una "strada virtuale" per camminare insieme, tenuta da un prete milanese di (40) (41) (42) (43) (44) (45) (46) 47 anni, sempre più felice della sua scelta di vita (che è poi il dono di un incontro e di una chiamata!) e di tutto ciò che essa comporta, tra cui in particolare la compagnia di tanti, tanti amici!

14 novembre 2010

Avvento: non solo attendere Chi verrà, ma accorgersi di Chi già è qui. E opera!


Inizia oggi il tempo di Avvento (per il rito ambrosiano, che saggiamente fa di questo tempo di attesa quasi una "seconda quaresima" per durata e intensità). Sappiamo bene come questo sia un tempo di attesa del Signore che viene. Ma se il Signore viene comunque (perché grazie al cielo la Sua venuta non dipende da noi, ma dal Suo Amore per gli uomini), che Egli venga per me, per te, per ognuno, dipende da quanto sono, sei, ciascuno è desideroso di incontrarlo. E il desiderio può essere solo di incontrare Qualcuno che viene non a fare la "bella statuina" del presepio, ma per operare, per agire, per cambiare e segnare la mia, la tua, la vita di ciascuno che Lo accoglie.
"Risvegliate nei cuori l'attesa", dice un canto di Avvento che amo moltissimo. Questo "risveglio" è quanto di più necessario vi sia, oggi. Perché una sorta di letargo della mente e del cuore sembra spesso avvolgere tutto e tutti... Sant'Ambrogio ne parlava come di un "coperchio di piombo" che cala sulla testa e con il suo peso non solo impedisce di alzare gli occhi al cielo, ma addirittura fa dimenticare che si possa farlo! E che nasce dall'abitudine al male. Non solo quello che si fa, ma anche quello cui si assiste. E su questo aspetto ci sarebbe moltissimo da riflettere.
Perché la forma più subdola di questo "letargo" non è quella eclatante del peccato manifesto, da cui tutto sommato è abbastanza facile (per chi lo voglia, almeno...) prendere le distanze... piuttosto, oggi il "letargo" va a colpire innanzitutto la coscienza dei cristiani, facendo loro pensare che la Presenza viva e reale di Cristo sia qualcosa che non ha a che fare con la vita, che non cambia le relazioni, che non ti mostra una insospettabile vicinanza alla tua storia, alle tue attese, alle tue ferite... No, piuttosto la fede diventa qualcosa di consolatorio, di intimisticamente affettivo (ma guai a parlarne troppo: si rischierebbe di turbare la libertà altrui...!!!), o tutt'al più (per chi è più sprovveduto) una sorta di vademecum moralistico, una griglia di verifica per riuscire (a poco prezzo: qualche preghiera, qualche piccola rinuncia...) a sentirsi per lo meno non peggiori degli altri.
Ma così si svuota di significato la presenza del Signore, che c'è per agire. In te, ora. E agire, significa per Lui cambiare il modo di vedere le cose, di vedere anche te stesso, di considerare la realtà che ti sta attorno, perché il pensiero e il giudizio siano i suoi ("noi abbiamo il pensiero di Cristo", dice san Paolo, e questo non certo come una proclamazione di superiorità, bensì come il riconoscimento di un dono che ci è stato fatto e che quindi è accessibile, al di là di ogni relativismo).
O ancora, un'altra subdola forma di letargo diventa l'assuefazione a uno stile sociale e personale fatto di mille desideri soddisfatti a un prezzo tutto sommato accessibile. Ma sono solo i desideri più banali e immediati. Basti pensare a quello che succede in via Torino tutti i sabati pomeriggio (ma ogni città ha la sua via Torino...): folle di anime dagli occhi inebetiti, dalla risata vuota, dallo sguardo che ormai brilla per non più di un paio di secondi dopo un acquisto, per poi ritrovarsi ancora insaziato e insaziabile. Tutto questo è ben noto a chi ha un figlio adolescente... ma la tragica realtà è che ormai in questo stile si ritrovano anche adulti e anziani. E non si pensi che questo tocchi solo alla gente "da via Torino", ovvero a quanti appartengono agli strati culturalmente ed economicamente meno provveduti delle nostre città. Anzi.
Esistono luoghi di ritrovo, clubs, locali, "eventi" (questa è la parola magica!) che riuniscono le persone in vista, che sovente si ritengono (e sono ritenute) al top della scala sociale, nei quali l'unica differenza con la folla di via Torino è forse nel dispendio economico e nel costo delle cose, mentre per vuotezza di sguardi e della mente, inebetimento e letargia... siamo sullo stesso piano, se non su un piano ancora peggiore, perché vi si aggiunge la responsabilità (davanti alla propria umanità, a Dio e agli uomini) che la disponibilità di mezzi impone... e che viene invece sovente del tutto non rilevata o annegata in una triste e illusoria convinzione di fare già del bene (chi si ricorda la famosa figura del Porta: "Donna Fabia Fabron de Fabrian"...??? giusto per una gustosa lettura, metto qui il link al testo e alla traduzione).
Tutto questo, sia ben chiaro, lo scrivo senza nessuna pretesa di giudizio sprezzante o presuntuoso: solo mi preme accompagnare con dei fatti la constatazione di quanto sia importante "risvegliare nei cuori l'attesa", senza dimenticare che una simile opera - se non vuole scadere nella sterile critica di chi poi fa peggio - va necessariamente accompagnata con il proprio cammino personale e di preghiera: perché è il Signore che può fare, e non le sole nostre povere e fallibili forze.
Ma tutto questo, appunto, rende non meno, ma più urgente il risveglio!
Ed è l'augurio affettuoso che condivido con tutti voi, per questo avvento.

Buon cammino!!!

07 novembre 2010

ultime omelie dell'anno liturgico

Nel "solito" box ho messo le omelie dal 24 ottobre a oggi.
Buona festa di Cristo Re.
dfrancesco