una "strada virtuale" per camminare insieme, tenuta da un prete milanese di (40) (41) (42) (43) (44) (45) (46) 47 anni, sempre più felice della sua scelta di vita (che è poi il dono di un incontro e di una chiamata!) e di tutto ciò che essa comporta, tra cui in particolare la compagnia di tanti, tanti amici!

30 agosto 2010

Riprendere il cammino guardando dal punto di vista della realtà più vera: l'eterno!

Dopo un agosto segnato da qualche giorno di vacanza e da due settimane intensive di Russo, finalmente riprendo il servizio domenicale in Parrocchia. E le letture di quest'ultima domenica di agosto mi sembrano offrire alcuni spunti veramente preziosi: la figura di Eleazaro e le parole di S. Paolo ci invitano a considerare un modo diverso di giudicare la realtà, i nostri desideri, le nostre scelte e gli eventi che ci accadono e chiedono a noi di rispondere. E questo modo diverso è quello di chi considera che la nostra vita è destinata all'eternità, un'eternità che si concretizzerà in uno sguardo: quello che incroceremo con il Signore Gesù nel momento in cui da Lui ci verrà rivelato con piena chiarezza il significato di ogni singolo momento della nostra vita, alla luce del Suo Amore e della Sua promessa di vita. Sarà questo fascio di luce a dire anche la qualità delle nostre azioni, scelte e decisioni. E saremo noi i primi a riconoscere con folgorante certezza la distanza tra il Suo dono e la nostra risposta.

Ecco perché tutta la vita riceve un senso nuovo, a partire da questa rivelazione che è chiarissima nella Fede: Gesù, infatti, non mira a "sorprenderci", ma fin d'ora ci offre di guidarci, sostenerci e accompagnarci ad un'esistenza sempre più modellata sulla Sua, capace allo stesso tempo di gioire gustando la Sua tenerissima e verissima Presenza, e di volerne testimoniare la forza condividendola con quanti ci sono fratelli e sorelle nel cammino.
Questo significa "fissare lo sguardo sulle cose invisibili (ma verissime e "sostanziali") e non su quelle visibili ma destinate a perire": non una perdita di concretezza o di "presenza" all'oggi terreno, ma - al contrario - una reale possibilità di non buttare via il presente, riempiendolo di cose inutili, delle quali potremo soltanto pentirci, rimpiangendo lo spreco di tempo, energie e dignità.
Un compito così indispensabile oggi, in un tempo in cui sembra che si faccia di tutto per incentivare la superficialità dei desideri e l'anestesia delle coscienze...
Qui l'omelia di questa ultima domenica prima del Martirio di Giovanni Battista (secondo il Rito Ambrosiano): http://www.box.net/shared/fx2lyeq1hu

Buona settimana.



01 agosto 2010

Arrivederci, Sofia!!!

Arrivederci, Sofia!

Tra poco più di due ore sarò sull'aereo che mi riporta in Italia, concludendo così tre settimane e un giorno del mio primo soggiorno bulgaro.
Non è facile, a caldo, tracciare un bilancio esaustivo di questa esperienza. Ci sono però delle impressioni via via maturate, delle esperiente ripetute, delle constatazioni via via confermate che stanno facendo venire alla luce un giudizio complessivo (per carità! Sempre provvisorio e rivedibile, come è nelle umane cose e nella consapevolezza della mia fallibilità!) sui giorni passati.
Innanzitutto ho apprezzato la disponibilità estrema e il "buon carattere" complessivo delle persone. Sempre, quando ho avuto bisogno, ho trovato qualcuno disponibile ad aiutare, e anzi ho scoperto molta curiosità e stupore, che subito si tramutavano in un accenno di orgoglio, quando mi chiedevano di dove ero e spiegavo che ero un italiano venuto a Sofia per studiare il bulgaro (A studiare il Bulgaro? A Sofia? Un Italiano?), e che il soggiorno mi piaceva molto.
Alla disponibilità verso gli stranieri si unisce poi - per quanto ho potuto vedere - un'indole serena e capace di gioire con poco, con molto meno di quanto ormai è necessario a noi occidentali. Ieri pomeriggio ho passato con dei compagni di corso un paio d'ore in un bellissimo parco dei molti che ornano la città di Sofia: c'erano mamme, papà e nonni con bambini che giocavano e si divertivano, il tutto con molta tranquillità e tolleranza. Ho assistito allo scontro di due bambini (uno in bici, l'altro con una automobilina a batteria), e la cosa si è risolta in dieci secondi con l'intervento dei genitori e due sorrisi, mentre mi è capitato spesso, in Italia, di vedere nascere litigi e scambi di insulti per molto meno. E questo tratto l'ho poi ritrovato nei chioschi-ristorante, per strada, sui mezzi pubblici (qui, peraltro, è ancora vigente la regola non scritta per cui gli uomini si siedono solo se ci sono posti lasciati liberi dalle signore).
Venendo poi alle persone che ho accostato personalmente - sia relativamente al mio lavoro in Ambrosiana, sia a scuola - ho potuto trovare una disponibilità davvero ormai quasi sconosciuta da noi in Italia (senza parlare di Milano...), anche se sempre estremamente discreta e mai invadente. Piuttosto, e mi è capitato di parlarne esplicitamente, è la radicata convinzione che il tempo speso per le relazioni, le conoscenze, i reciproci favori, è sempre e comunque un tempo ben speso, e che le relazioni sono la vera ossatura anche di quello che si può fare nel campo lavorativo. Una lezione che cercherò di non dimenticare!

Certamente, ci sono poi anche i lati meno simpatici. Primo fra tutti, i segni di reale povertà che si colgono, e che sono maggiori (almeno in città) che da noi... persone che frugano nei cassonetti cercando da mangiare, oppure dedite alla "raccolta differenziata" (nel senso che cercano direttamente nei cassonetti qualcosa che sia rivendibile e lo caricano su carretti trainati da cavalli: un'attività, questa, che ho visto praticare soprattutto da persone di etnia tzigana) sono uno spettacolo quotidiano.
Oltre a questo, si sente ancora la pesante eredità del passato: case rovinate, strade con poca manutenzione, marciapiedi dissestati, mezzi pubblici di trasporto ai limiti della sopravvivenza (anche se ci sono dei segni di modernizzazione e le paline che segnalano i minuti d'attesa sono diffuse e funzionanti), grovigli di cavi che si accumulano sulle facciate e negli androni dei palazzi (le norme europee qui sono ancora da venire...): tutti segni del venir meno di un potere che organizzava tutto, che ha provocato - di contro - una estrema allergia alla cooperazione (dal decidere insieme la manutenzione di uno stabile di cui ormai si è diventati condomini, al coltivare insieme pezzi di terra meno frammentati e quindi potenzialmente più redditizi...) e,di conseguenza, una sorta di abbandono di molte buone pratiche di manutenzione e cura per l'ambiente in cui si vive.
Ancora,in ciò che resta di pubblico, si vede a volte continuare un modo di fare che non conosce più (o riserva a clienti paganti più facoltosi e disposti a spendere) le cose fatte "a regola d'arte": per esempio, la stanza in cui mi hanno alloggiato era appena stata rinnovata, mi hanno detto. Il rinnovamento è consistito nel dare una mano di bianco sopra una vecchia tappezzeria (che si intravede ancora qua e là...) e nel posare uno strato di finto parquet in plastica sul pavimento, ma senza tagliarlo a filo dello zoccolino, bensì lasciando salire, ripiegandolo, il rivestimento fino a cinque-dieci centimetri dal suolo, così da fare pieghe e lasciare varchi sul pavimento sottostante che sono la gioia degli scarafaggi (con i quali ho dovuto combattere a suon di insetticida che mi ero portato dall'Italia) e ricettacolo di sporco che si accumula...
Certo, è un'eredità pesante e che si concentra nel fatto - così mi hanno detto anche amici bulgari molto ben consci della cosa - che manca ancora una reale capacità di autonomia imprenditoriale ma anche personale. Ci vorrà ancora una generazione, mi hanno detto, perché i giovani imparino a saper gestire il lavoro proprio e altrui, dopo che per decenni l'iniziativa personale è stata in ogni modo schiacciata e invece, in seguito alla caduta del regime, si è poi come liberata, ma in modo artigianale, scoordinato e non di rado incoerente, dando vita a una miriade di intraprese durate lo spazio di un mattino, e che sovente si sono mangiate i pochi risparmi esistenti. E' anche per il venir meno di un sistema che - pur togliendo la libertà e la capacità di crescita personale - si "prendeva cura" in qualche modo di tutti, non facendo mancare i servizi essenziali e garantendo ordine e tranquillità (anche se devo dire che camminare alla sera per Sofia è probabilmente più sicuro che non farlo a Milano...).

Concludendo (ma senza la pretesa di esaurire alcunché), un appunto sulla fede che ho visto. Anche qui vi sono fatiche e contraddizioni, dovute anche al fatto che abbiamo generazioni intere che hanno appreso della fede solo quello che veniva trasmesso in famiglia, e che ora vivono la religione come una pratica "tradizionale" da recuperare, più che come una scelta di fede. Tuttavia si possono trovare iniziative reali di rievangelizzazione, di restituzione al popolo bulgaro del patrimonio reale di fede che l'ha accompagnato in una storia difficile di secoli e che ha segnato la riconquista della propria identità di nazione. Un percorso che non sarà agevole, ma che sarà certo favorito dalla Misericordia del Signore e dalla semplice e sincera devozione che ho spesso visto in anziani, ma anche in giovani e adulti.
Un cammino che non potrò non sostenere con affetto con la mia povera preghiera.
Come pure spero di riuscire a fare qualche piccola cosa, affinché l'immagine della Bulgaria in Italia goda della stima e dell'amicizia che davvero merita, e non sia ancora nutrita di soli pregiurizi (tra parentesi, ancora ieri, leggendo le tristi cronache politiche italiane, trovavo la definizione di "bulgaro" per il modo in cui si è svolto il "processo" a Fini e ai finiani. Non ho potuto non stizzirmi davanti a tanta ignoranza e stupidità nel ripetere luoghi comuni!).

E il cammino continua...