancora. Ieri, al termine delle lezioni, alla scuola che ho frequentato le insegnanti hanno preparato un te con dei dolci, che hanno offerto a tutti i corsisti che terminavano la loro presenza a Mosca (eravamo in quattro). A ciascuno di noi hanno regalato un libro, e ci siamo intrattenuti circa un'ora parlando del corso, di quello che avremmo fatto, della possibilità di tornare in Russia, eccetera. Per le insegnanti questo significava impiegare tutta la loro pausa pranzo., E l'hanno fatto volentieri e con partecipazione: mai nelle scuole frequentate in precedenza mi era capitato qualcosa di simile.
Mi ha poi commosso l'insegnante più anziana che ho avuto - una docente molto preparata, e che insegna da quasi 50 anni a livello universitario -, che all'ultima lezione mi ha portato un sacchetto di erbe da lei raccolte, con le quali si prepara una tisana ristoratrice, secondo una ricetta siberiana insegnatale da sua nonna. Ci ha tenuto a sottolineare che raccoglie lei stessa le erbe "con le mani pulite" e in luoghi lontani da fonti di inquinamento, e che cura personalmente l'essiccazione e la miscelazione delle diverse piante. Mi hanno colpito queste parole, perché in esse ho come colto l'eco dell'atteggiamento giudicante che molti occidentali hanno quando sono in Russia. E che - me ne sono accorto - anche per me è stata una tentazione forte. Perché lo stile di vita russo vede convivere registri diversissimi: si va dalla formalità più rigida (e nella quale comunque si coglie una capacità di seguire regole ed etichetta da noi spesso perduta) allo stile amicale e familiare che a noi può sembrare a volte più trasandato e improvvisato, ma che fa emergere una capacità di soffermarsi sulle relazioni che per noi occidentali (o almeno per me...) è una vera sfida. Questo stile, che ho visto in un monaco come in una anziana professoressa, come in un giovane prete, come in un seminarista (e gli esempi potrebbero continuare), è quello per cui l'ospite o lo straniero sono persone che interessa incontrare, con i quali si cerca un contatto che attinga alla comune umanità e ne manifesti diversità e sfaccettature, nella coscienza che c'è sempre una ricchezza da cogliere nella relazione con altre persone. Per cui, durante il tempo passato con conoscenti e amici russi, ho sempre colto una grande attenzione alle persone, e la disponibilità a donare anche quello di cui spesso io (e forse non solo io...) sono così avaro: il tempo. E questo, beninteso, non perché abbia avuto a che fare con persone nullafacenti o che non sapevano come tirar sera: tutt'altro! Ma perché, appunto, il senso e l'uso del tempo sono molto più centrati sulle relazioni di quanto lo siano per me.
Questa diventa una sfida, allora: perché iniziare relazioni con simili persone significa accettare - almeno in parte - questo modo diverso di gestire il tempo. Che, ben lungi dall'essere solo una questione di organizzazione, diventa una vera e propria "conversione" di atteggiamento, dove la "produttività" diventa un'altra cosa...
E, automaticamente, ciò significa abbandonare la concezione - difficile da sradicare! - secondo la quale l'adegumento al nostro stile di vita e di pensiero sarebbe per gli altri popoli l'unica vera strada per il progresso. Nulla di più illusorio. Perché qui c'è, al centro, la persona umana. E penso che relativamente alla profondità della riflessione sull'uomo e sul suo destino, sarebbe per lo meno sciocco pensare che l'Occidente ne abbia il monopolio o ne rappresenti la "best practice"!!! Mai come in questo campo non si tratta di Occidente o di Oriente. Si tratta del modo in cui ci si riferisce, per radicare in Lui il pensiero, a Cristo, che solo ha la chiave della mente e del cuore dell'uomo. Sotto questo aspetto, solo la comprensione di quanto sia necessario ricongiungere e ricostituire un patrimonio di pensiero e di conoscenza che è sì comune, ma che per tanto tempo ci siamo abituati a "pensare separatamente", può indicare la via da seguire.
Ed è anche il motivo per cui si può davvero considerare un dono l'incontro con l'altro, rimettendosi alla scuola del primato delle relazioni: perché nell'altro si rende presente Colui che è totalmente Altro, ma che nello stesso tempo ci chiama a partecipare alla Sua vita, come insegna mirabilmente (e non a caso!) la sublime icona della Trinità di Rublev: in essa, infatti, Padre Figlio e Spirito formano quasi un cerchio, nel quale però vi è come una "apertura" verso chi guarda: perché anche in lui si risvegli il desiderio di entrare nella relazione con la Santissima Trinità. E' il senso e la logica del farsi uomo del Figlio, venuto per attirarci a Sé e attraverso di Sé, mediante il dono dello Spirito, al Padre.
Non è la conclusione "omiletica" di un post: è la (ancora pallidissima!) intuizione di quale possa essere stato il senso di queste tre settimane moscovite. Che - oso sperarlo e desiderarlo - sono solo l'inizio...   




27 luglio 2011

Московский Дневник - Diario da Mosca (3)

Sta ormai per concludersi (purtroppo!) il mio soggiorno moscovita. Purtroppo, perché tre settimane permettono quasi nemmeno di scalfire questa splendida e complessa città, nella quale ormai - dopo la recentissima revisione dei confini della città (perché qui la città metropolitana non è, come da noi in Italia, una chiacchiera che dura da anni) voluta per meglio integrare servizi e infrastrutture - 18 milioni di abitanti "ufficiali" (per non parlare degli irregolari, non registrati, clandestini e via discorrendo) costruiscono e vivono le loro vite, come dappertutto con mille sfaccettature, segni di speranza ma anche contraddizioni.
Quella che vedete qui sotto è l'insegna di un (letteralmente) "Rock Club Caffè Bar" che incontro ogni giorno in periferia, mentre vado a lezione. Il cartellone recita: "Diversi tipi di birra / Cibi buoni / Prezzi democratici"

E' proprio quest'ultima espressione che mi ha colpito... perché è l'unica volta in cui ho sentito, letto, visto (sui giornali, per le strade, alla televisione...) il termine "democratico", invocato solo per propagandare i cibi di un bar di periferia... E' vero: a Mosca, mangiare qualcosa di più di una specie di crepe dolce o salata diventa un problema se non si è disposti ad aprire il portafoglio. Ci sono catene di ristoranti, come ad esempio la celeberrima (tra gli studenti, italiani e non) "Mu-Mu", che ha come simbolo una simpatica mucca, e che offre cibi abbastanza russi a prezzi abbordabili (intorno ai 6-10 euro), oppure "Ёлкй-Палкй" (leggi: "iolki-palki") dove con qualcosa di più si può mangiare cucina "casalinga" russa. Ci sono poi gli onnipresenti McDonald's e Burger King, che però non mi sono proprio sentito di provare... Il dubbio su tutte queste catene nasce dal fatto che se si va al supermercato i cibi costano praticamente come a Milano: e allora, da dove viene il minor prezzo dei ristoranti?
Da questo punto di vista, effettivamente Mosca si rivela una città dalle mille domande, perché sembra unire in sé aspetti contraddittori. Ci sono negozi di ogni genere, e i prezzi - ripeto - sono in linea con quelli milanesi. Eppure, un'ora di lezione individuale di russo tenuta da insegnanti qualificati e abilitati, costa molto meno (un quarto circa) di quello che costerebbe in Italia (o Francia o Germania...) qualcosa di simile!
Comunque, qui sotto vi metto una foto che ritrae la via che conduce alla metropolitana da cui vado a scuola. Non siamo in periferia, bensì in una zona che è proprio sul cosiddetto "anello", ovvero la cintura automobilistica e la linea "circolare" della metropolitana che delimitano il "centro" (un po' allargato) della città. Si possono notare gli onnipresenti palazzoni, ma anche il chiosco di fiori: ne ho visti a decine, che lavorano praticamente a tutte le ore e tutti i giorni. Come già a Sofia, ho l'impressione che anche a Mosca si usi molto più che da noi regalare fiori.


Quella che vedete qui sotto è invece la stazione della metropolitana circolare "Krasnopresnenskaya", con sullo sfondo uno dei sette monumentali palazzi fatti costruire da Stalin (in russo: Сталинские высотки, leggi: Stalinskie Vysotki, ovvero "alti edifici di Stalin") detti "le sette sorelle" per il trentennale della Rivoluzione (a partire dal 1947). Come potete vedere, anche la stazione è monumentale, piena di colonne e di archi, e si erge come una specie di "tempietto" in mezzo a una piazza colma di chioschi che vendono di tutto.


e monumentale è davvero tutta la metropolitana, soprattutto nelle stazioni più antiche (dagli anni '60 in poi, anche nelle stazioni di nuova costruzione si impongono scelte più sobrie, benché non manchino elementi decorativi come vetrate colorate, uso del marmo...). Alcune stazioni sembrano quasi delle cattedrali, altre richiamano dei saloni da ballo... in tutte, però, si trovano continui richiami a tutta la retorica celebrativa dell'epoca comunista, sia con un largo uso di statue di bronzo raffiguranti soldati, rivoluzionari, pionieri, donne e uomini del popolo, eroi della rivoluzione, l'onnipresente Lenin (al quale è intitolata la parte più antica della metropolitana), sia con la proposizione come motivi decorativi dei simboli tipici dell'Unione Sovietica, come ad esempio lo stemma che vedete qui sotto e che è un mosaico di circa 8 metri di larghezza posto proprio alla fine di una lunghissima scala mobile.



Raramente ho visto qualcuno - che non fosse un turista - fermarsi a guardare questo mosaico, ma questo non dice - penso - se non la fretta che muove nei giorni feriali tutti quelli che prendono la metro (e su questo posso dire che siamo a livelli assolutamente milanesi...). Piuttosto, ho raccolto in queste settimane una serie di notizie e di opinioni che mi hanno fatto riflettere e ancora mi stanno facendo pensare, nel tentativo di costruire un giudizio sicuramente provvisorio e da far maturare con il tempo, ma almeno non troppo superficiale e falsato dai luoghi comuni, sulle trasformazioni che ha vissuto e sta vivendo questo paese.
Una prima notizia che mi ha colpito: in Russia il 60% circa delle coppie arriva alla separazione nei primi anni di matrimonio. E' una percentuale altissima, ma non molto più alta di quella milanese (siamo quasi al 50%...). Ma questa frequenza delle separazioni si alimenta al fatto che ancora nella società si colgono forti accenti maschilisti, per cui la scelta pratica di molte donne è quella di non volere, già dall'inizio del matrimonio, se non uno o al massimo due figli, nella consapevolezza che è purtroppo altamente probabile che la madre dovrà allevarli da sola (la pratica di non registrare il nuovo luogo di residenza, una volta usciti di casa, e la vastità del territorio fanno sì che sia abbastanza facile sfuggire all'obbligo del mantenimento). Tutto questo sta portando a una situazione demografica che vede un netto calo dei russi europei a favore degli immigrati dalle repubbliche del centro Asia o dell'estremo Oriente, che non si preoccupano certo di limitare il numero dei figli.
Mi si dirà che lo scenario è simile a quello che viene spesso agitato in Italia, ma qui la coscienza di appartenenza allo stato, e di un ruolo di primo piano che la Russia è chiamata a svolgere nel mondo è assai più radicata e forte di quanto sia da noi.
Una via scelta per cercare di migliorare la situazione è quella - praticata con puntualità e costanza dagli ultimi due presidenti - di sottolineare le radici storiche, culturali e religiose della Russia e del suo popolo. Nella più grande chiesa ortodossa del mondo, la Cattedrale di Cristo Salvatore (edificata nella seconda metà dell'800 come ringraziamento per la vittoria su Napoleone, poi demolita da Stalin nel 1931 e sostituita da Kruschev da una piscina all'aperto; infine ricostruita dopo il 1990 e riconsacrata nel 2000), si trova davanti all'iconostasi il posto fisso (due seggi in marmo con l'aquila bicipite che costituisce lo stemma dell'Impero Russo e oggi della Federazione Russa) del Capo di Stato (Zar o Presidente che sia) e di sua moglie: sul muro alle spalle un affresco che raffigura l'unzione di Re Davide da parte del Profeta Samuele. Non potrebbe esserci nulla di più eloquente...
A noi "occidentali" questa contiguità tra trono e altare crea normalmente molti problemi... ma leggerla con i nostri parametri sarebbe - a mio avviso - riduttivo. Con tutte le problematicità che ha creato (ma non è che l'Occidente sia stato immune dalle fatiche, in questo campo...), alla base di questa concezione sta l'idea che l'uomo è un essere unitario, e quindi aspira ad una vita nella quale tutto sia posto sotto la signoria di Cristo e del suo Vangelo.
Più faticoso, molto più faticoso, diventa far sì che il riferimento a Cristo non sia solo tradizionale o culturale, ma arrivi a toccare il cuore delle persone per trasformarsi in un incontro personale da cui scaturiscano scelte di vita profeticamente evangeliche... su questo aspetto, le difficoltà e le opposizioni di una società largamente secolarizzata - in cui prima il Partito era fonte anche delle norme di vita e comportamento, per lasciare il posto poi a una generazione (1989-2000) in cui nessuno dava più orientamenti etici e risposte alle domande fondamentali dell'esistenza che non fossero di tipo economico o imperniate sul consumismo - sono ancora enormi.
Da questo punto di vista penso che ci sia molto spazio per un lavoro congiunto e una cordiale condivisione di intenti e scopi tra cristiani d'oriente e d'occidente: anche per noi, mi pare, il vero problema è quello di trovarci di fronte a una maggioranza di persone per le quali Cristo è o un ispiratore di tradizioni più o meno radicate e seguite, o - peggio ancora - un nome che non dice nulla alla persona e alle sue domande e desideri più profondi, che restano così chiusi e soffocati, togliendo la vera esperienza della libertà.



Mentre condivido con voi questa vista di un tramonto dalla finestra della mia camera, voglio raccontarvi qualcosa di due visite che ho potuto fare. La prima, alla "Nuova Tretjakov", un museo d'arte nel cuore di Mosca, è stata la visita alla mostra "Santa Russia": un meraviglioso percorso nella storia della Russia dal battesimo del Principe Vladimir fino all'800: icone, manoscritti antichissimi, oggetti sacri... una raccolta splendida che offre una panoramica storica di grande bellezza e utilità didattica
Ma nel parco al di fuori di questo museo, se ne trova un altro a cielo aperto non meno interessante: è un parco nel quale sono state raccolte tutte le statue "detronizzate" dei grandi personaggi del regime: da Lenin e Stalin (e i loro più stretti collaboratori) fino ad arrivare a Brezhnev (che forse qualcuno - come me - si ricorda) e all'epoca della stagnazione. Queste statue, a volte mutilate, sono raccolte insieme come in una sorta di cimitero... mentre accanto ad esse (come si vede nelle foto più sotto) si trovano opere di scultori contemporanei che hanno voluto raffigurare la disumanità e l'atrocità del regime comunista: di particolare efficacia è questo "muro di gulag", le cui pietre, avvicinandosi, rivelano mille volti con espressioni di terrore, sofferenza e morte.














La seconda visita che ho fatto, invece, è stata alla "vecchia" Galleria Tretjakov, una raccolta di incomparabile bellezza di icone (qui sta la celeberrima "Trinità" di Rublev, insieme ad altre opere dello stesso iconografo), ma anche di pittura russa fino alla rivoluzione del 1917.




Concludo con due episodi: innanzitutto l'incontro, nella casa dove abito, con una coppia italiana, di passaggio dopo aver ricevuto, dalla Siberia, due fratellini in adozione. E' stato bellissimo conoscerli e insieme vedere i primi passi di questa nuova famiglia. E mi dicevano i neo-genitori che sono stati colpiti dalla assoluta correttezza di tutti i funzionari e del personale dell'orfanatrofio con cui hanno avuto a che fare... contrariamente a tante opinioni che circolano!
Infine, mi ha colpito il fatto che in metropolitana un giovane, al mio ingresso nella carrozza, si è alzato e mi ha ceduto il posto: sto già diventando così vecchio? O - come mi ha benevolmente detto un amico russo - forse semplicemente mi ha scambiato per un pope - mercé la lunga barba - e mi ha quindi ceduto il posto per deferenza? 


Vi lascio con questa bella immagine della Piazza Rossa, con la torre del Cremlino e le torri della Cattedrale di S. Basilio che sembrano parlarsi... un luogo incantevole e una delle Chiese per me più belle!
Buon cammino a tutti!!! 


17 luglio 2011

Московский Дневник - Diario da Mosca (2)

E' trascorsa la prima settimana di soggiorno a Mosca: passata come un soffio (purtroppo) eppure incredibilmente ricca di esperienze splendide e arricchenti, tali da far capire quanto siano forti e numerosi i luoghi comuni e quanto sia invece fondamentale il confronto con la realtà, con un atteggiamento il più possibile aperto e disponibile a mutare il proprio giudizio a partire dai fatti.
Una prima esperienza che penso valga la pena raccontare riguarda sempre la mia amata metropolitana. Non è uno scherzo o un'esagerazione: davvero è un mezzo indispensabile per muoversi a Mosca. Mi è capitato di prenderla anche la sera abbastanza tardi, intorno alle 23:3o. Ebbene: mi sentivo molto, molto più sicuro di quanto sia normalmente a Milano alla stessa ora. Non solo, infatti, la metropolitana è abbastanza frequentata, ma soprattutto ci sono le onnipresenti babushke (letteralmente: nonne; ma in realtà il termine si usa per tutte le signore oltre la quarantina, e in particolare per le impiegate pubbliche, dalla bigliettaia, alla sorvegliante nei musei, alla bibliotecaria, alla controllora... mestieri praticamente appannaggio solo delle donne) alla base di ogni scala mobile che sorvegliano l'andamento del traffico (provate solo a pensare di fare gli spiritosi mettendovi a ballare o saltare, come ho visto fare a Milano...) e, in cima alle scale mobili, agenti della miliziya (recentemente riconvertita in una sorta di Polizia locale) che indirizzano verso le uscite giuste e tengono sotto controllo la situazione. Potrebbe sembrare una presenza eccessiva, ma vi assicuro che fa molto, molto piacere trovare queste persone, e la milizia è presente anche per le strade. Mi ha poi colpito la selva di chioschi e negozietti che pullulano in tutte le stazioni e i sottopassaggi della metro: praticamente vi si trova di tutto (dalle macchine fotografiche ai vestiti alle parrucche alla merceria ai giocattoli...) e poi ogni sorta di cibo consumabile in piedi, a prezzi decisamente abbordabili (ad esempio, con l'equivalente dei nostri 50 centesimi puoi prendere un fagottino caldo di pasta sfoglia ripieno di composta di mele, buonissimo!). Tutto sommato, bisogna dire che nessuno di questi venditori è invadente o insistente, come pure non si vedono venditori "abusivi" con le cose messe per terra (ce ne sono però all'aperto, quando si arriva sui piazzali di interscambio tra metro e autobus).



Dove invece si sono avvicendati almeno una dozzina di venditori è stato sul treno che ho preso sabato mattina per recarmi a uno dei monasteri più importanti della Russia: la Lavra di S. Sergio a Sergev Posad, a 70 chilometri da Mosca. Per arrivarci ho preso quella che potremmo definire l'equivalente delle Ferrovie Nord a Mosca, ovvero la "ferrovia elettrica", che tutti qui chiamano elektrichkaya. Si tratta di treni per pendolari, assai capienti, che collegano Mosca con il suo "oblast" (noi diremmo provincia o regione). I prezzi sono decisamente popolari (sei euro e mezzo circa per andata e ritorno), ma i treni effettuano una miriade di fermate. E gli aspetti pittoreschi sono più di uno. Innanzitutto i venditori ambulanti. Appena il treno si muove si presentano nel vagone e propongono la vendita delle cose più impensate. A titolo di esempio (ma sicuramente dimentico qualcosa...): affilacoltelli universale, zanzariera rimovibile per finestre, impermeabile tascabile, pinzette e forbicine per le unghie, pile, cappelli, borse di plastica di varie fogge e dimensioni, torce a led tascabili, panni per lavare i pavimenti, sacchetti per l'immondizia... insomma: sembrava di assistere a quei canali televisivi un po' demenziali dove continuamente si vedono le telepromozioni. Ma la cosa che più mi ha colpito (e divertito) era il fatto che questi venditori si mettevano in fila l'uno dopo l'altro, ordinatamente, e appena uno finiva di declamare i suoi prodotti, subito ne seguiva un altro. E le intonazioni erano veramente di tutti i tipi... alcuni facevano pensare ad Aldo Giovanni e Giacomo o a Marina Massironi, o ai due comici di Zelig che impersonano una coppia polacca. Ma anche in questo caso, tutto si svolgeva con la massima educazione e senza nessun tipo di insistenza.

Ma al di là di queste note di colore, il viaggio a Sergei Posad è stato davvero importante e capace ancora una volta di stupirmi. In questo monastero antico e importantissimo (fondato da S. Sergio nel XIV secolo e dedicato alla Santissima Trinità) non solo si trova, infatti, una delle più importanti fondazioni per la storia e la fede della Santa Russia, un centro di spiritualità e di vita monastica che ha costituito anche nei tempi bui della dominazione mongola un faro di civiltà per i Russi, ma ancora oggi qui ha sede l'Accademia Teologica Ortodossa del Patriarcato di Mosca. Si tratta del luogo dove studiano i seminaristi che diverranno preti per le molte parrocchie del Patriarcato, e questo luogo di studio e di grande valore scientifico sta risorgendo dopo gli anni difficili del regime comunista. Qui ho conosciuto l'igumeno Dionisij, Direttore della Biblioteca, che da un anno sta compiendo uno sforzo straordinario per creare la più importante biblioteca teologica russa, aperta anche ai testi provenienti dal mondo cattolico e protestante. In un anno di lavoro, andando a bussare in tutta Europa e chiedendo libri usati o doppioni, è riuscito a raccogliere più di 50.000 volumi, e ancora ne sta cercando. Questo tipo di lavoro è importantissimo, perché mostra la volontà di offrire ai seminaristi e ai teologi russi una formazione capace di conoscere e di dialogare anche con l'Occidente. Tra l'altro, mi ha impressionato la serietà della formazione che viene impartita ai seminaristi: lo stesso igumeno Dionisij, ad esempio, ha scritto un volume che raccoglie testi dei Padri della Chiesa occidentale nella lingua originale (latino), corredandoli con un vocabolario latino-russo da lui composto, di più di 5000 termini. E pensare che nel nostro Seminario di Milano, nel quale ho insegnato fino allo scorso giugno, non era praticamente possibile proporre testi in latino o in greco, perché quasi nessuno degli studenti li avrebbe saputi leggere!!!



Mi sono intrattenuto con padre Dionisij tutta la mattina e, con squisita gentilezza, mi ha invitato a condividere il pranzo nel refettorio dei professori. Come primo piatto minestra di verdure e pollo, poi un piatto di riso bianco con pesce o fegato, pomodori e cetrioli come verdura, e te addolcito con succo di frutta come bevanda. Un pranzo semplice ed essenziale, ma con una grande ospitalità. Infatti, dopo il nostro colloquio che verteva su temi di lavoro, padre Dionisij mi ha affidato a un giovane seminarista, che mi ha condotto a vedere le chiese del monastero (abbiamo visitato le tre principali, tra le quali quella la cui iconostasi fu dipinta da Andrej Rublev) e il giardino dei monaci, normalmente non visitato dai turisti: una vera oasi di silenzio in cui si può passeggiare meditando e pregando, e dove mi è capitato di incontrare qualche anziano monaco immerso nella riflessione mentre camminava.
Nelle chiese c'era una gran folla non solo di turisti, ma soprattutto di fedeli, che venivano a venerare le reliquie di S. Sergio e di altri suoi compagni di vita monastica. Mi ha colpito la fede profonda e semplice delle persone (che certo non basta da sola a contrastare la triste situazione russa, dove purtroppo la frequenza alle funzioni religiose è ancora molto bassa), che fa pensare al fatto che ancora c'è un popolo che continua ad affidare la propria vita al Signore, alla Madre di Dio e all'intercessione dei Santi.

Oggi, domenica, la giornata è iniziata sotto un fortissimo temporale con la messa delle 8 in latino, presso la Chiesa di S. Luigi dei Francesi, in pieno centro di Mosca: al tempo del comunismo, l'unica Chiesa Cattolica funzionante. Si trova a due passi dalla Lubjanka, la tristemente famosa sede del KGB, in un quartiere i cui palazzi sono quasi tutti sedi distaccate della stessa polizia segreta, e dove era praticamente certa la schedatura di chiunque entrasse nella chiesa. A messa c'erano, oltre a turisti e a qualche giovane, persone anziane che - mi raccontavano - hanno conosciuto il lager e la persecuzione per il fatto di essere cattolici: veri testimoni di un'epoca che forse troppo presto si vorrebbe dimenticare, anche in larghi settori della nostra opinione pubblica (ed ecclesiale) in Occidente. E mi è pure capitato di conoscere un nipote di Boris Pasternak, il famoso scrittore... Sembra inimmaginabile, ora che la frequenza alle chiese è completamente libera, cosa voleva dire rischiare la prigione e la deportazione solo per il fatto di entrare in un luogo di culto. Nella piazza antistante il palazzo del KGB si trova ora un monumento molto semplice, che quasi si fa fatica a notare, se non lo si conosce: un masso portato qui dalle isole Solovkij, un arcipelago al circolo polare artico che era diventato un enorme luogo di deportazione, e nel quale vennero uccise migliaia e migliaia di persone. Pensate, faceva così freddo che le persone dormivano letteralmente l'una accatastata all'altra, e ogni sera si tirava a sorte chi si sarebbe messo alla cima del mucchio, perché nove volte su dieci questi sventurati sarebbero morti assiderati, permettendo però ai compagni sottostanti di sopravvivere. E questo è solo un episodio... consiglio vivamente la lettura di "Arcipelago Gulag" di Aleksandr Isaevič Solženicyn a chi non abbia mai riflettuto veramente su quello che fu il regime comunista in Unione Sovietica.



Dopo la messa, mi è stata offerta una possibilità davvero inimmaginabile: insieme a degli amici che lavorano a Mosca sono stato in una "dacia", ovvero nella tipica casa di campagna che moltissimi moscoviti possiedono. Siamo andati a un'ora di auto da Mosca, per arrivare in un ambiente completamente diverso: colline, boschi di betulle, laghetti, prati... un vero paradiso, soprattutto comparato all'asfalto cittadino. Ci siamo fermati in un villaggio di non più di 5-600 abitanti. Lì si trova la dacia di una importante studiosa di filologia greca, oggi non più giovanissima, che ci ha accolto con grande simpatia e affetto. La sua dacia non è certo simile a quanto si sente dire delle dacie dei potenti o dei "nuovi russi": è una casetta di legno semplice e piccola, ma dove si vive una grande disponibilità all'ospitalità. E questa è una caratteristica russa di cui avevo sentito parlare, ma che non mi era ancora capitato di sperimentare: come cioè si crei in pochi minuti un clima di ospitalità e di amicizia per cui si parla di tutto, si condividono le esperienze e i punti di vista più diversi, in un clima assolutamente informale, ma nel quale vi è un grandissimo rispetto per le idee altrui.


Tutto questo, però, è stato preceduto dalla partecipazione alla Divina Liturgia. La chiesa di questo piccolo villaggio (Ostrov) è uno splendido tempio del XVI secolo, costruito al tempo di Ivan IV (detto "il Terribile) quando questo villaggio era sede di un palazzo nobiliare. Qui sono stato accolto con grande amicizia dal Parroco del luogo, che mi ha permesso di assistere alla Liturgia dall'interno del presbiterio, e che è uno studioso e docente di lingue antiche (aramaico e siriaco) all'Accademia Teologica.
Durante la Liturgia, un coro formato da gente della Parrocchia e molti fedeli rispondevano alle preghiere del Sacerdote, con una devozione e una attenzione che smentiscono il luogo comune che vuole le liturgie ortodosse passivamente subite dal popolo. Piuttosto, una attenzione e una intensità nella preghiera - pur in un modo apparentemente assai diverso dal nostro occidentale, e sicuramente con un grado di rispetto ben maggiore per la sacralità del luogo e per la grandezza di Dio - che raramente mi è capitato di trovare.



Dopo la Liturgia, ci siamo accomodati con altri amici all'ombra di alcuni alberi, e il parroco stesso ci ha offerto delle salsicce fatte alla brace e accompagnate da verdure ed erbe aromatiche. Naturalmente non è mancato qualche brindisi con la vodka!
Ci siamo intrattenuti a parlare per tutto il pomeriggio, e questo mi ha permesso di cogliere non solo l'ospitalità cordiale e ricca, ma anche la grande volontà di conoscere, di interrogare, di scambiare opinioni di questinuovi amici russi, unita sempre a una grande educazione e a un grande rispetto. Perché - ed è una cosa che mi ha sorpreso - mai una volta in tutto il pomeriggio ci si è ritrovati a parlare di volgarità o stupidaggini. E nello stesso tempo la compagnia è stata davvero simpatica e amichevole.
Parlando con amici già da molti anni in Russia, mi sono reso conto di come sia proprio in questo tipo di relazioni, di persone, di occasioni, che vada cercato (e ancora si riesce a trovare, grazie a Dio!) la vera "anima" del popolo russo. Nella ospitalità premurosa e cordiale, ma anche semplice e informale di queste persone (sovente dotate di una cultura davvero di livello accademico, unita a una profonda saggezza), nella loro capacità di destreggiarsi tra le necessità della vita con molte meno pretese di noi occidentali, ma soprattutto nella consapevolezza che la vera ricchezza sono i rapporti che uno vive, e non le cose che possiede, si trova lo stesso spirito che leggiamo nei grandi classici del pensiero russo, e che nemmeno 70 anni di distruzione della fiducia tra le persone - scientificamente perpetrati dal regime - sono riusciti ad annientare.
Nello stesso tempo, si coglie come questo atteggiamento nei confronti della vita sia radicato nella fede e nel timore di Dio: un Dio che è allo stesso tempo - come continuamente recitano le preghiere della liturgia ortodossa - "amico degli uomini" e "Signore onnipotente", in una fusione di alterità e comunione che suscita nello stesso tempo il più grande rispetto e la più sincera confidenza del cuore. Un rispetto che si coglie nei gesti e nell'atteggiamento che tutti, anche i bimbi, tengono in chiesa. Una confidenza che non diventa mai arroganza o leggerezza, ma che sa essere fonte di speranza anche nelle situazioni più difficili (e ce ne sono tante!!!). Siamo mille anni luce lontani dalla povertà spirituale e morale dei cosiddetti "nuovi russi": persone arricchite velocemente, in modi più o meno leciti, che fanno dell'ostentazione delle loro ricchezze la vera ragione di vita. Tornando a Mosca, abbiamo incrociato un Hummer in forma di limousine: si tratta del SUV più pesante, costoso, inquinante mai prodotto, derivato da un veicolo militare e molto amato da personaggi come Arnold Schwarzenegger (giusto per capire a che pubblico si dirige)... ebbene: anche a Milano ci sono simili bestioni, e chiaramente si nota come chi li possiede abbia da tempo abdicato alla volontà di agire come un essere razionale e non come un bestione umanoide, tipo gorilla (con tutto il rispetto per i gorilla!). Ma qui a Mosca si arriva addirittura a "espandere" questo veicolo già di per sè oscenamente sproporzionato fino a renderlo lungo come una limousine di almeno 7-8 metri... un affare che difficilmente può essere di una qualche utilità se non per chi ha un disperato bisogno di affermare il proprio egocentrismo...

Chiudo qui queste note, già diventate fin troppo lunghe. Eppure ho non solo la certezza di aver dimenticato od omesso moltissime cose, ma anche il timore di non essere riuscito se non molto pallidamente a raccontare l'atmosfera di questi avvenimenti davvero particolari e "rinfrancanti": perché davvero fanno sperimentare una prossimità e una comunione di pensieri e umanità che nasce e si nutre dalla comune fede nel Signore Gesù. E che fanno davvero vedere compiuta la Sua promessa di essere presente quando due o tre sono riuniti nel Suo Nome, donando una umanità ricca e insieme semplice.



12 luglio 2011

Diario da Mosca - 1



Può sembrare strano, forse perfino bislacco o comunque del tutto fuori luogo, pensare di potersi commuovere nella metropolitana di Mosca.

Eppure mi è capitato, questa mattina.

Non mi riferisco alla commozione per la bellezza delle stazioni, che pure sono incantevoli, piene di marmi e decorazioni, vero monumento al senso “imperiale” che Mosca ha di sé, e che attraversa trasversalmente tutte le forme di governo succedutesi negli ultimi secoli, nessuno escluso!

No! Mi sono ritrovato commosso e pieno di ammirazione nel vedere, mentre scendevo le scale mobili, la massa delle persone che salivano, in questi lunghissimi e profondissimi nastri metallici che sembrano calare nelle viscere della terra, ma che sono animati di volti che si incrociano - tra chi va e chi viene - e anche senza volerlo parlano della vita e della storia di ciascuno. E questi volti parlavano di preoccupazioni, attese, sonno, affettazione di indifferenza... cose che potremmo trovare in qualunque metropolitana del mondo. Ma nello stesso tempo c’era qualcosa di diverso. Una grande compostezza. Una intensità di sguardi. Una curiosità alla vita che guarda lo straniero, ma senza insistenza o volgarità. Un parlare sommesso, non sguaiato. Una signora giunonica che rimprovera una coppietta intenta a offrire sulle scale mobili alla vista di tutti gesti che si vorrebbero d’affetto, ma decisamente troppo ostentati per essere genuini.

E, nello stesso tempo, un silenzio quasi impensabile con tante persone. Un silenzio che parla di altri tempi in cui si aveva paura ad alzare la testa, e che sui vagoni rende le persone come tanti bachi da seta chiusi ciascuno nel suo bozzolo.

In un passaggio della metropolitana, alla stazione Komsomolskaya, si trova sul muro un grande mosaico, al centro del quale troneggia la stella a cinque punte con la falce e il martello. E’ appena stato restaurato e brilla alla luce dei lampadari massicci che fanno parte del bello di queste stazioni. Anche questo è un pezzo della storia della Russia, e tuttavia la mia docente mi diceva proprio stamane che la generazione degli attuali quarantenni non sa nulla, proprio nulla della storia del periodo comunista.

A mano a mano che mi allontano dal centro della città, per arrivare là dove si trova la mia scuola di Russo, il panorama cambia decisamente: anche le stazioni sono più sobrie, ma quando esco mi trovo in una zona periferica dove ci sono in corso moltissimi lavori, e dove si vedono aree industriali in parte dismesse, accanto a grattacieli appena costruiti per servire da centri commerciali. E, all’uscita della metropolitana, una serie di banchetti accanto a un mercato coperto che ancora non ho visitato: ma basta un’occhiata dall’esterno per capire che deve essere molto particolare, perché popolato prevalentemente da persone dell’Asia centrale, che per la Russia sono una categoria assimilabile ai nostri extracomunitari.

Ma forse è meglio fermarsi un attimo... sono andato troppo avanti, nella volontà di raccontare quello che sto incontrando... e qualcuno potrebbe chiedersi cosa ci faccio in Russia.

Solo una breve contestualizzazione. Mi trovo a Mosca da domenica mattina, per un corso intensivo di lingua russa di tre settimane. Ho trovato alloggio presso la Casa del Pellegrino della Diocesi cattolica della Madre di Dio e praticamente vivo all’ombra della cattedrale cattolica, che si trova in una zona della prima cintura periferica della città.

Ma a proposito di cattedrali... oggi si celebra il 450 anniversario della Cattedrale di San Basilio, che si trova sulla Piazza Rossa antistante il Cremlino. Ci sono andato, nel pomeriggio, e sono rimasto stupito e ammirato per la bellezza che questa chiesa incarna, e che così bene corrisponde all’indole e alla fede del popolo russo.

Mi fermo qui, per ora, riservando ad altri post il racconto di quello che sto scoprendo, e che è semplicemente affascinante.

Al prossimo post!