una "strada virtuale" per camminare insieme, tenuta da un prete milanese di (40) (41) (42) (43) (44) (45) (46) 47 anni, sempre più felice della sua scelta di vita (che è poi il dono di un incontro e di una chiamata!) e di tutto ciò che essa comporta, tra cui in particolare la compagnia di tanti, tanti amici!

27 luglio 2010

La pista bulgara - Notizie da Sofia - 6

Quelli trascorsi dall'ultimo aggiornamento del blog sono stati giorni davvero intensi... che mi sembra quasi impossibile poter raccontare compiutamente...

Mi affido allora a qualche impressione, aiutata dalle immagini, che spero dia almeno un'idea di quello che questo soggiorno bulgaro sta generando.

La scuola.
Vedete qua sotto una foto dell'Istituto Universitario per lo Studio delle Lingue Moderne, nel quale si tengono anche i corsi di Bulgaro per stranieri. Oggi ne è iniziato uno, rivolto a studenti provenienti dalla Turchia. Ieri è arrivata (e si è inserita in un corso già iniziato) una studentessa francese di lettere moderne che si sta laureando a Pisa e ha iniziato lì lo studio del Bulgaro.
Possono sembrare notizie da poco... e invece - a mio avviso - dicono molto relativamente a quello che si sta muovendo in Europa: ci sono ancora giovani desiderosi di imparare e conoscere, così come ci sono paesi (e non penso al nostro, purtroppo...) che stanno investendo moltissimo sulle giovani generazioni in una prospettiva di sviluppo e di miglioramento delle proprie condizioni di vita. E la Turchia è una di questi: quasi 60 milioni di abitanti, con un dinamismo economico molto vivace, e soprattutto con un potenziale umano (giovani) estremamente importante e capace di ragionare non solo in base a logiche individualistiche. Un amico di grande esperienza politica, geopolitica, culturale e umana, mi diceva: "Non serve pensare di fermare questi dinamismi. Piuttosto, bisogna far sì che i movimenti di crescita dei popoli che si affaccino trovino sbocchi che possano essere favorevoli anche per noi". Non credo sia semplice pragmatismo... piuttosto la definirei saggezza...

Ma torniamo alle "scoperte" di questi ultimi giorni.
Sabato ho potuto visitare il Monastero di Rila. Si trova a sud di Sofia, e rappresenta la "culla" del monachesimo bulgaro, legato come è al suo fondatore, san Giovanni di Rila (morto nel 946), veneratissimo nel paese e che per alcuni aspetti della vita mi ha fatto pensare a S. Francesco d'Assisi. Il monastero che porta il suo nome è stato più volte ricostruito, cambiato, ristrutturato, rifatto in seguito a terremoti e incendi... ma così come oggi conserva intatto tutto il fascino che mi è capitato di incontrare nei monasteri del Monte Athos (di cui in parte ricalca l'impostazione, con la grande chiesa - o katholikos - centrale e riccamente affrescata anche sull'esterno). Qui ho potuto trovare moltissimi pellegrini e turisti: ma quella che si respirava e vedeva nella Chiesa non era solo curiosità turistica, perché molte delle persone che si fermavano a pregare davanti alle reliquie del Santo erano chiaramente lì per un desiderio, un'implorazione, una richiesta profonda e sincera. Il monastero ha anche delle camere che vengono tenute come foresteria e sono aperte a uomini, donne, famiglie, che vogliono godere sia delle bellezze del monastero, sia del paesaggio di montagna con bellissime foreste di abeti, pini, castagni, noccioli, betulle... che si estendono a perdita d'occhio e rendono lo scenario davvero impressionante.
Nel monastero si trova anche un museo molto interessante e appena riallestito (con molto gusto e molta attenzione alle esigenze dei visitatori), nel quale ad esempio si può apprendere che questo monastero ebbe un ruolo importantissimo nella difesa della lingua e cultura bulgara e poi nella sua ripresa che coincise con l'avvio della lotta di liberazione.
Di monastero in monastero, dopo la visita a Rila mi sono diretto a Samokov, una cittadina nella zona montagnosa a sud di Sofia, dove sono stato accolto da una coppia di amici che mi hanno ospitato nella loro casa di campagna e mi hanno introdotto alla storia di questa città, che soprattutto in passato è stata uno dei principali centri culturali della Bulgaria e un punto d'incontro tra diverse culture e religioni. Centro metallurgico da secoli, Samokov ha visto nell'800 delle missioni protestanti che hanno lasciato una comunità evangelica, e la città ospitava anche una delle principali comunità ebraiche della Bulgaria, con una sinagoga che è sempre stata rispettata e che solo dopo l'89 un gravissimo atto vandalico ha distrutto con un incendio. Ma questo episodio sembra essere il risultato di decisioni prese al di fuori di una comunità, quella di Samokov, che ha sempre coltivato la tolleranza e il rispetto reciproco.
Ne è la prova la foto che trovate qui a fianco, che rappresenta la cupola della moschea: ebbene, è stata affrescata da pittori cristiani ortodossi, e quella che troneggia al centro è proprio... una stella di Davide! Vi assicuro che anch'io stentavo a credere a quello che stavo vedendo...!

Anche questo è un aspetto sconosciuto della Bulgaria: una terra dove, nonostante le grandi sofferenze patite proprio in nome delle differenti religioni, sono esistite (esistono?) anche situazioni caratterizzate da grande capacità di rispetto e convivenza.

A poche centinaia di metri dalla moschea, infatti, si trova un bellissimo monastero femminile ortodosso, caratterizzato dal fatto che le monache vivono in piccole casette indipendenti, nel recinto del monastero e nel cuore della città, con una chiesa aperta al pubblico. La maggior parte delle monache è anziana, e ho potuto conoscerne due di circa 90 anni: donne di grandissima statura spirituale e anche pienamente inserite nella vita del loro tempo. Pensate, sono venuto a sapere che perfino negli anni del socialismo reale, questo monastero è sempre potuto rimanere aperto e, anzi, più di una volta ha accolto importanti personalità di quella che veniva definita come la "nomenklatura" dei paesi del Patto di Varsavia.
Anche riguardo a questi temi, il viaggio in Romania mi sta facendo rivedere molti degli stereotipi e dei giudizi con i quali ero partito: senza voler fare del revisionismo d'accatto, e soprattutto senza la pretesa di aver capito tutto in così poco tempo, mi rendo semplicemente sempre più conto della superficialità con cui a volte il senso comune italiano fa riferimento a questo periodo storico e alle vicende d'oltrecortina.
Molto altro ci sarebbe da scrivere: ad esempio relativamente all'incontro con un pittore di Samokov che rappresenta la quarta generazione di una famiglia di artisti molto importanti per l'arte bulgara, e che oggi sta lavorando perché anche sotto il profilo artistico non si perdano saperi e conoscenze che sono un patrimonio di grande interesse: e anche qui scopri quali e quante impensate relazioni e collegamenti sono esistiti nel secolo scorso tra le avanguardie italiane ed occidentali e gli artisti bulgari...
Paradossalmente, c'era molto più scambio prima, quando era più difficile viaggiare per e da questi paesi, di quanto ve ne sia ora, quando l'unica logica sembra quella economica o, peggio, dello scadimento del gusto per il bello...

Vorrei concludere con un'immagine di fiducia: la fontana che si trova all'esterno della Chiesa del Monastero di Rila. Quasi a dire che lì, nell'atrio ove tutti possono sostare, si trova l'acqua buona che permette di far rifiorire le energie e ritrovare le forze per agire... e con una bambina che vi si accosta, simbolo di una nuova Bulgaria che ancora può ritrovare slancio e vigore.
E mi balena un'idea... sarebbe davvero bello poter portare altri amici italiani a condividere queste meraviglie! Chissà...

don francesco



23 luglio 2010

La pista bulgara - Notizie da Sofia - 5

Giovedì, dopo la scuola e lo studio, la gentilezza di un'amica mi ha permesso di visitare il Museo Etnografico e la Galleria dell'Accademia, la più importante collezione di pittura (a soggetto profano) bulgara. Ambedue le collezioni sono ospitate nel centro di Sofia, in quello che era il Palazzo Reale prima del casato Battenberg e poi del casato Sassonia-Coburgo-Gotha, che hanno retto la Bulgaria dalla fine dell'800, dopo la liberazione dai Turchi, fino al 1946. Purtroppo la collezione del museo etnografico - che ha un importante patrimonio di costumi e oggetti tipici del folklore delle diverse parti della Bulgaria - è esposta solo in minima parte, per lasciare spazio ad altre mostre di pittori contemporanei. E' un vero peccato, perché questi costumi raccontano storie antichissime e parlano di riti e usanze che spesso affondano le loro radici nell'epoca precristiana e del primo regno bulgaro, facendoci cogliere anche tutta la ricchezza delle vicende che avviarono la nascita della Bulgaria insieme alla sua identità cristiana (una storia davvero complicata, come sto imparando, perché la cristianizzazione della Bulgaria avvenne purtroppo in collegamento a una lunga controversia tra il Papa e il Patriarcato di Costantinopoli e l'Imperatore bizantino, riguardo a chi avesse giurisdizione sul territorio appena acquisito al mondo cristiano). In particolare, mi ha colpito come i due poli dell'anno liturgico (Pasqua e Natale) abbiano coagulato intorno a sé quelli che gli antropologi chiamano "riti di passaggio" dalla fanciullezza all'età adulta. Infatti, nel periodo natalizio avveniva il passaggio dei cosiddetti "colendari", ovvero giovani che andavano di casa in casa, vestiti con un lungo mantello di lana e con un bastone da pastore, a raccogliere dolci e a cantare canzoni natalizie: quasi un ripercorrere una logica della "mendicità" e dell'annuncio di pace che si voleva alla base della coscienza di ogni uomo, nella consapevolezza che la propria identità si costruisce a partire dal dono che ti fa l'av-venire di Cristo nella sua Incarnazione. E appena prima di Pasqua, nella domenica detta "di Lazzaro", in cui si rileggeva la storia dell'amico di Cristo da lui resuscitato, avveniva l'uscita delle "Lazzare", ovvero delle giovani da marito che si presentavano con i costumi tradizionali e andavano al fiume a gettare un anello chiedendo la grazia di potersi presto maritare. Anche in questo caso il riferimento più immediato è quello che vede il fiorire alla fecondità e all'amore come una "rinascita" simile al tornare alla vita di Lazzaro; ma forse, in questa connessione potremmo leggere anche un richiamo alle figure di Marta e Maria, donne che grazie alla loro fede in Gesù poterono sperimentare non solo un "presagio" della Resurrezione, ma anche il mistero della com-passione umanissima e piena di Cristo per il loro dolore.


Un proverbio bulgaro dice(va) che "il ragazzo che non ha fatto il colendaro, e la ragazza che non è stata 'lazzara' non possono sposarsi",segnando così come fondamentale questa esperienza di "passaggio". Certo, molti porranno l'accento sul retroterra pagano di questi "riti di passaggio", ma perchè non dovremmo poterci leggere una forma popolare ma profonda di "incarnazione" del Vangelo, ovvero di sua riproposizione nell'esperienza concreta di un popolo?
Ancora, mi ha colpito imparare come ai pani speciali che si preparavano per Pasqua e per Natale - a forma di ciambella e decorati -, nonché alle uova dipinte per Pasqua, veniva affidato il compito di esprimere l'amore della sposa per lo sposo, attraverso la ricchezza e bellezza delle decorazioni, ricche di motivi simbolici quali il volo degli uccelli come segno della risurrezione, i fiori e i frutti come simbolo di fecondità...

La Pinacoteca, dal canto suo, mostra una pittura "profana" la cui nascita coincide con il rinascere del sentimento nazionale e con il desiderio di celebrarne i valori e gli avvenimenti. Così si possono vedere inannzitutto quadri che testimoniano la riscoperta di una identità fortemente legata alla terra e ai villaggi (i luoghi dove più era possibile sfuggire al controllo turco), l'esaltazione degli affetti familiari come luogo di coltivazione dell'umanità e dei valori costitutivi della dignità della persona, la descrizione delle guerre di liberazione e, nei pittori più importanti, a cavallo tra '800 e '900, la riproposizione in uno stile che ricorda gli impressionisti, ma anche Gauguin e la pittura naif, con alcuni quadri di grande delicatezza e bellezza.
Colpisce molto, nell'attuale allestimento, la totale assenza di opere dal 1947 in poi... ovvero del periodo comunista. Certamente un'omissione voluta (come pure al museo storico nazionale manca quasi completamente questo periodo), e che dice come sia ancora difficile poter ricavare un giudizio storico sufficientemente "distaccato" (per quanto possibile...) sulla seconda metà del secolo XX.
Queste visite, ma soprattutto gli incontri con le persone, mi stanno provocando con interrogativi che si fanno sempre più insistenti, e che riguardano il modo in cui noi "occidentali" (mai come ora questo termine mi è parso ambiguo e tutt'altro che simbolo di superiorità!) ci poniamo nei confronti non solo della Bulgaria, ma anche dei popoli che ebbero a vivere lo status di "oltrecortina". Certamente, la prima cosa di cui ci si rende conto - già l'ho detto - è la profonda ignoranza che regna da noi relativamente ai paesi dell'Est europeo. Ma questa ammissione non può - almeno per me - non andare di pari passo con la consapevolezza che una simile lacuna è un male anche per noi! E che non è corretto continuare a pensarsi coltivando uno spesso malcelato senso di superiorità nei confronti di queste nazioni. Infatti, da un lato qui si possono toccare con mano i tentativi di infiltrare non tanto il modello di sviluppo occidentale basato sull'economia di cui stiamo patendo tutte le storture, ma anche il coacervo di illusioni e di anestesie della mente e del cuore di cui noi stessi siamo vittime da decenni; dall'altro non si può non sentir nascere dentro di sé la nostalgia di quello che potremmo ricevere e che ci manca, se solo potessimo fare un po' di spazio al patrimonio culturale, religioso e storico della Bulgaria (ma anche degli altri paesi orientali d'Europa).
E mi sento molto a disagio quando penso a cosa per noi è stata (e per molti è) la considerazione della Bulgaria...

Sono - questi - poco più che pensieri in libertà... che avranno bisogno di riflessione e di "decantazione". Ma certo mi sembra chiaro che una delle attenzioni più importanti sia quella di favorire gli scambi e la collaborazione con quanti portano avanti - tra mille difficoltà - la cultura della Bulgaria: sono persone di capacità sovente fuori dal comune, abituate a lavorare con una profondità e serietà spesso da noi latitanti... e nello stesso tempo sono coraggiose, perché qui in Bulgaria i più "intelligenti" (così pensano) si spostano sui versanti non solo della finanza, ma purtroppo più spesso del guadagno facile, senza badare troppo per il sottile (...). Chi in Bulgaria oggi si occupa di letteratura, di storia, di archeologia, di filosofia, di iconografia, svolge un compito prezioso anche per noi, perché fa sì che non vada perduto quanto può rendere anche noi più umani.
Qui inizio a immaginare anche il senso della Classe di Slavistica, di cui mi sto occupando, e che sta alla base dei mio trovarmi qui: un luogo capace di favorire una "comunione di umanità" capace di rimettere al centro quanto di più elevato è capace di produrre l'animo umano, sostenuto dalla Fede e dal desiderio del Vero, del Bello e del Bene.

Il post è divenuto tanto lungo... e domani e dopo mi aspettano altre occasioni di conoscenza e d'incontro. A presto!

20 luglio 2010

La pista bulgara - Notizie da Sofia - 4

Anche oggi la giornata ha riservato una bellissima sorpresa: con i compagni e la docente del corso di Bulgaro siamo andati a visitare il Museo storico Nazionale bulgaro, collocato in quello che una volta era il palazzo grandioso fatto erigere dal leader comunista Zivkov negli anni 70 quale sede di rappresentanza sua personale e del governo. Nelle grandi sale sono collocati oggetti preziosissimi - sia per il valore storico sia, spesso, per quello artistico e materiale - che permettono di cogliere in un unica sede tutta l'evoluzione storica della Bulgaria: dalla preistoria e dalla civiltà dei Traci (nella foto una parte dei tesori di questo popolo), al periodo bizantino e protobulgaro, al secondo regno Bulgaro (XII secolo) al rinascimento e alla lotta per l'unità nazionale (XVIII-XX secolo) per concludersi con un cenno all'ingresso nella UE e nella NATO della Bulgaria post-comunista.

Anche dal punto di vista museale, l'esposizione è davvero ben congegnata e capace di non stancare il visitatore. Fa pensare la mancanza dal panorama storico del periodo socialista (1946-1989), che certo ancora è troppo vicino per poterne dare una visione storica obiettiva... l'impressione (del tutto personale) non è che lo si voglia negare, ma che piuttosto si faccia fatica a tracciarne una rappresentazione che non risenta del vissuto personale di chi lo ha personalmente attraversato... forse, nei prossimi anni potremo vedere il completamento della presentazione del museo.
In ogni caso, anche la foto mostra la qualità degli oggetti rinvenuti in campagne di scavo tutt'altro che esaurite, e che potrebbero portarci nuove scoperte.
Nel tardo pomeriggio sono stato alla chiesa cattolica di S. Giuseppe, dove ho potuto partecipare alla S. Messa. Mi ha stupito vedere più di una ventina di persone: considerato il numero dei cattolici a Sofia, una partecipazione notevole. Mi ha commosso per la prima volta sentire la messa in bulgaro: una lingua che sempre più amo (anche se comincia ad essere faticoso tenere a mente tutte le regole, che sono tante perché il corso è di sole tre settimane e bisogna correre come treni...) e che nello stesso tempo sono più abituato a vedere impiegata nelle cerimonie ortodosse. Ma in ogni caso è stato davvero bello potersi incontrare con la piccola comunità cattolica locale.
Buona serata!
dfrancesco

18 luglio 2010

La pista bulgara - Notizie da Sofia - 3

Un'altra giornata di approfondimento della conoscenza della Bulgaria, oggi, con la visita alla città di Koprivstitsa, culla della rivolta del 1876 (soffocata nel sangue dai Turchi), che diede l'avvio al "risorgimento bulgaro". E' oggi una piccola cittadina di circa 2500 abitanti, ma ospita una serie di case-museo tenute molto bene, che conservano arredi e suppellettili del XIX secolo. E qui iniziano le sorprese: il paese è a 950 metri slm, è immerso in un incantevole panorama di foreste di ogni tipo (betulle, abeti, platani, gelsi...) e ti soprende per la sua bellezza.

Ma nello stesso tempo la cosa più interessante è la scoperta che nel 1800 qui erano fiorenti i contatti e le comunicazioni (non solo commerciali, ma anche con scambio di idee e di conoscenze) con Vienna e Parigi, con Alessandria d'Egitto e con Istanbul. Le signore vestivano stoffe parigine e usavano ceramiche che arrivavano via Vienna dalla Boemia. I loro mariti commerciavano con l'Italia e con l'Egitto, e si tenevano al corrente degli avvenimenti di tutta Europa. E fu anche questo il modo in cui - a partire dalla fine del '700 - iniziarono a maturare prima le scuole in bulgaro (proibite dagli ottomani) e poi i circoli in cui si iniziò a coltivare l'idea della libertà e della coscienza nazionale. La rivolta del 1876 fu soffocata nel sangue, ma segnò la rinascita della letteratura e della poesia bulgare, e diede l'avvio all'intervento russo che costrinse i Turchi a capitolare e a concedere ai Bulgari - con la pace di S. Stefano del 1878 - una prima forma di indipendenza, purtroppo limitata e insufficiente a causa dell'opposizione delle potenze occidentali (soprattutto Austria ed Inghilterra). Una delusione cocente per i Bulgari, che tuttavia seppero poi continuare a partire dal poco che avevano ottenuto.
Mi veniva da pensare come di tutto questo in realtà da noi non si sappia quasi nulla... certo, non si può coltivare la pretesa impossibile di sapere tutto, ma quando si parla di Europa, davvero l'ignoranza della storia può renderci miopi nei giudizi (e, credetemi, non penso proprio che la maggioranza dei nostri parlamentari europei abbia conoscenze della storia particolarmente approfondite...) e farci pensare di essere noi quelli che "integrano" o "accolgono" in Europa nazioni che ne fanno parte dall'alba della nostra storia...
Una parola - passando a temi più leggeri - merita la descrizione della cucina bulgara più "tradizionale", che ho potuto oggi sperimentare: una sorta di focaccia con olio, aglio e spezie, una minestra di trippa cotta nel latte e condita con spezie, peperoncino, aglio e aceto, una salsa di melanzane, peperoni, pomodori grigliati e passati, condita con aglio, prezzemolo e olio, una specie di hamburger fatto con carne, formaggio e spezie poi passato alla griglia, un piatto di uova, burro e formaggio e - dulcis in fundo - un dessert fatto di yogurt bulgaro (molto compatto e di consistenza simile a un gelato) con fragole di bosco.Credeteci o no, un pranzo veramente ottimo, dalla prima all'ultima portata! Come mi ha detto un amico bulgaro: "Non è un po' un vostro mito che solo gli italiani sanno mangiare bene?". So che mi attirerò le ire di molti... ma penso che non abbia tutti i torti! Basta essere aperti alle nuove esperienze!
Per concludere "seriamente", mi veniva da pensare come mai i posti bellissimi (sia dal punto di vista naturale, sia da quello storico-monumentale) che ho visto, non siano affatto pubblicizzati in Italia.
In fondo, con 100 Euro si può volare andata e ritorno da Orio al Serio a Sofia, e qui i prezzi dei trasporti e delle infrastrutture (a Koprivstitsa ci sono moltissimi deliziosi "alberghi familiari" o - meglio - bed and breakfast, dove con un pizzico di spirito di adattamento ci si trova comunque benissimo, non meno che nelle case dei pescatori nelle isolette in Grecia...) sono comunque molto abbordabili per i nostri standards...
Domani si riprende con lo studio del bulgaro! Da Sofia è tutto, buona settimana!

17 luglio 2010

La pista bulgara - Notizie da Sofia - 2

Inizio con una veduta del tramonto, così come appare dalla mia finestra.

Anche a Sofia ha iniziato a fare un caldo abbastanza forte, ma certo non ai livelli sperimentati oggi (36) nella zona verso i monti Rodopi, catena che segna il sud della Bulgaria, al confine con Serbia (Kossovo), Grecia e Turchia. Grazie alla grande disponibilità di due cari amici ho potuto visitare il monastero di Backovski, la Rocca di Asen e la città di Plovdiv, l'antica Filippopoli. Un viaggio in un mondo molto diverso dall'aspetto urbanizzato di Sofia.
Come lasci la capitale, ti trovi immerso in una piana con dolci colline coperte prima di campi (bellissimi quelli di girasoli) e poi di boschi e foreste fittissimi, a perdita d'occhio. Ma la bellezza quasi selvaggia e imponente della natura si unisce a una storia tormentata e complessa, che però - conoscendola a poco a poco - rende ragione di molto della realtà che qui si incontra. Provate a immaginare per un attimo cosa sarebbe dell'Italia se dal Trecento all'inizio dell'Ottocento il suo territorio fosse stato occupato da un regime che sistematicamente cercava di distruggere tutte le forme di identità del paese e del popolo: vietando l'uso della lingua, limitando con continue vessazioni l'esercizio del culto e mettendo enormi restrizioni alla costruzione di edifici sacri, adoperandosi per cancellare il più possibile le tracce del passato, cercando di mantenere il più possibile basso il livello culturale della popolazione e - infine - imponendo l'odioso tributo del sangue, per cui un figlio maschio di ogni famiglia doveva essere consegnato agli invasori per venire forzatamente convertito alla loro religione e diventare membro di un corpo scelto fanaticamente fedele al servizio del regnante oppressore.
Ebbene, tutto questo è capitato alla Bulgaria sotto la dominazione ottomana. E solo a partire dalla metà del 1700 si ebbero delle forme di ripresa dell'identità culturale e religiosa, linguistica e artistica di un paese che aveva dato - a partire dal IX secolo - grandissimi contributi alla costruzione dell'identità degli Slavi come parte del popolo e del mondo cristiano.
Per questo, oggi i miei amici mi hanno portato a vedere innanzitutto il monastero di Backovo, fondato nell'XI secolo, nel quale sono conservati alcuni dei dipinti più antichi dell'arte bulgaro-bizantina, soprattutto in una meravigliosa chiesa poco fuori dal recinto del monastero e immersa in una grandiosa vallata ricoperta di vegetazione, che ancora oggi è destinata ad accogliere le ossa dei monaci defunti, e dove da 10 secoli riposano i resti di tutti i monaci che hanno vissuto in quel monastero, attendendo tutti insieme - come diceva la guida - la resurrezione della carne e la vita eterna.
Mentre visitavo la chiesa, le cui pitture mostrano quanto questo monastero si sapesse inserito in una grande tradizione spirituale e monastica (alle pareti c'erano ritratti di santi copti, siriani, armeni, georgiani, greci...) mi veniva da pensare con commozione al miracolo avvenuto per secoli in quel luogo e che ancora continua, e cioè la possibilità di mantenere viva la presenza del Vangelo nonostante tutte le avversità esterne e interne, proprio grazie alla continua lotta di questi monaci per riuscire ad essere testimoni del vangelo al di là delle loro povertà e della precarietà delle situazioni. Nelle chiese del monastero, infatti, oggi si vedevano arrivare molte famiglie con bambini che dovevano essere battezzati: è una pratica - mi diceva la mia amica - che è in ripresa, dopo la fine del comunismo. Eppure, spesso chi viene a far battezzare un figlio lo fa senza in realtà sapere molto del cristianesimo: sovente prevale un desiderio di protezione, un vago sentimento religioso, che però ha tanta strada da percorrere per diventare una fede vissuta. E i monaci sono pochi, e spesso non hanno - salvo alcune eccezioni - nemmeno la formazione e la mentalità per essere annunciatori del Vangelo (la loro figura è molto venerata, ma anche tenuta molto a distanza, almeno così mi è capitato di vedere più volte), così che ancora non si capisce se ci si trovi davanti a un risveglio della fede o meno.
Anche a Plovdiv, oltre a un meraviglioso teatro romano (subito mi è venuto in mente il paragone con quello greco di Taormina), ho potuto assistere a una scena che mi ha toccato: la gente in fila per poter venerare un'icona miracolosa della Vergine, portata in Bulgaria per qualche giorno dal Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo, che proprio oggi si trovava a Plovdiv per la festa di S. Marina, una santa che gode di grande venerazione. Anche in questo caso, la gente in fila era un po' di tutti i tipi... eppure erano lì, sotto un sole da 36 gradi all'ombra, in attesa di poter entrare a pregare...Poco dopo, nelle viuzze del centro "storico" di Plovdiv, ti colpisce vedere come i resti delle mura bizantine siano stati inglobati nelle case, e come al di là di quanto è così stato conservato, quello che resta risalga appunto all'epoca della lotta per l'indipendenza.
Ma in questa città, oggi, i problemi sono anche legati alla vicinanza di quattro (o cinque) frontiere: Kossovo, Serbia, Macedonia, Grecia e Turchia. Con una minoranza turca molto agguerrita e che sta comperando terreni e case, e impiantando attività nelle quali vengono assunti solo immigrati turchi: e mentre te ne parlano senti come sia palpabile l'ansia di chi teme di essere colonizzato e nuovamente spossessato non solo della propria terra, ma della propria identità. E cogli lo sgomento e la sofferenza per il fatto che si pensi ad allargare l'Unione Europea alla Turchia, mentre ben pochi si ricordano che altre nazioni da sempre appartenenti all'Europa e alla cultura cristiana - come la Serbia, la Croazia, il Montenegro e la Macedonia - ancora ne sono lasciate ai margini... Certo, sono discorsi non "politically correct", ed è facile venire tacciati di integralismo o di volontà di acuire le contrapposizioni, facendoli... ma vi assicuro che il punto di vista di chi si trova in questa parte dei Balcani, è davvero molto diverso. E non ho colto né odio, né rabbia, ma solo la disillusione di chi sa che le nostre orecchie occidentali sono troppo spesso sorde davanti a questi discorsi, perché troppo occupate a salvaguardare i nostri privilegi e semmai a far pensare agli altri che sono l'unica cosa per cui vale la pena vivere...

Ma davvero possiamo continuare ad essere convinti di questo?

Buona domenica.


15 luglio 2010

La pista bulgara - Notizie da Sofia - 1

La mia "avventura" bulgara inizia con l'accoglienza all'aeroporto da parte della Professoressa Velinova, vicedirettrice di un importante centro per lo studio dei manoscritti bizantini e paleoslavi di Sofia. Ha avuto la squisita gentilezza di venirmi a prendere con un collega per accompagnarmi all'alloggio e mostrarmi il luogo dove studierò. E infatti il pensionato del centro per lo studio delle lingue straniere dell'università di Sofia è la nostra meta e anche il primo impatto con la realtà bulgara. Mi ero preparato a trovare qualcosa di molto spartano (pensando ai nostri pensionati per studenti e alle strutture pubbliche in genere), ma quello che ho incontrato mi ha immediatamente fatto pensare al romanzo 1984 di George Orwell, laddove descrive gli "appartamenti della Vittoria", infiniti blocchi di casermoni di cemento in perenne situazione di degrado.
Beh, mi posso ritenere comunque fortunato, perché ho a disposizione una camera solo per me con due letti, un tavolino, due comodini e due sedie che sono sempre in procinto di disassemblarsi, e costringono a un controllo costante della propria posizione per non trovarsi a terra. Sorvolo poi sulle installazioni igieniche, poiché sarebbe tema poco consono a un blog...
Proprio davanti al pensionato, al di là della strada, si trova il centro commerciale "sky city". E qui iniziano le contraddizioni, talmente lampanti e numerose da lasciare quasi interdetti. Il centro commerciale - che non è nemmeno il più grande di Sofia - è completamente occidentale in stile e contenuti: grande porta girevole, che da su un ampio atrio con internet cafè alla moda, e su cui si aprono tre piani di negozi di tutti i generi: elettronica, abiti, scarpe, accessori, l'onnipresente biancheria intima (mi chiedo se non sia diventata la principale occupazione degli europei quella di scegliersi le mutande... a questa stregua non stupiamoci se qualcuno dice che siamo una civiltà in via di distruzione!), prodotti di bellezza, accessori per la casa, servizi finanziari e assicurativi, una banca, un supermercato (che presto diviene la mia àncora di salvezza, poiché il pensionato non fornisce nulla, se non le lenzuola). Qui tutto è pulito, nuovo, luccicante, non importa se a dieci metri le strade non ricevono manutenzione da anni e anziane signore vendono ciambelle fatte in casa e custodite in un sacco di iuta posto per terra. I prezzi nel centro commerciale sono quasi occidentali, in presenza di una valuta (il lev) che vale poco più di mezzo euro. E qui si coglie una cosa interessante: nel supermercato, i generi di primissima necessità sono a prezzi decisamente bassi (per i nostri standard occidentali), ma appena si abbandonano le (poche) marche bulgare, ecco che i prodotti di importazione non hanno prezzi molto diversi dai nostri. Mi hanno spiegato degli amici bulgari che molte famiglie hanno parenti in campagna, che provvedono ai generi di prima necessità (pollame, uova, verdura e frutta), così che questi sono assicurati quasi a costo zero. Per tutto il resto, invece, si usa lo stipendio o - molto spesso - ciò che arriva dai parenti emigrati all'estero: mi hanno detto che su 8 milioni di abitanti, ne sono emigrati già due... ovvero circa il 25%.
Al di là del fattore economico, devo dire di aver trovato in stragrande maggioranza persone educate e disponibili, non di moltissime parole ma pronte ad aiutarti quando si accorgono che sei straniero e non riesci ad esprimerti: chi sa l'inglese ti si accosta e ti aiuta con il tramviere o il negoziante.
Lunedì è iniziato il corso di lingua bulgara presso il dipartimento universitario di lingue. L'edificio rispecchia in pieno quanto detto prima, ma siamo in sei in una piccola aula per otto persone, con una insegnante davvero preparata e molto competente, che nel giro di due ore aveva già perfettamente inquadrato il gruppo assai eterogeneo: una coppia di israeliani che lavorano in Bulgaria, un palestinese che fa l'imprenditore di autotrasporto, un coreano la cui moglie studia canto lirico all'Accademia musicale di Sofia, una dottoranda in antropologia della Columbia University di New York, che ha un fidanzato bulgaro-valacco, e il sottoscritto. Le lezioni coprono quattro ore, ma dal secondo giorno ho avuto la possibilità di avere un'ora in più tutti i giorni, solo con un altro studente e la medesima professoressa: una spesa modica ma una possibilità importante per ricavare il massimo da queste tre settimane.
Ho poi avuto la possibilità di visitare il Centro "Ivan Dujcev" per lo studio dei manoscritti bizantini e slavi, che è come una piccola oasi di bellezza e di cultura: non è infatti ubicato in un edificio scolastico, ma nella casa che fu del professore (tra l'altro dottore alla Sapienza di Roma!) da cui ha preso il nome. In questa piccola villa in una zona residenziale di Sofia vengono custoditi, studiati, restaurati manoscritti di grande valore, da un piccolo gruppo di studiosi che hanno una passione e una capacità veramente sorprendenti.
Mi hanno detto che loro hanno, rispetto a noi occidentali, una grande fortuna: quella, cioè, di essere stati costretti dalla povertà a fare tanto con pochissimi mezzi, e insieme a conoscere e curare costantemente il valore delle relazioni e delle amicizie, unica via per raggiungere risultati che altrimenti sarebbero impossibili. Sono parole che ritengo profondamente vere, mentre sto sperimentando sulla mia pelle cosa significhi imparare a gestire situazioni molto meno protette delle nostre in Italia, e pure già sapendo di avere molti "ammortizzatori" rispetto a chi qui ci vive sempre.
Mi ha colpito moltissimo la dinamicità e la capacità di fare dei giovani ricercatori che ho visto al Centro, ma anche di molti che vedo in Università. Non è soltanto la volontà di affermarsi e di migliorare il proprio tenore di vita (che pure ci sono, e sono comprensibilissime), ma c'è anche la capacità di appassionarsi allo studio e alla storia, qualità certò rara e non legata a brame di guadagno...
Un pomeriggio ho poi avuto la possibilità di prendere il tram e andare fino al centro della capitale. Lì si vede il desiderio di corrispondere a standard "occidentali", ma insieme la fatica di recuperare una storia che esiste (dal regno dei Traci secoli prima di Cristo e dell'epoca romano-bizantina) e purtuttavia è stata pesantemente segnata dalle distruzioni e soprattutto da quel "rullo compressore" per la cultura bulgara che fu l'impero ottomano. Poche sono le vestigia del passato che sono rimaste, e i monumenti più segnalati sono sovente ricostruzioni successive al 1877 (liberazione da parte dell'esercito russo) o addirittura alla fine della guerra balcanica dell'inizio del secolo XX.
Ora devo rimettermi a studiare per la lezione di domani, e poi ancora devo fare la spesa per questa sera.
Non è ancora trascorsa la prima settimana, ma questi giorni già mi stanno offrendo una prospettiva nuova e bella per il lavoro che mi aspetta con la Classe di Slavistica. Non si tratta, infatti, solo di favorire degli studi: piuttosto, penso sia un lavoro importante quello di riportare alla nostra sazia e distratta coscienza occidentale il valore di lingue e culture che hanno costruito la storia d'Europa non meno di quelle latine e germaniche. Anche perché questi popoli sono ormai tra noi, e davvero è miope e presuntuoso voler vedere gli immigrati di lingua slava solo come forza lavoro a buon mercato, in grado di supplire alle carenze del nostro welfare e di permetterci di mantenere standard di vita incomprensibili.
Certo, molti lavorano perché le differenze rimangano, e perché anche le popolazioni dell'est (e del sud...) diventino presto preda dell'illusione occidentale e quindi sciocchi burattini di chi ha fatto del profitto il proprio dio...
Ma per fortuna, sappiamo che questo idolo (e non dio!) ha i piedi d'argilla, e che la sua più grande debolezza è proprio il credersi invincibile e ineliminabile. Ma noi sappiamo che è un Altro che ha vinto il mondo. E le absidi e le cupole delle Chiese ortodosse, nelle quali campeggia sempre il Cristo Pantocrator, ce lo ricordano, come lo hanno ricordato a generazioni e generazioni di bulgari che hanno passato la vita sotto un giogo (prima quello ottomano, poi quello comunista) che voleva persino impedir loro di professare la fede in Cristo. Ma gli ottomani sono passati, i comunisti sono passati... passeranno anche i sacerdoti del profitto... e noi dobbiamo solo pregare di mantenerci nella fede e nella comunione con l'umanità divina di Cristo, nella sua Chiesa.

10 luglio 2010

Verso Oriente: una nuova avventura alla ricerca di... Sofia!

Mentre raccolgo nel box più in basso le ultime omelie di questa serie (quella di domenica 4 e quella di un matrimonio sabato 3), sto per lasciare l'amata Milano per trascorrere un periodo di studio di 3 settimane (fino ai primi di agosto) in terra bulgara, per l'esattezza a Sofia. Spero di trovare anche lì un facile accesso a internet, così da poter condividere la scoperta di questa città che porta un nome splendido e collegato alla Divina Sapienza (Sophia, in greco, poi traslitterata nelle lingue slave).

Colgo volentieri l'occasione per invocare per me e per tutti i lettori di questo blog la benedizione accompagnatrice del Signore.
A presto.
dfrancesco