una "strada virtuale" per camminare insieme, tenuta da un prete milanese di (40) (41) (42) (43) (44) (45) (46) 47 anni, sempre più felice della sua scelta di vita (che è poi il dono di un incontro e di una chiamata!) e di tutto ciò che essa comporta, tra cui in particolare la compagnia di tanti, tanti amici!

30 gennaio 2011

Festa della Sacra Famiglia: un dono per ogni famiglia!

Quest'oggi la Chiesa ambrosiana celebra la Festa della Sacra Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe, e insieme ad essa la "Giornata della Famiglia". Questo appuntamento bello e importante diventa occasione di una riflessione che ci aiuti a cogliere un po' meglio quale sia lo sguardo di Dio sulla famiglia: certamente uno sguardo premuroso e attento, e insieme capace di ridirci quale sia il volto della famiglia che il Creatore ha voluto come luogo di umanità.
Proprio qui sta il punto focale: la famiglia non è "cosa nostra", nella quale Dio si "ingerisce" indebitamente; o, ancora, la famiglia non è una realtà che in qualche modo si giustappone o perfino contrappone, o che va subordinata alla realizzazione della singola persona: perché non vi è realizzazione piena dell'umanità dell'individuo senza capacità di relazione, e non vi è capacità di relazione che non abbia le sue radici nell'esperienza famigliare (magari da integrare, correggere, risanare...). Resta qui sempre vivissimo il riecheggiare della frase della Genesi in cui Dio dice (di Adamo): "Non è bene che l'uomo sia solo!".
Ma insieme, oggi, mi sembra importante almeno sfiorare un altro tema. Molte famiglie che hanno subito vicende complesse e spesso dolorose (penso in particolare alle famiglie "allargate", o "ricostituite" in seconde nozze solo civili, o nelle quali è presente un solo genitore) sovente si sentono appena tollerate, quando non escluse, o comunque giudicate dalla Chiesa. Ma questa percezione - anche qualora sia soggettivamente vera, cioè basata sull'esperienza soggettiva in rapporto a una parrocchia, un prete, una catechista, una suora... - non può né deve diventare motivo sufficiente per pensare che l'esclusione o la diffidenza siano volute da tutta la Chiesa.
Certo, la Chiesa non può non proporre l'immagine di famiglia che viene dall'esperienza stessa di Cristo e dalla sua parola. Ma ciò non significa che al suo interno non si possa trovare un cammino offerto a qualunque persona e alle più diverse situazioni di famiglia: dovunque infatti ci sono dei piccoli, dovunque c'è il desiderio sincero di mettersi a quella scuola di realtà che è il vangelo di Gesù vissuto nella Chiesa (e non semplicemente una rivendicazione o una pretesa di riconoscimento a qualunque costo: perché nella Chiesa l'unico Maestro è il Cristo, e ciascuno - anche chi ha compiti di ministero - ne rimane sempre discepolo, quindi nella condizione di imparare), c'è la possibilità di iniziare e percorrere un cammino che trovi l'amicizia e la compagnia di altri cristiani.
Questa possibilità di sentirsi parte viva e accolti nella Chiesa anche per chi sa di avere nella sua storia esperienze (e spessissimo ferite aperte) di rottura di un patto nuziale o di conflitto tra il desiderio di educare alla fede i propri figli e la sua situazione personale di una difficoltà non risolta con il credere, è stata affermata con parole che rimangono di una umanità splendida dal prossimo Beato Giovanni Paolo II, che nell'Esortazione apostolica "Familiaris Consortio" già nel lontano 1981 scriveva (n. 84):

La Chiesa, infatti, istituita per condurre a salvezza tutti gli uomini e soprattutto i battezzati, non può abbandonare a se stessi coloro che - già congiunti col vincolo matrimoniale sacramentale - hanno cercato di passare a nuove nozze. Perciò si sforzerà, senza stancarsi, di mettere a loro disposizione i suoi mezzi di salvezza.
Sappiano i pastori che, per amore della verità, sono obbligati a ben discernere le situazioni. C'è infatti differenza tra quanti sinceramente si sono sforzati di salvare il primo matrimonio e sono stati abbandonati del tutto ingiustamente, e quanti per loro grave colpa hanno distrutto un matrimonio canonicamente valido. Ci sono infine coloro che hanno contratto una seconda unione in vista dell'educazione dei figli, e talvolta sono soggettivamente certi in coscienza che il precedente matrimonio, irreparabilmente distrutto, non era mai stato valido.
Insieme col Sinodo, esorto caldamente i pastori e l'intera comunità dei fedeli affinché aiutino i divorziati procurando con sollecita carità che non si considerino separati dalla Chiesa, potendo e anzi dovendo, in quanto battezzati, partecipare alla sua vita. Siano esortati ad ascoltare la Parola di Dio, a frequentare il sacrificio della Messa, a perseverare nella preghiera, a dare incremento alle opere di carità e alle iniziative della comunità in favore della giustizia, a educare i figli nella fede cristiana, a coltivare lo spirito e le opere di penitenza per implorare così, di giorno in giorno, la grazia di Dio. La Chiesa preghi per loro, li incoraggi, si dimostri madre misericordiosa e così li sostenga nella fede e nella speranza.
Certamente, questo cammino non è - come già scrivevo - semplicemente una "presa d'atto dell'esistente", e tantomeno una legittimazione di ogni situazione: piuttosto, un cammino nella Chiesa presuppone per chiunque la disponibilità a mettersi sotto il "giudizio" del Signore Gesù e della sua Parola: che è l'unico giudizio pronunciato da un Giudice che non esita a salire su una Croce per addossarsi Lui le conseguenze dei miei sbagli!
Riconoscere questa Verità, accettare di starLe davanti con onestà, disporsi a un cammino in cui sostenersi a vicenda con una compagnia vera e umile a riconoscere i Doni che il Signore fa a ciascuno: questo è in sintesi cosa significa sentirsi parte viva della Chiesa.
E l'augurio è che sempre di più possiamo ringraziare perché questo cammino c'è!
Qui sotto, il box con anche l'omelia di oggi e di domenica scorsa.
Buon cammino!




24 gennaio 2011

Le "Epifanie" (manifestazioni) del Signore Gesù: un tempo per riconoscere il "Dio-con-noi"

Il tempo dopo l'Epifania, nel rito ambrosiano, si apre con la contemplazione-riflessione sulle diverse manifestazioni di Gesù: l'adorazione dei Magi, il Battesimo nel Giordano, le nozze di Cana, la moltiplicazione dei pani.
Sono episodi di fondamentale importanza per comprendere il senso del farsi uomo del Verbo di Dio che è venuto a condividere la nostra natura, vita e vicenda di uomini, e che rappresenta il motivo per cui festeggiamo con tanta solennità il Natale. Questa festa, infatti, cominciò ad essere celebrata solennemente proprio nel momento in cui (il IV secolo) era necessario rispondere all'eresia ariana, che - tra altri errori - vedeva in particolare l'umanità di Cristo come uno dei motivi per ritenerlo Dio inferiore al Padre: perché avere fame, sete, essere stanco, piangere per la morte di un amico... venivano ritenuti atteggiamenti incompatibili con la divinità.
A questa concezione (considerata fuori della fede cristiana fin dal 325, con il Concilio di Nicea) si contrappone la riflessione di molti grandi Padri della Chiesa, che invece mettono in luce come questa condivisione delle nostre povertà e della nostra condizione sia il modo scelto da Dio per proporsi ad ogni uomo in una comunione di esistenza che ha lo scopo di risanare quanto di noi è ferito dal peccato (e quindi ha deturpato in noi l'immagine del Figlio, a somiglianza del quale siamo stati creati), per ridonarci - con un dono mosso unicamente da un amore totale, gratuito, inedito e assolutamente da noi immeritato - la possibilità di venire innalzati fino alla condivisione della vita di Dio.
Ritrovare questa fondamentale verità significa nello stesso tempo riconoscere la nostra vera dignità di uomini; una dignità che si radica proprio in questo fatto: Dio ci ha ritenuti degni della Sua stessa vita, e per questo Egli stesso, nel Suo Figlio, ha voluto condividere pienamente la nostra esistenza.
Ne consegue che l'unico modo di vivere pienamente e in verità e dignità la nostra esistenza di uomini è imitare l'umanità di Gesù: i suoi sentimenti, il suo modo di amare, di guardare la realtà e di giudicarla.
Ecco cosa siamo chiamati a meditare e a conoscere in questo tempo benedetto!
E quanto abbiamo bisogno di risentirci dire la nostra dignità di uomini, quando quotidianamente siamo sommersi (oltre che dalla coscienza di ciascuno di noi delle proprie miserie e incongruenze) da un assordante frastuono di concezioni urlate, in cui la libertà è diventata solo l'arbitrio di fare quello che si vuole... dino a diventare vero e proprio libertinaggio o culto del proprio ego...

Per fortuna che il Vangelo ci apre sempre a sguardi, pensieri e prospettive che ci ri-creano e ci fanno condividere la fiducia di Dio, che valga sempre la pena cercare di portare un po' di aria fresca in questi miasmi!

Nel box poco più sotto, le ultime riflessioni fino a ieri.

07 gennaio 2011

I primi passi del 2011...

Questo 2011 inizia con la strage di cristiani copti ad Alessandria d'Egitto. Le riflessioni sulla festa di S. Stefano sono più che mai attuali.
Oggi le Chiese che seguono il calendario giuliano (ovvero le Chiese Ortodosse e Antico Orientali) celebrano il Natale del Signore. Noi occidentali, legati al calendario gregoriano, abbiamo celebrato ieri l'Epifania e dopodomani, con la memoria del Battesimo di Gesù, concluderemo il tempo del Natale.
Trovate nel box qui sotto le prime omelie del 2011: quella del 2 gennaio (domenica dopo l'Ottava del Natale), quella del 5 gennaio sera (messa vigiliare dell'Epifania in rito ambrosiano), quella del 6 gennaio mattina, tenuta durante la celebrazione delle Sante Teofanie in rito bizantino. Quest'ultimo file ha all'inizio la proclamazione cantata del vangelo (il brano di Matteo che racconta il Battesimo di Gesù), che ho lasciato anche se non si sente benissimo.
Buona conclusione del tempo natalizio!

02 gennaio 2011

Buon 2011

Ho aggiunto (vedi box più sotto) anche l'omelia tenuta il 31 dicembre presso il Monastero delle Sorelle Clarisse di Boccaleone (BG).
A tutti buon Anno!