una "strada virtuale" per camminare insieme, tenuta da un prete milanese di (40) (41) (42) (43) (44) (45) (46) 47 anni, sempre più felice della sua scelta di vita (che è poi il dono di un incontro e di una chiamata!) e di tutto ciò che essa comporta, tra cui in particolare la compagnia di tanti, tanti amici!

17 maggio 2011

Beati quelli che non vedendo, credono!



C'è un tema che continua a risuonare nel tempo di Pasqua, e - come già scrivevo nel post precedente - riguarda la presenza viva e attiva di Cristo nel nostro "qui ed ora", che diviene così luogo e tempo di un incontro realisticamente possibile, di un sostegno offerto senza mai venir meno, della possibilità continuamente rinnovata di scoprire una umanità (quella di Cristo) che diventa paragone, esempio e criterio di giudizio sulla nostra umanità, in tutte le sue declinazioni e le sue attività.
E questo diventa il punto focale del dono che la Chiesa ci fa nel tempo di Pasqua: la possibilità - come scriveva Ambrogio parafrasando S. Paolo - di "camminare in una vita nuova", nella quale non ci si concepisce più da soli, perché tra l'altro questa solitudine non corrisponde più alla realtà delle cose.
La Chiesa d'Oriente celebra questa consapevolezza nelle icone, che mediante il colore dell'oro esprimono la "luce increata", la luce della mattina di Pasqua e della Trasfigurazione: una "nuova" luce, che ha iniziato ad abitare il mondo a motivo dell'Incarnazione e della Risurrezione di Cristo.
E non è affatto un caso che questa medesima luce, nuova e diversa da tutte le altre, sempre nelle icone orientali sia raffigurata nel volto dei Santi, ovvero nel volto di quegli uomini e donne che
decidono di "prendere sul serio" questa Presenza, e ne fanno l'oggetto del proprio desiderio e della propria ricerca, nella vita di ogni giorno!

Quanta distanza sembrerebbe esserci - almeno a un primo sguardo - tra questo modo di vedere la realtà (abitata da Cristo risorto, che ci dona la sua luce) e lo spettacolo - assai sovente triste e sconsolante - che ogni giorno incontriamo per le strade, sulla metro, sui tram, nel traffico... dove sembra prevalga una visione della realtà desolatamente vuota di Lui, e riempita invece di arroganza, orgoglio, volgarità, arrivismo... oppure di vuoto morale, di facile ricerca di un piacere superficiale, di presunzione nel diventare criterio a se stessi, nel concedersi a trasgressioni e disordini che si pretenderebbero essere affermazioni della propria libertà!
E questa è la riflessione che mi sta accompagnando anche in questo giorno post elettorale... senza voler affatto entrare nella questione politica, penso che si sia voluto reagire innanzitutto a uno stile fatto di volgarità e di sguaiata prepotenza egocentrica... ma nello stesso tempo ritengo che sarebbe rischioso cadere in un relativismo sistematico che non ha a cuore la ricerca della Verità che è Cristo, ma si contenta di proclamare che ogni verità "self-made" ha la stessa dignità, inchiodando chi ascolta alla tirannia di un "sé" incapace di vivere una libertà che si compie nell'appartenere a Cristo, e resta sempre incompiuta e delusa quando si accontenta di meno!

Quale è la via, allora?
Innanzitutto quella di una riscoperta della propria dignità. Che significa imparare a non accontentarsi di quello che viene propinato e presentato da qualunque forma di potere (politico, consumistico, ideologico, intellettuale, populista, demagogico, relativista....) e che mira a depotenziare sempre più i desideri che popolano il cuore dell'uomo. Siamo fatti per desiderare ciò che non ha fine né limite di Bello e di Bene, e non spegnere questi desideri si tramuta in un dinamismo che davvero sa cambiare anche le cose più semplici e appartenenti alla vita normale!
Poi, diventare appassionati cercatori delle Sue Tracce, della Sua Luce, di ciò che rende evidente la Sua Presenza, così come lo fu per i discepoli di Emmaus. Che paradossalmente si resero conto della realtà del Suo esserci proprio nel momento in cui il Signore si sottrasse alla loro vista... per essere presente prima nel Pane, e poi nella corsa verso Gerusalemme e i fratelli di loro che proprio di quel Pane si erano nutriti!!!

Julia Krahn, Ultima Cena (2011). Per gentile concessione dell'Autore


E' pensando a queste cose che mi sono imbattuto - nel corso di una grande mostra dedicata alla fotografia artistica cui sono stato invitato giovedì scorso - in Julia Krahn, giovane artista tedesca che vive a Milano, e nella sua opera L'Ultima Cena, che mi ha subito colpito per la sua bellezza e potenza simbolica.
Si vede una tavola, vuota, con una tovaglia e qualche briciola, o traccia di farina...
Sembra un luogo abbandonato, rimasto vuoto.
Ma non è così.
Si colgono sul muro di sfondo quasi delle ombre... i segni del passaggio di corpi che in quella stanza hanno sostato, vissuto, parlato, pregato, gioito, sofferto...
Ma soprattutto a parlare sono le orme.
Orme di uno solo: di Cristo.
Orme che dal centro del tavolo passano all'esterno, per andare fuori dalla scena proprio nel mezzo dell'immagine, proprio verso chi guarda.
Orme che scavano la polvere e i detriti rivelando il colore del pavimento, svelando la realtà così come è, liberandola da una copertura che tende a uniformare tutto, a confondere la realtà in una sterile omogeneità.
Non una tavola vuota, quindi.
Non una stanza abbandonata.
Piuttosto l'invito a ritrovare una Presenza che fa vibrare il cuore.
Una Presenza certa, ineliminabile, verso cui l'animo e il desiderio si protendono.
Perché quel vuoto grida una Presenza di cui non possiamo,
non vogliamo
non dobbiamo fare a meno.

E non siamo soli in questa ricerca: lo Spirito
- anch'esso riconoscibile da chi ne attende il soffio vitale -
è presente in questa apparente vuotezza;
lo Spirito che - secondo la Sua Promessa - "ci guiderà alla Verità tutta intera".
E questa completezza della Verità sta nel riconoscere non solo il Cristo della storia,
quello che ha camminato sulle strade della Palestina 2000 anni fa,
ma anche il Cristo Sposo e Signore che vive nella Sua Chiesa,
che continua a creare, sostenere, guarire, guidare,
che ci è sempre contemporaneo,
che si è acquistato con il Suo Sangue una moltitudine di fratelli e sorelle,
e ogni giorno, su ogni Altare, ripropone l'offerta di Sé perché qualcuno o qualcuna di più, ancora,
venga raggiunto e toccato dal Suo esserci.

Allora, ancora accade la Pasqua.
La Resurrezione di Cristo genera la resurrezione dell'umano
di chi da Lui si lascia raggiungere.

Si può fare a meno di questa prospettiva per vivere?


Ringrazio di cuore l'artista Julia Krahn (qui il suo sito), che mi ha offerto la fotografia che vedete riprodotta nel blog (di cui detiene tutti i diritti).
Poco più sotto, trovate anche le omelie di domenica 15 maggio.

Buon cammino pasquale.

don francesco

04 maggio 2011

Tempo di Pasqua: "Resurrexi et adhuc tecum sum"

Il tempo di Pasqua ci sorprende con l'antifona della liturgia ambrosiana: "Sono risorto e sono sempre con te". E' un'affermazione di Cristo, ed è ripetuta a ciascuno di noi...
Si tratta quindi di riconoscere questa presenza, di aprire il cuore e la mente, la memoria e la volontà al Suo esserci, qui ed ora: è la condizione indispensabile perché la parola "resurrezione" sia per me, per te, per chiunque accolga questo invito, qualcosa di più di un semplice "flatus vocis", di un suono percepito.
Perché la Resurrezione di Cristo ha consistenza di evento in sé, certamente non dipende dal nostro riconoscimento (sarebbe come se, davanti a una persona, insistessi a negare la sua esistenza: posso parlare, gridare, sbuffare... ma questo non diminuisce minimamente il suo esserci; al massimo qualifica me come irrealistico e cieco...). Da ciascuno di noi, purtroppo, dipende la triste possibilità di negare la realtà... che però diviene un boomerang e una sventura da cui è il negatore a uscire sconfitto...

Eppure, questa negazione della realtà è un fatto, ed è il "fondamento" (se di fondamento si può parlare...) della vita di moltissimi: vuoi per inconsapevolezza, vuoi per esplicita presa di posizione, vuoi per un disinteresse che dice uno scarso amore a sé...

Che il Signore risorto e Maria, sua e nostra Madre, ci salvino dall'irrealismo, dall'inconsapevolezza, dalla superficialità.

Buona Pasqua!

don Francesco

PS: trovate poco sotto anche l'omelia di domenica 1 maggio