una "strada virtuale" per camminare insieme, tenuta da un prete milanese di (40) (41) (42) (43) (44) (45) (46) 47 anni, sempre più felice della sua scelta di vita (che è poi il dono di un incontro e di una chiamata!) e di tutto ciò che essa comporta, tra cui in particolare la compagnia di tanti, tanti amici!

28 dicembre 2010

S. Stefano, ovvero il reale martirio (diffidate delle imitazioni!)



Quest'anno la festa di S. Stefano primo martire ha avuto una particolare nota, perché è capitata in domenica e quindi (secondo quanto detta l'antica tradizione del rito ambrosiano) è stata celebrata con solennità e vissuta da tutti i fedeli come celebrazione domenicale.
Un'importante occasione per riflettere sul reale significato del martirio cristiano, che è sempre innanzitutto la testimonianza indissolubile della fedeltà a Cristo e dell'amore e del perdono verso i propri uccisori, e quindi non può essere MAI confuso con manifestazioni pseudoreligiose nelle quali vi sono persone che deliberatamente uccidono sé ed altri.
Non penso sia inutile ricordarcelo.
Un mio caro amico, cristiano cattolico di etnia e lingua araba, mi disse pochi mesi fa: "Vedi, noi arabi cristiani siamo odiati da una parte perché arabi, non importa se cristiani e magari perfino con cittadinanza israeliana, e dall'altra perché cristiani, non importa (anzi, è peggio!) se di stirpe, lingua e cultura araba. Anche arabi e israeliani spesso si odiano, e applicano implacabilmente la legge del taglione e la vendetta. Solo noi cristiani non possiamo e non vogliamo vendicarci, ma siamo chiamati a perdonare e a non rispondere con la violenza. Questa è la differenza, questo è per noi essere cristiani".
Mi sembra che siano parole importanti su cui riflettere, così come mi sembra davvero importante fare di tutto per sostenere i cristiani perseguitati in Medio Oriente (e non solo). Perché sempre ci sarà chi vorrà farci credere che è colpa anche (se non del tutto) di quei Cristiani che sono uccisi e perseguitati... Ma sappiamo bene quanto spesso queste sono calunnie che mirano a cancellare ogni differenza, e nascono per diretta ispirazione del "padre della menzogna".
"Intelligenti pauca", dicevano gli antichi, ovvero: "bastano poche parole per capire, a chi ha senno"...

Qui sotto il box con le ultime omelie, compresa quella di e su S. Stefano

25 dicembre 2010

Il dono del Natale: un Amore senza limiti non è solo possibile, ma reale!

Ecco il link (cliccare qui) all'omelia di Natale (la trovi da scaricare, se preferisci, anche nel box più sotto).
E' il modo che scelgo quest'anno per Fare a tutti gli auguri più sinceri.
Il Signore Gesù nasce a Betlemme per mostrarci la realtà di un Amore senza confini. E la sua nascita riaccade anche quest'anno perché oggi più che mai abbiamo bisogno di riscoprire per mezzo della fede questa Presenza che ci libera dalle ristrettezze del cuore e della mente, rendendoci capaci di alzare lo sguardo e riconoscere che esiste un Amore che non si lascia fermare dalle nostre povertà.
E tutto questo avviene perché Dio ha deciso di venire a condividere in tutto, senza sconti, la nostra condizione di uomini, con tutte le sue contraddizioni. Ma in questo modo, prendendo forma di bimbo, fanciullo, adolescente e adulto, ha mostrato di amare la nostra umanità in un modo inimmaginabile, più di quanto noi stessi ci amiamo: perché noi troppo spesso non solo ci facciamo del male e non rispettiamo noi stessi, ma perfino continuiamo a falsificare la gioia, a mentirci reciprocamente indicandocela là dove non esiste del tutto, o facendo sì che quelle gioie destinate ad esserci compagne e sostegno durante il cammino verso l'Eterno, diventino esse stesse fine ultimo, pervertendo così anche i doni più belli. Perché se voglio bene a una sposa, uno sposo, un figlio, una figlia, un padre, una madre, senza che il mio volergli bene desideri aiutarli a crescere in libertà e conoscenza del Signore, allora il mio amore è tragicamente illusorio e può perfino diventare solo il paravento che nasconde il contrario dell'amore: la mia volontà di possesso dell'altro così da legarlo solo a me.



Ecco perché le immagini più vere del Natale sono sempre quelle in cui Maria offre Gesù: mostra così di essere la prima discepola, capace di amare il Figlio con tutta se stessa, e proprio per questo capace di donarlo, di lasciarlo libero di compiere il Suo cammino di dono di sé, persino di sacrificio di sé, perché ricolmo dell'amore dell'Eterno Padre, ma anche della cura liberante di Maria.

Ancora una volta, questo Bimbo ci insegna un modo di amare la cui Verità e Bellezza è più grande di ogni altra che potremmo immaginare.
Quando facciamo un dono ai nostri bimbi, o agli amici, dovrebbe essere proprio questo il senso: vorrei essere io stesso un dono per te, come tu lo sei per me. E ti faccio un regalo nel giorno del Natale, perché è Cristo ad averci insegnato un dono di sé che non obbliga, non costringe, ma anche non si risparmia, si spende tutto perché noi possiamo raggiungere la più piena e vera libertà: quella di camminare verso il Bene eterno da cui veniamo e che solo compie ogni nostro desiderio.
Prego perché ciascuno di noi, questa sera, possa chiedere al Signore, per sé e per tutti quelli a cui avrà fatto oggi un dono, una capacità di amare così .

Con l'augurio di riconoscere la Presenza del Signore Gesù, nato a Betlemme, risorto e presente in mezzo a noi.
don francesco

22 dicembre 2010

In attesa del Natale... aggiornamento omelie

Per gli ultimi giorni dell'attesa - sempre abbastanza pieni di cose da fare e da concludere... - forse possono essere di aiuto per riflettere un poco le due omelie delle ultime domeniche, che trovate nel box poco più sotto. Spero tanto di poter mettere su computer per condividerle alcune riflessioni di questi giorni...
Intanto, riflettiamo su quello che il Papa ha detto facendo gli auguri ai suoi collaboratori (http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/speeches/2010/december/documents/hf_ben-xvi_spe_20101220_curia-auguri_it.html) e offrendo un impressionante riflessione su quanto avvenuto quest'anno e sulla situazione in cui si colloca questo Natale.
Vi offro anche una lettura che pochi giorni fa è stata proposta nel Breviario. E' un testo tratto dai capitoli 7-10 dell'opera "A Diogneto", uno scritto anteriore al 320, riconosciuto tra i più belli e significativi tra quelli dei Padri.
E' una riflessione sulla misericordia di Dio e sulla responsabilità che ogni uomo ha della propria libertà. Sono parole - a mio avviso - di una sconcertante attualità e verità. Ve le offro, come un aiuto a comprendere la grandezza di quanto accadrà tra tre giorni...

Dio, signore e creatore dell'universo, che ha fatto tutte le cose e le ha stabilite in ordine, non solo si mostrò amico degli uomini, ma anche magnanimo.
Tale fu sempre, è e sarà: eccellente, buono, mite e veritiero, il solo buono.
Avendo pensato un piano grande e ineffabile lo comunicò solo al Figlio.
Finché lo teneva nel mistero e custodiva il suo saggio volere, pareva che non si curasse e non pensasse a noi.
Dopo che per mezzo del suo Figlio diletto rivelò e manifestò ciò che aveva stabilito sin dall'inizio, ci concesse insieme ogni cosa, cioè di partecipare ai suoi benefici, di vederli e di comprenderli. Chi di noi se lo sarebbe aspettato?
Dio dunque avendo da sé tutto disposto con il Figlio, permise che noi fino all'ultimo, trascinati dai piaceri e dalle brame come volevamo, fossimo travolti dai piaceri e dalle passioni. Non si compiaceva affatto dei nostri peccati, ma ci sopportava e non approvava quel tempo di ingiustizia. Invece, preparava il tempo della giustizia perché noi fossimo convinti che in quel periodo, per le nostre opere, eravamo indegni della vita, e ora solo per bontà di Dio ne siamo degni, e dimostrassimo, per quanto fosse in noi, che era impossibile entrare nel regno di Dio e che solo per sua potenza ne diventiamo capaci.
Dopo che la nostra ingiustizia giunse al colmo e fu dimostrato chiaramente che come suo guadagno spettava il castigo e la morte, venne il tempo che Dio aveva stabilito per manifestare la sua bontà e la sua potenza. O immensa bontà e amore di Dio. Non ci odiò, non ci respinse e non si vendicò, ma fu magnanimo e ci sopportò e con misericordia si addossò i nostri peccati e mandò suo Figlio per il nostro riscatto; il santo per gli empi, l'innocente per i malvagi, il giusto per gli ingiusti, l'incorruttibile per i corrotti, l'immortale per i mortali.
Quale altra cosa poteva coprire i nostri peccati se non la sua giustizia?
In chi avremmo potuto essere giustificati noi, ingiusti ed empi, se non nel solo Figlio di Dio?
Dolce sostituzione, opera inscrutabile, benefici insospettati! L'ingiustizia di molti viene riparata da un solo giusto e la giustizia di uno solo rende giusti molti.
Egli, che prima ci convinse dell'impotenza della nostra natura per avere la vita, ora ci mostra il salvatore capace di salvare anche l'impossibile. Con queste due cose ha voluto che ci fidiamo della sua bontà e lo consideriamo nostro sostentatore, padre, maestro, consigliere, medico, mente, luce, onore, gloria, forza, vita, senza preoccuparsi del vestito e del cibo.
Se anche tu desideri questa fede, per prima otterrai la conoscenza del Padre.
Dio, infatti, ha amato gli uomini. Per loro creò il mondo, a loro sottomise tutte le cose che sono sulla terra, a loro diede la parola e la ragione, solo a loro concesse di guardarlo, lo plasmò secondo la sua immagine, per loro mandò suo figlio unigenito, loro annunziò il Regno nel cielo e lo darà a quelli che l'hanno amato.
Una volta conosciutolo, hai idea di qual gioia sarai colmato? Come non amerai colui che tanto ti ha amato?
Ad amarlo diventerai imitatore della sua bontà, e non ti meravigliare se un uomo può diventare imitatore di Dio: lo può volendolo lui (=l'uomo).
Non si è felici nell'opprimere il prossimo, nel voler ottenere più dei deboli, arricchirsi e tiranneggiare gli inferiori. In questo nessuno può imitare Dio, sono cose lontane dalla Sua grandezza!
Ma chi prende su di sé il peso del prossimo e in ciò che è superiore cerca di beneficare l'inferiore; chi, dando ai bisognosi ciò che ha ricevuto da Dio, è come un Dio per i beneficati, egli è imitatore di Dio.
Allora stando sulla terra contemplerai perché Dio regna nei cieli, allora incomincerai a parlare dei misteri di Dio, allora amerai e ammirerai quelli che sono puniti per non voler rinnegare Dio. Condannerai l'inganno e l'errore del mondo quando conoscerai veramente la vita nel cielo, quando disprezzerai quella che qui pare morte e temerai la morte vera, riservata ai dannati al fuoco eterno che tormenta sino alla fine coloro che gli saranno consegnati.

09 dicembre 2010

Da Praga... nel cuore dell'Europa!




Oggi a Praga si inaugura la Sala Filosofica della Biblioteca Strahov, in un complesso monastico (Canonici Premonstratensi) di rara bellezza. Nell'occasione, si firmerà un accordo di collaborazione con la Biblioteca Ambrosiana di Milano, e per questo mi trovo a Praga. Visitando la biblioteca mi sono commosso al vedere quanta storia abbiamo in comune, e quanto l'Europa della fede e della cultura fosse già una realtà due secoli or sono.
Visitando le magnifiche sale della Biblioteca (spero presto di poter postare qualche immagine) che oggi sarà inaugurata dal Presidente della Repubblica Ceca, ho potuto vedere quanti patrimoni di cultura siano condivisi, e ancora una volta mi ha colpito notare come 50 anni scarsi di comunismo dopo Yalta abbiano potuto offuscare nella nostra coscienza collettiva la consapevolezza che questi paesi sono parte importante della storia dell'Europa, e non sono affatto "nuovi arrivati" nell'Europa della finanza e di uno sfrenato laicismo...
Esiste un illuminismo cristiano nutritosi di pensatori lombardi, cechi, slovacchi, polacchi, croati, russi... non meno importante di quello - ridotto e riduttivo - che studiamo a scuola. E tutto questo non per un malinteso senso di revisionismo, bensì semplicemente per un doveroso servizio alla verità storica.

05 dicembre 2010

In cammino...

Aggiungo al box più sotto le ultime tre omelie, relative alla seconda e terza domenica dell'Avvento Ambrosiano, e alla domenica odierna. Per quest'ultima omelia, noterete alcune differenze e letture diverse sia dal rito romano che dal rito ambrosiano. Infatti, questa domenica ho celebrato la Divina Liturgia in rito bizantino con la comunità Greco-cattolica che si ritrova presso la Chiesa di S. Maurizio al Monastero Maggiore (in corso Magenta).
Buon cammino di Avvento!
don francesco

14 novembre 2010

Avvento: non solo attendere Chi verrà, ma accorgersi di Chi già è qui. E opera!


Inizia oggi il tempo di Avvento (per il rito ambrosiano, che saggiamente fa di questo tempo di attesa quasi una "seconda quaresima" per durata e intensità). Sappiamo bene come questo sia un tempo di attesa del Signore che viene. Ma se il Signore viene comunque (perché grazie al cielo la Sua venuta non dipende da noi, ma dal Suo Amore per gli uomini), che Egli venga per me, per te, per ognuno, dipende da quanto sono, sei, ciascuno è desideroso di incontrarlo. E il desiderio può essere solo di incontrare Qualcuno che viene non a fare la "bella statuina" del presepio, ma per operare, per agire, per cambiare e segnare la mia, la tua, la vita di ciascuno che Lo accoglie.
"Risvegliate nei cuori l'attesa", dice un canto di Avvento che amo moltissimo. Questo "risveglio" è quanto di più necessario vi sia, oggi. Perché una sorta di letargo della mente e del cuore sembra spesso avvolgere tutto e tutti... Sant'Ambrogio ne parlava come di un "coperchio di piombo" che cala sulla testa e con il suo peso non solo impedisce di alzare gli occhi al cielo, ma addirittura fa dimenticare che si possa farlo! E che nasce dall'abitudine al male. Non solo quello che si fa, ma anche quello cui si assiste. E su questo aspetto ci sarebbe moltissimo da riflettere.
Perché la forma più subdola di questo "letargo" non è quella eclatante del peccato manifesto, da cui tutto sommato è abbastanza facile (per chi lo voglia, almeno...) prendere le distanze... piuttosto, oggi il "letargo" va a colpire innanzitutto la coscienza dei cristiani, facendo loro pensare che la Presenza viva e reale di Cristo sia qualcosa che non ha a che fare con la vita, che non cambia le relazioni, che non ti mostra una insospettabile vicinanza alla tua storia, alle tue attese, alle tue ferite... No, piuttosto la fede diventa qualcosa di consolatorio, di intimisticamente affettivo (ma guai a parlarne troppo: si rischierebbe di turbare la libertà altrui...!!!), o tutt'al più (per chi è più sprovveduto) una sorta di vademecum moralistico, una griglia di verifica per riuscire (a poco prezzo: qualche preghiera, qualche piccola rinuncia...) a sentirsi per lo meno non peggiori degli altri.
Ma così si svuota di significato la presenza del Signore, che c'è per agire. In te, ora. E agire, significa per Lui cambiare il modo di vedere le cose, di vedere anche te stesso, di considerare la realtà che ti sta attorno, perché il pensiero e il giudizio siano i suoi ("noi abbiamo il pensiero di Cristo", dice san Paolo, e questo non certo come una proclamazione di superiorità, bensì come il riconoscimento di un dono che ci è stato fatto e che quindi è accessibile, al di là di ogni relativismo).
O ancora, un'altra subdola forma di letargo diventa l'assuefazione a uno stile sociale e personale fatto di mille desideri soddisfatti a un prezzo tutto sommato accessibile. Ma sono solo i desideri più banali e immediati. Basti pensare a quello che succede in via Torino tutti i sabati pomeriggio (ma ogni città ha la sua via Torino...): folle di anime dagli occhi inebetiti, dalla risata vuota, dallo sguardo che ormai brilla per non più di un paio di secondi dopo un acquisto, per poi ritrovarsi ancora insaziato e insaziabile. Tutto questo è ben noto a chi ha un figlio adolescente... ma la tragica realtà è che ormai in questo stile si ritrovano anche adulti e anziani. E non si pensi che questo tocchi solo alla gente "da via Torino", ovvero a quanti appartengono agli strati culturalmente ed economicamente meno provveduti delle nostre città. Anzi.
Esistono luoghi di ritrovo, clubs, locali, "eventi" (questa è la parola magica!) che riuniscono le persone in vista, che sovente si ritengono (e sono ritenute) al top della scala sociale, nei quali l'unica differenza con la folla di via Torino è forse nel dispendio economico e nel costo delle cose, mentre per vuotezza di sguardi e della mente, inebetimento e letargia... siamo sullo stesso piano, se non su un piano ancora peggiore, perché vi si aggiunge la responsabilità (davanti alla propria umanità, a Dio e agli uomini) che la disponibilità di mezzi impone... e che viene invece sovente del tutto non rilevata o annegata in una triste e illusoria convinzione di fare già del bene (chi si ricorda la famosa figura del Porta: "Donna Fabia Fabron de Fabrian"...??? giusto per una gustosa lettura, metto qui il link al testo e alla traduzione).
Tutto questo, sia ben chiaro, lo scrivo senza nessuna pretesa di giudizio sprezzante o presuntuoso: solo mi preme accompagnare con dei fatti la constatazione di quanto sia importante "risvegliare nei cuori l'attesa", senza dimenticare che una simile opera - se non vuole scadere nella sterile critica di chi poi fa peggio - va necessariamente accompagnata con il proprio cammino personale e di preghiera: perché è il Signore che può fare, e non le sole nostre povere e fallibili forze.
Ma tutto questo, appunto, rende non meno, ma più urgente il risveglio!
Ed è l'augurio affettuoso che condivido con tutti voi, per questo avvento.

Buon cammino!!!

07 novembre 2010

ultime omelie dell'anno liturgico

Nel "solito" box ho messo le omelie dal 24 ottobre a oggi.
Buona festa di Cristo Re.
dfrancesco

17 ottobre 2010

Quella fiducia dalle radici solide...

C'è come un filo conduttore che lega le omelie domenicali delle ultime settimane, e potremmo definirlo come l'attenzione a mostrarci un modo "altro", diverso, nuovo di leggere la realtà che viviamo. E' lo sguardo del Signore Gesù così come ci viene mostrato nei Vangeli, ovvero nei testi che - come affermava S. Ambrogio nel IV secolo d.C. - ci permettono di cogliere i sentimenti di Cristo di fronte all'umana realtà.
Questo sguardo parte dalla piena adesione e dedizione di Cristo al Padre: una dedizione fatta del riconoscere il Padre come fonte e sorgente di tutto ciò che lui stesso è, e dell'umanità che è venuto a mostrare ai suoi fratelli e sorelle.
Uno sguardo che si sa accostare a ogni situazione portando misericordia e compassione, mza insieme,con chiarezza, chiamando le cose con il loro nome. Uno sguardo che così svela la serpe dell'egoismo così spesso presente nei nostri cuori, ma anche ci mostra vie concrete per superare la centratura di ogni cosa su noi stessi, nella quale così facilmente cadiamo.
Non ci sono altre vie, per ri-costruire la speranza, e questo è il compito a cui sono chiamate le comunità cristiane: con pacata fermezza, ridare nome alle cose, chiamando bene il bene e male il male. Cosa non facile, perché chiede a chi vuole testimoniare lo sguardo di Cristo sulla propria vita, di esporsi in prima persona e di dover rendere ragione della sua appartenenza a Cristo.
Ma fu proprio questa capacità di attraversare le medesime situazioni e difficoltà altrui senza perdere la speranza, una delle caratteristiche che più hanno colpito - e da sempre - i non cristiani, aprendo orizzonti di conversione e fiducia.
Quelle stesse virtù che possiamo ritrovare, ad esempio, nella scelta di due amici che hanno celebrato il loro Matrimonio (vedi omelia) con una grande attenzione alle persone, prima che all'"apparato" esterno.
Le prediche delle ultime settimane nel box più sotto.
dfrancesco

28 settembre 2010

Ri-rieccomi

Anche le omelie del 26 settembre sono state inserite nel box che vedete più sotto.
Buona giornata.
don Francesco Braschi

27 settembre 2010

Rieccomi!

Dopo un silenzio di più di venti giorni, dovuto in gran parte a un guasto del computer su cui avevo salvato le omelie del 12 e 19 settembre, ecco finalmente che - risolto il problema tecnico - posso postare questi files. Li trovate nel box poco più sotto.

Spero di poter presto avere un momento per post meno... telegrafici
Buona settimana.


06 settembre 2010

Omelie del 5 settembre 2010

Ecco in due versioni l'omelia di questa domenica, prima dopo il Martirio di Giovanni il Battista.

Buona settimana.




30 agosto 2010

Riprendere il cammino guardando dal punto di vista della realtà più vera: l'eterno!

Dopo un agosto segnato da qualche giorno di vacanza e da due settimane intensive di Russo, finalmente riprendo il servizio domenicale in Parrocchia. E le letture di quest'ultima domenica di agosto mi sembrano offrire alcuni spunti veramente preziosi: la figura di Eleazaro e le parole di S. Paolo ci invitano a considerare un modo diverso di giudicare la realtà, i nostri desideri, le nostre scelte e gli eventi che ci accadono e chiedono a noi di rispondere. E questo modo diverso è quello di chi considera che la nostra vita è destinata all'eternità, un'eternità che si concretizzerà in uno sguardo: quello che incroceremo con il Signore Gesù nel momento in cui da Lui ci verrà rivelato con piena chiarezza il significato di ogni singolo momento della nostra vita, alla luce del Suo Amore e della Sua promessa di vita. Sarà questo fascio di luce a dire anche la qualità delle nostre azioni, scelte e decisioni. E saremo noi i primi a riconoscere con folgorante certezza la distanza tra il Suo dono e la nostra risposta.

Ecco perché tutta la vita riceve un senso nuovo, a partire da questa rivelazione che è chiarissima nella Fede: Gesù, infatti, non mira a "sorprenderci", ma fin d'ora ci offre di guidarci, sostenerci e accompagnarci ad un'esistenza sempre più modellata sulla Sua, capace allo stesso tempo di gioire gustando la Sua tenerissima e verissima Presenza, e di volerne testimoniare la forza condividendola con quanti ci sono fratelli e sorelle nel cammino.
Questo significa "fissare lo sguardo sulle cose invisibili (ma verissime e "sostanziali") e non su quelle visibili ma destinate a perire": non una perdita di concretezza o di "presenza" all'oggi terreno, ma - al contrario - una reale possibilità di non buttare via il presente, riempiendolo di cose inutili, delle quali potremo soltanto pentirci, rimpiangendo lo spreco di tempo, energie e dignità.
Un compito così indispensabile oggi, in un tempo in cui sembra che si faccia di tutto per incentivare la superficialità dei desideri e l'anestesia delle coscienze...
Qui l'omelia di questa ultima domenica prima del Martirio di Giovanni Battista (secondo il Rito Ambrosiano): http://www.box.net/shared/fx2lyeq1hu

Buona settimana.



01 agosto 2010

Arrivederci, Sofia!!!

Arrivederci, Sofia!

Tra poco più di due ore sarò sull'aereo che mi riporta in Italia, concludendo così tre settimane e un giorno del mio primo soggiorno bulgaro.
Non è facile, a caldo, tracciare un bilancio esaustivo di questa esperienza. Ci sono però delle impressioni via via maturate, delle esperiente ripetute, delle constatazioni via via confermate che stanno facendo venire alla luce un giudizio complessivo (per carità! Sempre provvisorio e rivedibile, come è nelle umane cose e nella consapevolezza della mia fallibilità!) sui giorni passati.
Innanzitutto ho apprezzato la disponibilità estrema e il "buon carattere" complessivo delle persone. Sempre, quando ho avuto bisogno, ho trovato qualcuno disponibile ad aiutare, e anzi ho scoperto molta curiosità e stupore, che subito si tramutavano in un accenno di orgoglio, quando mi chiedevano di dove ero e spiegavo che ero un italiano venuto a Sofia per studiare il bulgaro (A studiare il Bulgaro? A Sofia? Un Italiano?), e che il soggiorno mi piaceva molto.
Alla disponibilità verso gli stranieri si unisce poi - per quanto ho potuto vedere - un'indole serena e capace di gioire con poco, con molto meno di quanto ormai è necessario a noi occidentali. Ieri pomeriggio ho passato con dei compagni di corso un paio d'ore in un bellissimo parco dei molti che ornano la città di Sofia: c'erano mamme, papà e nonni con bambini che giocavano e si divertivano, il tutto con molta tranquillità e tolleranza. Ho assistito allo scontro di due bambini (uno in bici, l'altro con una automobilina a batteria), e la cosa si è risolta in dieci secondi con l'intervento dei genitori e due sorrisi, mentre mi è capitato spesso, in Italia, di vedere nascere litigi e scambi di insulti per molto meno. E questo tratto l'ho poi ritrovato nei chioschi-ristorante, per strada, sui mezzi pubblici (qui, peraltro, è ancora vigente la regola non scritta per cui gli uomini si siedono solo se ci sono posti lasciati liberi dalle signore).
Venendo poi alle persone che ho accostato personalmente - sia relativamente al mio lavoro in Ambrosiana, sia a scuola - ho potuto trovare una disponibilità davvero ormai quasi sconosciuta da noi in Italia (senza parlare di Milano...), anche se sempre estremamente discreta e mai invadente. Piuttosto, e mi è capitato di parlarne esplicitamente, è la radicata convinzione che il tempo speso per le relazioni, le conoscenze, i reciproci favori, è sempre e comunque un tempo ben speso, e che le relazioni sono la vera ossatura anche di quello che si può fare nel campo lavorativo. Una lezione che cercherò di non dimenticare!

Certamente, ci sono poi anche i lati meno simpatici. Primo fra tutti, i segni di reale povertà che si colgono, e che sono maggiori (almeno in città) che da noi... persone che frugano nei cassonetti cercando da mangiare, oppure dedite alla "raccolta differenziata" (nel senso che cercano direttamente nei cassonetti qualcosa che sia rivendibile e lo caricano su carretti trainati da cavalli: un'attività, questa, che ho visto praticare soprattutto da persone di etnia tzigana) sono uno spettacolo quotidiano.
Oltre a questo, si sente ancora la pesante eredità del passato: case rovinate, strade con poca manutenzione, marciapiedi dissestati, mezzi pubblici di trasporto ai limiti della sopravvivenza (anche se ci sono dei segni di modernizzazione e le paline che segnalano i minuti d'attesa sono diffuse e funzionanti), grovigli di cavi che si accumulano sulle facciate e negli androni dei palazzi (le norme europee qui sono ancora da venire...): tutti segni del venir meno di un potere che organizzava tutto, che ha provocato - di contro - una estrema allergia alla cooperazione (dal decidere insieme la manutenzione di uno stabile di cui ormai si è diventati condomini, al coltivare insieme pezzi di terra meno frammentati e quindi potenzialmente più redditizi...) e,di conseguenza, una sorta di abbandono di molte buone pratiche di manutenzione e cura per l'ambiente in cui si vive.
Ancora,in ciò che resta di pubblico, si vede a volte continuare un modo di fare che non conosce più (o riserva a clienti paganti più facoltosi e disposti a spendere) le cose fatte "a regola d'arte": per esempio, la stanza in cui mi hanno alloggiato era appena stata rinnovata, mi hanno detto. Il rinnovamento è consistito nel dare una mano di bianco sopra una vecchia tappezzeria (che si intravede ancora qua e là...) e nel posare uno strato di finto parquet in plastica sul pavimento, ma senza tagliarlo a filo dello zoccolino, bensì lasciando salire, ripiegandolo, il rivestimento fino a cinque-dieci centimetri dal suolo, così da fare pieghe e lasciare varchi sul pavimento sottostante che sono la gioia degli scarafaggi (con i quali ho dovuto combattere a suon di insetticida che mi ero portato dall'Italia) e ricettacolo di sporco che si accumula...
Certo, è un'eredità pesante e che si concentra nel fatto - così mi hanno detto anche amici bulgari molto ben consci della cosa - che manca ancora una reale capacità di autonomia imprenditoriale ma anche personale. Ci vorrà ancora una generazione, mi hanno detto, perché i giovani imparino a saper gestire il lavoro proprio e altrui, dopo che per decenni l'iniziativa personale è stata in ogni modo schiacciata e invece, in seguito alla caduta del regime, si è poi come liberata, ma in modo artigianale, scoordinato e non di rado incoerente, dando vita a una miriade di intraprese durate lo spazio di un mattino, e che sovente si sono mangiate i pochi risparmi esistenti. E' anche per il venir meno di un sistema che - pur togliendo la libertà e la capacità di crescita personale - si "prendeva cura" in qualche modo di tutti, non facendo mancare i servizi essenziali e garantendo ordine e tranquillità (anche se devo dire che camminare alla sera per Sofia è probabilmente più sicuro che non farlo a Milano...).

Concludendo (ma senza la pretesa di esaurire alcunché), un appunto sulla fede che ho visto. Anche qui vi sono fatiche e contraddizioni, dovute anche al fatto che abbiamo generazioni intere che hanno appreso della fede solo quello che veniva trasmesso in famiglia, e che ora vivono la religione come una pratica "tradizionale" da recuperare, più che come una scelta di fede. Tuttavia si possono trovare iniziative reali di rievangelizzazione, di restituzione al popolo bulgaro del patrimonio reale di fede che l'ha accompagnato in una storia difficile di secoli e che ha segnato la riconquista della propria identità di nazione. Un percorso che non sarà agevole, ma che sarà certo favorito dalla Misericordia del Signore e dalla semplice e sincera devozione che ho spesso visto in anziani, ma anche in giovani e adulti.
Un cammino che non potrò non sostenere con affetto con la mia povera preghiera.
Come pure spero di riuscire a fare qualche piccola cosa, affinché l'immagine della Bulgaria in Italia goda della stima e dell'amicizia che davvero merita, e non sia ancora nutrita di soli pregiurizi (tra parentesi, ancora ieri, leggendo le tristi cronache politiche italiane, trovavo la definizione di "bulgaro" per il modo in cui si è svolto il "processo" a Fini e ai finiani. Non ho potuto non stizzirmi davanti a tanta ignoranza e stupidità nel ripetere luoghi comuni!).

E il cammino continua...

27 luglio 2010

La pista bulgara - Notizie da Sofia - 6

Quelli trascorsi dall'ultimo aggiornamento del blog sono stati giorni davvero intensi... che mi sembra quasi impossibile poter raccontare compiutamente...

Mi affido allora a qualche impressione, aiutata dalle immagini, che spero dia almeno un'idea di quello che questo soggiorno bulgaro sta generando.

La scuola.
Vedete qua sotto una foto dell'Istituto Universitario per lo Studio delle Lingue Moderne, nel quale si tengono anche i corsi di Bulgaro per stranieri. Oggi ne è iniziato uno, rivolto a studenti provenienti dalla Turchia. Ieri è arrivata (e si è inserita in un corso già iniziato) una studentessa francese di lettere moderne che si sta laureando a Pisa e ha iniziato lì lo studio del Bulgaro.
Possono sembrare notizie da poco... e invece - a mio avviso - dicono molto relativamente a quello che si sta muovendo in Europa: ci sono ancora giovani desiderosi di imparare e conoscere, così come ci sono paesi (e non penso al nostro, purtroppo...) che stanno investendo moltissimo sulle giovani generazioni in una prospettiva di sviluppo e di miglioramento delle proprie condizioni di vita. E la Turchia è una di questi: quasi 60 milioni di abitanti, con un dinamismo economico molto vivace, e soprattutto con un potenziale umano (giovani) estremamente importante e capace di ragionare non solo in base a logiche individualistiche. Un amico di grande esperienza politica, geopolitica, culturale e umana, mi diceva: "Non serve pensare di fermare questi dinamismi. Piuttosto, bisogna far sì che i movimenti di crescita dei popoli che si affaccino trovino sbocchi che possano essere favorevoli anche per noi". Non credo sia semplice pragmatismo... piuttosto la definirei saggezza...

Ma torniamo alle "scoperte" di questi ultimi giorni.
Sabato ho potuto visitare il Monastero di Rila. Si trova a sud di Sofia, e rappresenta la "culla" del monachesimo bulgaro, legato come è al suo fondatore, san Giovanni di Rila (morto nel 946), veneratissimo nel paese e che per alcuni aspetti della vita mi ha fatto pensare a S. Francesco d'Assisi. Il monastero che porta il suo nome è stato più volte ricostruito, cambiato, ristrutturato, rifatto in seguito a terremoti e incendi... ma così come oggi conserva intatto tutto il fascino che mi è capitato di incontrare nei monasteri del Monte Athos (di cui in parte ricalca l'impostazione, con la grande chiesa - o katholikos - centrale e riccamente affrescata anche sull'esterno). Qui ho potuto trovare moltissimi pellegrini e turisti: ma quella che si respirava e vedeva nella Chiesa non era solo curiosità turistica, perché molte delle persone che si fermavano a pregare davanti alle reliquie del Santo erano chiaramente lì per un desiderio, un'implorazione, una richiesta profonda e sincera. Il monastero ha anche delle camere che vengono tenute come foresteria e sono aperte a uomini, donne, famiglie, che vogliono godere sia delle bellezze del monastero, sia del paesaggio di montagna con bellissime foreste di abeti, pini, castagni, noccioli, betulle... che si estendono a perdita d'occhio e rendono lo scenario davvero impressionante.
Nel monastero si trova anche un museo molto interessante e appena riallestito (con molto gusto e molta attenzione alle esigenze dei visitatori), nel quale ad esempio si può apprendere che questo monastero ebbe un ruolo importantissimo nella difesa della lingua e cultura bulgara e poi nella sua ripresa che coincise con l'avvio della lotta di liberazione.
Di monastero in monastero, dopo la visita a Rila mi sono diretto a Samokov, una cittadina nella zona montagnosa a sud di Sofia, dove sono stato accolto da una coppia di amici che mi hanno ospitato nella loro casa di campagna e mi hanno introdotto alla storia di questa città, che soprattutto in passato è stata uno dei principali centri culturali della Bulgaria e un punto d'incontro tra diverse culture e religioni. Centro metallurgico da secoli, Samokov ha visto nell'800 delle missioni protestanti che hanno lasciato una comunità evangelica, e la città ospitava anche una delle principali comunità ebraiche della Bulgaria, con una sinagoga che è sempre stata rispettata e che solo dopo l'89 un gravissimo atto vandalico ha distrutto con un incendio. Ma questo episodio sembra essere il risultato di decisioni prese al di fuori di una comunità, quella di Samokov, che ha sempre coltivato la tolleranza e il rispetto reciproco.
Ne è la prova la foto che trovate qui a fianco, che rappresenta la cupola della moschea: ebbene, è stata affrescata da pittori cristiani ortodossi, e quella che troneggia al centro è proprio... una stella di Davide! Vi assicuro che anch'io stentavo a credere a quello che stavo vedendo...!

Anche questo è un aspetto sconosciuto della Bulgaria: una terra dove, nonostante le grandi sofferenze patite proprio in nome delle differenti religioni, sono esistite (esistono?) anche situazioni caratterizzate da grande capacità di rispetto e convivenza.

A poche centinaia di metri dalla moschea, infatti, si trova un bellissimo monastero femminile ortodosso, caratterizzato dal fatto che le monache vivono in piccole casette indipendenti, nel recinto del monastero e nel cuore della città, con una chiesa aperta al pubblico. La maggior parte delle monache è anziana, e ho potuto conoscerne due di circa 90 anni: donne di grandissima statura spirituale e anche pienamente inserite nella vita del loro tempo. Pensate, sono venuto a sapere che perfino negli anni del socialismo reale, questo monastero è sempre potuto rimanere aperto e, anzi, più di una volta ha accolto importanti personalità di quella che veniva definita come la "nomenklatura" dei paesi del Patto di Varsavia.
Anche riguardo a questi temi, il viaggio in Romania mi sta facendo rivedere molti degli stereotipi e dei giudizi con i quali ero partito: senza voler fare del revisionismo d'accatto, e soprattutto senza la pretesa di aver capito tutto in così poco tempo, mi rendo semplicemente sempre più conto della superficialità con cui a volte il senso comune italiano fa riferimento a questo periodo storico e alle vicende d'oltrecortina.
Molto altro ci sarebbe da scrivere: ad esempio relativamente all'incontro con un pittore di Samokov che rappresenta la quarta generazione di una famiglia di artisti molto importanti per l'arte bulgara, e che oggi sta lavorando perché anche sotto il profilo artistico non si perdano saperi e conoscenze che sono un patrimonio di grande interesse: e anche qui scopri quali e quante impensate relazioni e collegamenti sono esistiti nel secolo scorso tra le avanguardie italiane ed occidentali e gli artisti bulgari...
Paradossalmente, c'era molto più scambio prima, quando era più difficile viaggiare per e da questi paesi, di quanto ve ne sia ora, quando l'unica logica sembra quella economica o, peggio, dello scadimento del gusto per il bello...

Vorrei concludere con un'immagine di fiducia: la fontana che si trova all'esterno della Chiesa del Monastero di Rila. Quasi a dire che lì, nell'atrio ove tutti possono sostare, si trova l'acqua buona che permette di far rifiorire le energie e ritrovare le forze per agire... e con una bambina che vi si accosta, simbolo di una nuova Bulgaria che ancora può ritrovare slancio e vigore.
E mi balena un'idea... sarebbe davvero bello poter portare altri amici italiani a condividere queste meraviglie! Chissà...

don francesco



23 luglio 2010

La pista bulgara - Notizie da Sofia - 5

Giovedì, dopo la scuola e lo studio, la gentilezza di un'amica mi ha permesso di visitare il Museo Etnografico e la Galleria dell'Accademia, la più importante collezione di pittura (a soggetto profano) bulgara. Ambedue le collezioni sono ospitate nel centro di Sofia, in quello che era il Palazzo Reale prima del casato Battenberg e poi del casato Sassonia-Coburgo-Gotha, che hanno retto la Bulgaria dalla fine dell'800, dopo la liberazione dai Turchi, fino al 1946. Purtroppo la collezione del museo etnografico - che ha un importante patrimonio di costumi e oggetti tipici del folklore delle diverse parti della Bulgaria - è esposta solo in minima parte, per lasciare spazio ad altre mostre di pittori contemporanei. E' un vero peccato, perché questi costumi raccontano storie antichissime e parlano di riti e usanze che spesso affondano le loro radici nell'epoca precristiana e del primo regno bulgaro, facendoci cogliere anche tutta la ricchezza delle vicende che avviarono la nascita della Bulgaria insieme alla sua identità cristiana (una storia davvero complicata, come sto imparando, perché la cristianizzazione della Bulgaria avvenne purtroppo in collegamento a una lunga controversia tra il Papa e il Patriarcato di Costantinopoli e l'Imperatore bizantino, riguardo a chi avesse giurisdizione sul territorio appena acquisito al mondo cristiano). In particolare, mi ha colpito come i due poli dell'anno liturgico (Pasqua e Natale) abbiano coagulato intorno a sé quelli che gli antropologi chiamano "riti di passaggio" dalla fanciullezza all'età adulta. Infatti, nel periodo natalizio avveniva il passaggio dei cosiddetti "colendari", ovvero giovani che andavano di casa in casa, vestiti con un lungo mantello di lana e con un bastone da pastore, a raccogliere dolci e a cantare canzoni natalizie: quasi un ripercorrere una logica della "mendicità" e dell'annuncio di pace che si voleva alla base della coscienza di ogni uomo, nella consapevolezza che la propria identità si costruisce a partire dal dono che ti fa l'av-venire di Cristo nella sua Incarnazione. E appena prima di Pasqua, nella domenica detta "di Lazzaro", in cui si rileggeva la storia dell'amico di Cristo da lui resuscitato, avveniva l'uscita delle "Lazzare", ovvero delle giovani da marito che si presentavano con i costumi tradizionali e andavano al fiume a gettare un anello chiedendo la grazia di potersi presto maritare. Anche in questo caso il riferimento più immediato è quello che vede il fiorire alla fecondità e all'amore come una "rinascita" simile al tornare alla vita di Lazzaro; ma forse, in questa connessione potremmo leggere anche un richiamo alle figure di Marta e Maria, donne che grazie alla loro fede in Gesù poterono sperimentare non solo un "presagio" della Resurrezione, ma anche il mistero della com-passione umanissima e piena di Cristo per il loro dolore.


Un proverbio bulgaro dice(va) che "il ragazzo che non ha fatto il colendaro, e la ragazza che non è stata 'lazzara' non possono sposarsi",segnando così come fondamentale questa esperienza di "passaggio". Certo, molti porranno l'accento sul retroterra pagano di questi "riti di passaggio", ma perchè non dovremmo poterci leggere una forma popolare ma profonda di "incarnazione" del Vangelo, ovvero di sua riproposizione nell'esperienza concreta di un popolo?
Ancora, mi ha colpito imparare come ai pani speciali che si preparavano per Pasqua e per Natale - a forma di ciambella e decorati -, nonché alle uova dipinte per Pasqua, veniva affidato il compito di esprimere l'amore della sposa per lo sposo, attraverso la ricchezza e bellezza delle decorazioni, ricche di motivi simbolici quali il volo degli uccelli come segno della risurrezione, i fiori e i frutti come simbolo di fecondità...

La Pinacoteca, dal canto suo, mostra una pittura "profana" la cui nascita coincide con il rinascere del sentimento nazionale e con il desiderio di celebrarne i valori e gli avvenimenti. Così si possono vedere inannzitutto quadri che testimoniano la riscoperta di una identità fortemente legata alla terra e ai villaggi (i luoghi dove più era possibile sfuggire al controllo turco), l'esaltazione degli affetti familiari come luogo di coltivazione dell'umanità e dei valori costitutivi della dignità della persona, la descrizione delle guerre di liberazione e, nei pittori più importanti, a cavallo tra '800 e '900, la riproposizione in uno stile che ricorda gli impressionisti, ma anche Gauguin e la pittura naif, con alcuni quadri di grande delicatezza e bellezza.
Colpisce molto, nell'attuale allestimento, la totale assenza di opere dal 1947 in poi... ovvero del periodo comunista. Certamente un'omissione voluta (come pure al museo storico nazionale manca quasi completamente questo periodo), e che dice come sia ancora difficile poter ricavare un giudizio storico sufficientemente "distaccato" (per quanto possibile...) sulla seconda metà del secolo XX.
Queste visite, ma soprattutto gli incontri con le persone, mi stanno provocando con interrogativi che si fanno sempre più insistenti, e che riguardano il modo in cui noi "occidentali" (mai come ora questo termine mi è parso ambiguo e tutt'altro che simbolo di superiorità!) ci poniamo nei confronti non solo della Bulgaria, ma anche dei popoli che ebbero a vivere lo status di "oltrecortina". Certamente, la prima cosa di cui ci si rende conto - già l'ho detto - è la profonda ignoranza che regna da noi relativamente ai paesi dell'Est europeo. Ma questa ammissione non può - almeno per me - non andare di pari passo con la consapevolezza che una simile lacuna è un male anche per noi! E che non è corretto continuare a pensarsi coltivando uno spesso malcelato senso di superiorità nei confronti di queste nazioni. Infatti, da un lato qui si possono toccare con mano i tentativi di infiltrare non tanto il modello di sviluppo occidentale basato sull'economia di cui stiamo patendo tutte le storture, ma anche il coacervo di illusioni e di anestesie della mente e del cuore di cui noi stessi siamo vittime da decenni; dall'altro non si può non sentir nascere dentro di sé la nostalgia di quello che potremmo ricevere e che ci manca, se solo potessimo fare un po' di spazio al patrimonio culturale, religioso e storico della Bulgaria (ma anche degli altri paesi orientali d'Europa).
E mi sento molto a disagio quando penso a cosa per noi è stata (e per molti è) la considerazione della Bulgaria...

Sono - questi - poco più che pensieri in libertà... che avranno bisogno di riflessione e di "decantazione". Ma certo mi sembra chiaro che una delle attenzioni più importanti sia quella di favorire gli scambi e la collaborazione con quanti portano avanti - tra mille difficoltà - la cultura della Bulgaria: sono persone di capacità sovente fuori dal comune, abituate a lavorare con una profondità e serietà spesso da noi latitanti... e nello stesso tempo sono coraggiose, perché qui in Bulgaria i più "intelligenti" (così pensano) si spostano sui versanti non solo della finanza, ma purtroppo più spesso del guadagno facile, senza badare troppo per il sottile (...). Chi in Bulgaria oggi si occupa di letteratura, di storia, di archeologia, di filosofia, di iconografia, svolge un compito prezioso anche per noi, perché fa sì che non vada perduto quanto può rendere anche noi più umani.
Qui inizio a immaginare anche il senso della Classe di Slavistica, di cui mi sto occupando, e che sta alla base dei mio trovarmi qui: un luogo capace di favorire una "comunione di umanità" capace di rimettere al centro quanto di più elevato è capace di produrre l'animo umano, sostenuto dalla Fede e dal desiderio del Vero, del Bello e del Bene.

Il post è divenuto tanto lungo... e domani e dopo mi aspettano altre occasioni di conoscenza e d'incontro. A presto!

20 luglio 2010

La pista bulgara - Notizie da Sofia - 4

Anche oggi la giornata ha riservato una bellissima sorpresa: con i compagni e la docente del corso di Bulgaro siamo andati a visitare il Museo storico Nazionale bulgaro, collocato in quello che una volta era il palazzo grandioso fatto erigere dal leader comunista Zivkov negli anni 70 quale sede di rappresentanza sua personale e del governo. Nelle grandi sale sono collocati oggetti preziosissimi - sia per il valore storico sia, spesso, per quello artistico e materiale - che permettono di cogliere in un unica sede tutta l'evoluzione storica della Bulgaria: dalla preistoria e dalla civiltà dei Traci (nella foto una parte dei tesori di questo popolo), al periodo bizantino e protobulgaro, al secondo regno Bulgaro (XII secolo) al rinascimento e alla lotta per l'unità nazionale (XVIII-XX secolo) per concludersi con un cenno all'ingresso nella UE e nella NATO della Bulgaria post-comunista.

Anche dal punto di vista museale, l'esposizione è davvero ben congegnata e capace di non stancare il visitatore. Fa pensare la mancanza dal panorama storico del periodo socialista (1946-1989), che certo ancora è troppo vicino per poterne dare una visione storica obiettiva... l'impressione (del tutto personale) non è che lo si voglia negare, ma che piuttosto si faccia fatica a tracciarne una rappresentazione che non risenta del vissuto personale di chi lo ha personalmente attraversato... forse, nei prossimi anni potremo vedere il completamento della presentazione del museo.
In ogni caso, anche la foto mostra la qualità degli oggetti rinvenuti in campagne di scavo tutt'altro che esaurite, e che potrebbero portarci nuove scoperte.
Nel tardo pomeriggio sono stato alla chiesa cattolica di S. Giuseppe, dove ho potuto partecipare alla S. Messa. Mi ha stupito vedere più di una ventina di persone: considerato il numero dei cattolici a Sofia, una partecipazione notevole. Mi ha commosso per la prima volta sentire la messa in bulgaro: una lingua che sempre più amo (anche se comincia ad essere faticoso tenere a mente tutte le regole, che sono tante perché il corso è di sole tre settimane e bisogna correre come treni...) e che nello stesso tempo sono più abituato a vedere impiegata nelle cerimonie ortodosse. Ma in ogni caso è stato davvero bello potersi incontrare con la piccola comunità cattolica locale.
Buona serata!
dfrancesco

18 luglio 2010

La pista bulgara - Notizie da Sofia - 3

Un'altra giornata di approfondimento della conoscenza della Bulgaria, oggi, con la visita alla città di Koprivstitsa, culla della rivolta del 1876 (soffocata nel sangue dai Turchi), che diede l'avvio al "risorgimento bulgaro". E' oggi una piccola cittadina di circa 2500 abitanti, ma ospita una serie di case-museo tenute molto bene, che conservano arredi e suppellettili del XIX secolo. E qui iniziano le sorprese: il paese è a 950 metri slm, è immerso in un incantevole panorama di foreste di ogni tipo (betulle, abeti, platani, gelsi...) e ti soprende per la sua bellezza.

Ma nello stesso tempo la cosa più interessante è la scoperta che nel 1800 qui erano fiorenti i contatti e le comunicazioni (non solo commerciali, ma anche con scambio di idee e di conoscenze) con Vienna e Parigi, con Alessandria d'Egitto e con Istanbul. Le signore vestivano stoffe parigine e usavano ceramiche che arrivavano via Vienna dalla Boemia. I loro mariti commerciavano con l'Italia e con l'Egitto, e si tenevano al corrente degli avvenimenti di tutta Europa. E fu anche questo il modo in cui - a partire dalla fine del '700 - iniziarono a maturare prima le scuole in bulgaro (proibite dagli ottomani) e poi i circoli in cui si iniziò a coltivare l'idea della libertà e della coscienza nazionale. La rivolta del 1876 fu soffocata nel sangue, ma segnò la rinascita della letteratura e della poesia bulgare, e diede l'avvio all'intervento russo che costrinse i Turchi a capitolare e a concedere ai Bulgari - con la pace di S. Stefano del 1878 - una prima forma di indipendenza, purtroppo limitata e insufficiente a causa dell'opposizione delle potenze occidentali (soprattutto Austria ed Inghilterra). Una delusione cocente per i Bulgari, che tuttavia seppero poi continuare a partire dal poco che avevano ottenuto.
Mi veniva da pensare come di tutto questo in realtà da noi non si sappia quasi nulla... certo, non si può coltivare la pretesa impossibile di sapere tutto, ma quando si parla di Europa, davvero l'ignoranza della storia può renderci miopi nei giudizi (e, credetemi, non penso proprio che la maggioranza dei nostri parlamentari europei abbia conoscenze della storia particolarmente approfondite...) e farci pensare di essere noi quelli che "integrano" o "accolgono" in Europa nazioni che ne fanno parte dall'alba della nostra storia...
Una parola - passando a temi più leggeri - merita la descrizione della cucina bulgara più "tradizionale", che ho potuto oggi sperimentare: una sorta di focaccia con olio, aglio e spezie, una minestra di trippa cotta nel latte e condita con spezie, peperoncino, aglio e aceto, una salsa di melanzane, peperoni, pomodori grigliati e passati, condita con aglio, prezzemolo e olio, una specie di hamburger fatto con carne, formaggio e spezie poi passato alla griglia, un piatto di uova, burro e formaggio e - dulcis in fundo - un dessert fatto di yogurt bulgaro (molto compatto e di consistenza simile a un gelato) con fragole di bosco.Credeteci o no, un pranzo veramente ottimo, dalla prima all'ultima portata! Come mi ha detto un amico bulgaro: "Non è un po' un vostro mito che solo gli italiani sanno mangiare bene?". So che mi attirerò le ire di molti... ma penso che non abbia tutti i torti! Basta essere aperti alle nuove esperienze!
Per concludere "seriamente", mi veniva da pensare come mai i posti bellissimi (sia dal punto di vista naturale, sia da quello storico-monumentale) che ho visto, non siano affatto pubblicizzati in Italia.
In fondo, con 100 Euro si può volare andata e ritorno da Orio al Serio a Sofia, e qui i prezzi dei trasporti e delle infrastrutture (a Koprivstitsa ci sono moltissimi deliziosi "alberghi familiari" o - meglio - bed and breakfast, dove con un pizzico di spirito di adattamento ci si trova comunque benissimo, non meno che nelle case dei pescatori nelle isolette in Grecia...) sono comunque molto abbordabili per i nostri standards...
Domani si riprende con lo studio del bulgaro! Da Sofia è tutto, buona settimana!

17 luglio 2010

La pista bulgara - Notizie da Sofia - 2

Inizio con una veduta del tramonto, così come appare dalla mia finestra.

Anche a Sofia ha iniziato a fare un caldo abbastanza forte, ma certo non ai livelli sperimentati oggi (36) nella zona verso i monti Rodopi, catena che segna il sud della Bulgaria, al confine con Serbia (Kossovo), Grecia e Turchia. Grazie alla grande disponibilità di due cari amici ho potuto visitare il monastero di Backovski, la Rocca di Asen e la città di Plovdiv, l'antica Filippopoli. Un viaggio in un mondo molto diverso dall'aspetto urbanizzato di Sofia.
Come lasci la capitale, ti trovi immerso in una piana con dolci colline coperte prima di campi (bellissimi quelli di girasoli) e poi di boschi e foreste fittissimi, a perdita d'occhio. Ma la bellezza quasi selvaggia e imponente della natura si unisce a una storia tormentata e complessa, che però - conoscendola a poco a poco - rende ragione di molto della realtà che qui si incontra. Provate a immaginare per un attimo cosa sarebbe dell'Italia se dal Trecento all'inizio dell'Ottocento il suo territorio fosse stato occupato da un regime che sistematicamente cercava di distruggere tutte le forme di identità del paese e del popolo: vietando l'uso della lingua, limitando con continue vessazioni l'esercizio del culto e mettendo enormi restrizioni alla costruzione di edifici sacri, adoperandosi per cancellare il più possibile le tracce del passato, cercando di mantenere il più possibile basso il livello culturale della popolazione e - infine - imponendo l'odioso tributo del sangue, per cui un figlio maschio di ogni famiglia doveva essere consegnato agli invasori per venire forzatamente convertito alla loro religione e diventare membro di un corpo scelto fanaticamente fedele al servizio del regnante oppressore.
Ebbene, tutto questo è capitato alla Bulgaria sotto la dominazione ottomana. E solo a partire dalla metà del 1700 si ebbero delle forme di ripresa dell'identità culturale e religiosa, linguistica e artistica di un paese che aveva dato - a partire dal IX secolo - grandissimi contributi alla costruzione dell'identità degli Slavi come parte del popolo e del mondo cristiano.
Per questo, oggi i miei amici mi hanno portato a vedere innanzitutto il monastero di Backovo, fondato nell'XI secolo, nel quale sono conservati alcuni dei dipinti più antichi dell'arte bulgaro-bizantina, soprattutto in una meravigliosa chiesa poco fuori dal recinto del monastero e immersa in una grandiosa vallata ricoperta di vegetazione, che ancora oggi è destinata ad accogliere le ossa dei monaci defunti, e dove da 10 secoli riposano i resti di tutti i monaci che hanno vissuto in quel monastero, attendendo tutti insieme - come diceva la guida - la resurrezione della carne e la vita eterna.
Mentre visitavo la chiesa, le cui pitture mostrano quanto questo monastero si sapesse inserito in una grande tradizione spirituale e monastica (alle pareti c'erano ritratti di santi copti, siriani, armeni, georgiani, greci...) mi veniva da pensare con commozione al miracolo avvenuto per secoli in quel luogo e che ancora continua, e cioè la possibilità di mantenere viva la presenza del Vangelo nonostante tutte le avversità esterne e interne, proprio grazie alla continua lotta di questi monaci per riuscire ad essere testimoni del vangelo al di là delle loro povertà e della precarietà delle situazioni. Nelle chiese del monastero, infatti, oggi si vedevano arrivare molte famiglie con bambini che dovevano essere battezzati: è una pratica - mi diceva la mia amica - che è in ripresa, dopo la fine del comunismo. Eppure, spesso chi viene a far battezzare un figlio lo fa senza in realtà sapere molto del cristianesimo: sovente prevale un desiderio di protezione, un vago sentimento religioso, che però ha tanta strada da percorrere per diventare una fede vissuta. E i monaci sono pochi, e spesso non hanno - salvo alcune eccezioni - nemmeno la formazione e la mentalità per essere annunciatori del Vangelo (la loro figura è molto venerata, ma anche tenuta molto a distanza, almeno così mi è capitato di vedere più volte), così che ancora non si capisce se ci si trovi davanti a un risveglio della fede o meno.
Anche a Plovdiv, oltre a un meraviglioso teatro romano (subito mi è venuto in mente il paragone con quello greco di Taormina), ho potuto assistere a una scena che mi ha toccato: la gente in fila per poter venerare un'icona miracolosa della Vergine, portata in Bulgaria per qualche giorno dal Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo, che proprio oggi si trovava a Plovdiv per la festa di S. Marina, una santa che gode di grande venerazione. Anche in questo caso, la gente in fila era un po' di tutti i tipi... eppure erano lì, sotto un sole da 36 gradi all'ombra, in attesa di poter entrare a pregare...Poco dopo, nelle viuzze del centro "storico" di Plovdiv, ti colpisce vedere come i resti delle mura bizantine siano stati inglobati nelle case, e come al di là di quanto è così stato conservato, quello che resta risalga appunto all'epoca della lotta per l'indipendenza.
Ma in questa città, oggi, i problemi sono anche legati alla vicinanza di quattro (o cinque) frontiere: Kossovo, Serbia, Macedonia, Grecia e Turchia. Con una minoranza turca molto agguerrita e che sta comperando terreni e case, e impiantando attività nelle quali vengono assunti solo immigrati turchi: e mentre te ne parlano senti come sia palpabile l'ansia di chi teme di essere colonizzato e nuovamente spossessato non solo della propria terra, ma della propria identità. E cogli lo sgomento e la sofferenza per il fatto che si pensi ad allargare l'Unione Europea alla Turchia, mentre ben pochi si ricordano che altre nazioni da sempre appartenenti all'Europa e alla cultura cristiana - come la Serbia, la Croazia, il Montenegro e la Macedonia - ancora ne sono lasciate ai margini... Certo, sono discorsi non "politically correct", ed è facile venire tacciati di integralismo o di volontà di acuire le contrapposizioni, facendoli... ma vi assicuro che il punto di vista di chi si trova in questa parte dei Balcani, è davvero molto diverso. E non ho colto né odio, né rabbia, ma solo la disillusione di chi sa che le nostre orecchie occidentali sono troppo spesso sorde davanti a questi discorsi, perché troppo occupate a salvaguardare i nostri privilegi e semmai a far pensare agli altri che sono l'unica cosa per cui vale la pena vivere...

Ma davvero possiamo continuare ad essere convinti di questo?

Buona domenica.


15 luglio 2010

La pista bulgara - Notizie da Sofia - 1

La mia "avventura" bulgara inizia con l'accoglienza all'aeroporto da parte della Professoressa Velinova, vicedirettrice di un importante centro per lo studio dei manoscritti bizantini e paleoslavi di Sofia. Ha avuto la squisita gentilezza di venirmi a prendere con un collega per accompagnarmi all'alloggio e mostrarmi il luogo dove studierò. E infatti il pensionato del centro per lo studio delle lingue straniere dell'università di Sofia è la nostra meta e anche il primo impatto con la realtà bulgara. Mi ero preparato a trovare qualcosa di molto spartano (pensando ai nostri pensionati per studenti e alle strutture pubbliche in genere), ma quello che ho incontrato mi ha immediatamente fatto pensare al romanzo 1984 di George Orwell, laddove descrive gli "appartamenti della Vittoria", infiniti blocchi di casermoni di cemento in perenne situazione di degrado.
Beh, mi posso ritenere comunque fortunato, perché ho a disposizione una camera solo per me con due letti, un tavolino, due comodini e due sedie che sono sempre in procinto di disassemblarsi, e costringono a un controllo costante della propria posizione per non trovarsi a terra. Sorvolo poi sulle installazioni igieniche, poiché sarebbe tema poco consono a un blog...
Proprio davanti al pensionato, al di là della strada, si trova il centro commerciale "sky city". E qui iniziano le contraddizioni, talmente lampanti e numerose da lasciare quasi interdetti. Il centro commerciale - che non è nemmeno il più grande di Sofia - è completamente occidentale in stile e contenuti: grande porta girevole, che da su un ampio atrio con internet cafè alla moda, e su cui si aprono tre piani di negozi di tutti i generi: elettronica, abiti, scarpe, accessori, l'onnipresente biancheria intima (mi chiedo se non sia diventata la principale occupazione degli europei quella di scegliersi le mutande... a questa stregua non stupiamoci se qualcuno dice che siamo una civiltà in via di distruzione!), prodotti di bellezza, accessori per la casa, servizi finanziari e assicurativi, una banca, un supermercato (che presto diviene la mia àncora di salvezza, poiché il pensionato non fornisce nulla, se non le lenzuola). Qui tutto è pulito, nuovo, luccicante, non importa se a dieci metri le strade non ricevono manutenzione da anni e anziane signore vendono ciambelle fatte in casa e custodite in un sacco di iuta posto per terra. I prezzi nel centro commerciale sono quasi occidentali, in presenza di una valuta (il lev) che vale poco più di mezzo euro. E qui si coglie una cosa interessante: nel supermercato, i generi di primissima necessità sono a prezzi decisamente bassi (per i nostri standard occidentali), ma appena si abbandonano le (poche) marche bulgare, ecco che i prodotti di importazione non hanno prezzi molto diversi dai nostri. Mi hanno spiegato degli amici bulgari che molte famiglie hanno parenti in campagna, che provvedono ai generi di prima necessità (pollame, uova, verdura e frutta), così che questi sono assicurati quasi a costo zero. Per tutto il resto, invece, si usa lo stipendio o - molto spesso - ciò che arriva dai parenti emigrati all'estero: mi hanno detto che su 8 milioni di abitanti, ne sono emigrati già due... ovvero circa il 25%.
Al di là del fattore economico, devo dire di aver trovato in stragrande maggioranza persone educate e disponibili, non di moltissime parole ma pronte ad aiutarti quando si accorgono che sei straniero e non riesci ad esprimerti: chi sa l'inglese ti si accosta e ti aiuta con il tramviere o il negoziante.
Lunedì è iniziato il corso di lingua bulgara presso il dipartimento universitario di lingue. L'edificio rispecchia in pieno quanto detto prima, ma siamo in sei in una piccola aula per otto persone, con una insegnante davvero preparata e molto competente, che nel giro di due ore aveva già perfettamente inquadrato il gruppo assai eterogeneo: una coppia di israeliani che lavorano in Bulgaria, un palestinese che fa l'imprenditore di autotrasporto, un coreano la cui moglie studia canto lirico all'Accademia musicale di Sofia, una dottoranda in antropologia della Columbia University di New York, che ha un fidanzato bulgaro-valacco, e il sottoscritto. Le lezioni coprono quattro ore, ma dal secondo giorno ho avuto la possibilità di avere un'ora in più tutti i giorni, solo con un altro studente e la medesima professoressa: una spesa modica ma una possibilità importante per ricavare il massimo da queste tre settimane.
Ho poi avuto la possibilità di visitare il Centro "Ivan Dujcev" per lo studio dei manoscritti bizantini e slavi, che è come una piccola oasi di bellezza e di cultura: non è infatti ubicato in un edificio scolastico, ma nella casa che fu del professore (tra l'altro dottore alla Sapienza di Roma!) da cui ha preso il nome. In questa piccola villa in una zona residenziale di Sofia vengono custoditi, studiati, restaurati manoscritti di grande valore, da un piccolo gruppo di studiosi che hanno una passione e una capacità veramente sorprendenti.
Mi hanno detto che loro hanno, rispetto a noi occidentali, una grande fortuna: quella, cioè, di essere stati costretti dalla povertà a fare tanto con pochissimi mezzi, e insieme a conoscere e curare costantemente il valore delle relazioni e delle amicizie, unica via per raggiungere risultati che altrimenti sarebbero impossibili. Sono parole che ritengo profondamente vere, mentre sto sperimentando sulla mia pelle cosa significhi imparare a gestire situazioni molto meno protette delle nostre in Italia, e pure già sapendo di avere molti "ammortizzatori" rispetto a chi qui ci vive sempre.
Mi ha colpito moltissimo la dinamicità e la capacità di fare dei giovani ricercatori che ho visto al Centro, ma anche di molti che vedo in Università. Non è soltanto la volontà di affermarsi e di migliorare il proprio tenore di vita (che pure ci sono, e sono comprensibilissime), ma c'è anche la capacità di appassionarsi allo studio e alla storia, qualità certò rara e non legata a brame di guadagno...
Un pomeriggio ho poi avuto la possibilità di prendere il tram e andare fino al centro della capitale. Lì si vede il desiderio di corrispondere a standard "occidentali", ma insieme la fatica di recuperare una storia che esiste (dal regno dei Traci secoli prima di Cristo e dell'epoca romano-bizantina) e purtuttavia è stata pesantemente segnata dalle distruzioni e soprattutto da quel "rullo compressore" per la cultura bulgara che fu l'impero ottomano. Poche sono le vestigia del passato che sono rimaste, e i monumenti più segnalati sono sovente ricostruzioni successive al 1877 (liberazione da parte dell'esercito russo) o addirittura alla fine della guerra balcanica dell'inizio del secolo XX.
Ora devo rimettermi a studiare per la lezione di domani, e poi ancora devo fare la spesa per questa sera.
Non è ancora trascorsa la prima settimana, ma questi giorni già mi stanno offrendo una prospettiva nuova e bella per il lavoro che mi aspetta con la Classe di Slavistica. Non si tratta, infatti, solo di favorire degli studi: piuttosto, penso sia un lavoro importante quello di riportare alla nostra sazia e distratta coscienza occidentale il valore di lingue e culture che hanno costruito la storia d'Europa non meno di quelle latine e germaniche. Anche perché questi popoli sono ormai tra noi, e davvero è miope e presuntuoso voler vedere gli immigrati di lingua slava solo come forza lavoro a buon mercato, in grado di supplire alle carenze del nostro welfare e di permetterci di mantenere standard di vita incomprensibili.
Certo, molti lavorano perché le differenze rimangano, e perché anche le popolazioni dell'est (e del sud...) diventino presto preda dell'illusione occidentale e quindi sciocchi burattini di chi ha fatto del profitto il proprio dio...
Ma per fortuna, sappiamo che questo idolo (e non dio!) ha i piedi d'argilla, e che la sua più grande debolezza è proprio il credersi invincibile e ineliminabile. Ma noi sappiamo che è un Altro che ha vinto il mondo. E le absidi e le cupole delle Chiese ortodosse, nelle quali campeggia sempre il Cristo Pantocrator, ce lo ricordano, come lo hanno ricordato a generazioni e generazioni di bulgari che hanno passato la vita sotto un giogo (prima quello ottomano, poi quello comunista) che voleva persino impedir loro di professare la fede in Cristo. Ma gli ottomani sono passati, i comunisti sono passati... passeranno anche i sacerdoti del profitto... e noi dobbiamo solo pregare di mantenerci nella fede e nella comunione con l'umanità divina di Cristo, nella sua Chiesa.

10 luglio 2010

Verso Oriente: una nuova avventura alla ricerca di... Sofia!

Mentre raccolgo nel box più in basso le ultime omelie di questa serie (quella di domenica 4 e quella di un matrimonio sabato 3), sto per lasciare l'amata Milano per trascorrere un periodo di studio di 3 settimane (fino ai primi di agosto) in terra bulgara, per l'esattezza a Sofia. Spero di trovare anche lì un facile accesso a internet, così da poter condividere la scoperta di questa città che porta un nome splendido e collegato alla Divina Sapienza (Sophia, in greco, poi traslitterata nelle lingue slave).

Colgo volentieri l'occasione per invocare per me e per tutti i lettori di questo blog la benedizione accompagnatrice del Signore.
A presto.
dfrancesco

27 giugno 2010

La fede di Abramo

Trovate nel box a fondo pagina l'omelia di oggi, che ci invita a riflettere sulla qualità della fede che possiamo chiamare "fiduciale", legata alla fiducia nei confronti di Dio e nel compimento della sua promessa.

Buona settimana!
dfrancesco

20 giugno 2010

A una festa di nozze...

Questa settimana non carico sul blog l'omelia domenicale, bensì quella relativa al matrimonio che due persone a me molto care, Erika e Nicolò, hanno celebrato sabato.

Le letture scelte dagli sposi sono state tra le più belle e significative, e per questo le riporto più sotto, anche per permettere un miglior ascolto dell'omelia.
Sono brani che ancora e sempre riempiono il cuore di commozione, nel vedere quanta fiducia Dio abbia posto negli Sposi cristiani, e quale potere abbia dato loro di essere immagine e segno del Suo Amore.

Ecco le letture:

Dal libro della Genesi (2, 18-24)
Il Signore Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda». Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di animali selvatici e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. Così l’uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli animali selvatici, ma per l’uomo non trovò un aiuto che gli corrispondesse.
Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull’uomo, che si addormentò; gli tolse una delle costole e richiuse la carne al suo posto.Il Signore Dio formò con la costola, che aveva tolta all’uomo, una donna e la condusse all’uomo.Allora l’uomo disse:«Questa volta è osso dalle mie ossa, carne dalla mia carne. La si chiamerà donna, perché dall’uomo è stata tolta».
Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini (5,1-2a.21-33)
Fratelli,fatevi imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminate nella carità, nel modo in cui anche Cristo ci ha amato e ha dato se stesso per noi.
Nel timore di Cristo, siate sottomessi gli uni agli altri: le mogli lo siano ai loro mariti, come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, così come Cristo è capo della Chiesa, lui che è salvatore del corpo. E come la Chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli lo siano ai loro mariti in tutto.
E voi, mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola con il lavacro dell’acqua mediante la parola, e per presentare a se stesso la Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata.
Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo: chi ama la propria moglie, ama se stesso. Nessuno infatti ha mai odiato la propria carne, anzi la nutre e la cura, come anche Cristo fa con la Chiesa, poiché siamo membra del suo corpo. Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne.
Questo mistero è grande: io lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa! Così anche voi: ciascuno da parte sua, ami la propria moglie come se stesso, e la moglie sia rispettosa verso il marito.

Dal Vangelo secondo Giovanni (15,9-17)
In quel tempo,il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

18 giugno 2010

altre omelie online

In una settimana un po' concitata, nella quale non sono riuscito a trovare tempo per un altro post, segnalo solo che sono online (nel solito box più sotto) le omelie di domenica 13 giugno. Quel giorno coincideva con il 18 anniversario della mia Ordinazione: un Dono di cui non cesso di rendere grazie, e del quale continuamente mi sorprendo, per la smisurata misericordia (verso di me, da parte del Signore) che rappresenta.

Buona giornata.
dfrancesco


06 giugno 2010

II domenica dopo Pentecoste.

Trovate nel box più sotto l'omelia del 6 giugno.

Un caro saluto.
dfr

03 giugno 2010

La SS. Trinità: un Dio che ama non da solo!

Trovate nel box più sotto l'omelia per la festa della SS. Trinità. Vi è stata una bella coincidenza nella mia Parrocchia: quella con gli anniversari di Matrimonio. E questo segno, quello della fedeltà feconda di uomo e donna, è quanto di più grande vi sia sulla terra per dire qualcosa dell'agire di Dio.

Mistero dell'amore coniugale
Mistero dell'amore trinitario
due realtà chiamate a manifestarsi congiuntamente.
Un caro saluto.
dfrancesco

25 maggio 2010

Vieni, Santo Spirito!

La Domenica di Pentecoste è forse per molti stata solo il giorno in cui smaltire i "postumi" di veglie... calcistiche.

Ma ben più emozionante è riconoscere la presenza e l'opera dello Spirito, che rende attuale e permanente fuori e dentro di noi la Vita e l'Amore di Cristo: non tanto realtà astratte e passate, bensì luce e forza per il presente, per ogni uomo.
Non c'è chi non veda - solo che ci rifletta per un momento - la sproporzione abissale che sta tra la vittoria di una coppa e la Presenza di quell'Amore bellissimo che solo è in grado di salvare il mondo.
Eppure la prima muove - causando anche degrado e distruzione, non certo e non solo gioia... - migliaia e migliaia di persone; la seconda - almeno in apparenza - pochi...
Ma il difetto non sta nell'evento che genera emozione. Il difetto sta in una umanità anestetizzata, incapace di esultare e guardare in alto cercando "le cose di lassù", come dice S. Paolo.
Qui sta il vero dramma che viviamo. E che impedisce di prendere veramente coscienza della realtà...
Imploriamo ancora il dono dello Spirito che "mette in movimento" le vite di noi tutti.
Trovate qui sotto le due omelie (vigilia e giorno) di Pentecoste.

17 maggio 2010

Asceso al cielo... per essere sempre con noi

Abbiamo celebrato ieri, secondo il Rito Ambrosiano, la domenica dopo l'Ascensione. Una domenica che fa quasi da "ponte" tra l'Ascensione e la Pentecoste, avendo come tema fondamentale il cammino degli Apostoli - e quindi anche il nostro! - per trasformare in vita concreta il dono inesauribile e inaudito di Gesù, da cui si sono sentiti completamente trasformati.
E c'è un aspetto dell'Ascensione che sempre mi commuove: il fatto che Cristo sia salito al cielo portando con sé tutta la sua umanità... come per ricordarci sempre che "uno di noi" è accanto al Padre Onnipotente e allo Spirito che dà la vita.
Da quel momento, mai potremo essere "abbandonati" o "incompresi" da Dio...
E' una consolazione e una fonte di speranza.
Trovate poco sotto l'aggiornamento del box con l'omelia di ieri. Quella di domenica scorsa, per un problema tecnico, non è stata registrata.
Buon cammino!
don francesco

02 maggio 2010

Continua la Pasqua!

Metto online stasera le omelie di tre domeniche: 18 e 25 aprile e 2 maggio.
Il vangelo di Giovanni ci sta davvero aiutando a fare un cammino splendido, che riporta continuamente alla centralità del rapporto con il Signore Gesù. Senza questo rapporto, compresa la carica "affettiva" (intendendo con questo termine quell'amore voluto e concretissimo che poi, sempre nel vangelo di oggi, egli "comanda" a noi, insegnandoci così un amore radicato nella volontà, e non solo in un vago sentimentalismo) che Gesù vive per ciascuno di noi, viene a mancare persino il senso dell'essere nella Chiesa, che si riduce a un'appartenenza "asettica", quando non - peggio ancora... - motivata dalla paura o dal legalismo...
Buon ascolto (files mp3 nel box più sotto).
dfrancesco

20 aprile 2010

Tempo Pasquale

Carissime/i tutti,
trovate le due omelie di domenica 11 e domenica 19 nel box consueto poco più sotto.
Anche dopo la Resurrezione, sia al tempo degli Apostoli (vedi vangelo della domenica dell'Ottava, con l'incredulità di Tommaso o la prima lettura della terza domenica di Pasqua, con Paolo a Roma che si scontra con il non ascolto di molti suoi interlocutori), sia oggi, potrebbe sembrare che ancora tutto rimanga come prima. Ma non è così. E' cambiato il cuore di chi davvero ha incontrato Cristo, che diviene capace di non giudicare, di non essere ossessionato dalla salvaguardia di sé ad ogni costo, di non stancarsi (non per forza sua, ma di Cristo!) di cercare le vie della riconciliazione e dell'ascolto, di provare a dare ascolto alla sofferenza altrui, e non solo alle proprie - magari giuste - rivendicazioni.
Allora come oggi, questa via sembra stolta e improduttiva agli occhi dei più, anche all'interno della comunità dei discepoli.
Allora come oggi, l'assunzione di questa via è un dono di grazia e non può diventare né essere ancora una volta una qualche forma - magari molto sottile e nascosta da una falsa umiltà - di affermazione di sé: perché chiunque - prima di incontrare realmente Cristo e la Parola della Sua Pasqua - è nella condizione degli Undici la sera di Pasqua o di Paolo prima dell'incontro "disarcionante" sulla via di Damasco: consapevole (e magari oppresso) dai propri errori, colpevoli o no; oppure troppo sicuro di sé per avere un Dio diverso dal proprio io gonfiato a dismisura (e che pure si pasce - oh sì! - di pensieri teologici e spirituali!).
Per questo, la scelta di camminare "sulle orme di Cristo" è sempre accompagnata dal dono della consapevolezza della propria condizione di peccatore: un dono prezioso, da chiedere sempre di non dimenticare! E insieme dalla consapevolezza che la prova migliore che si sta seguendo davvero Cristo risiede non nel successo o nel plauso altrui, bensì nell'umiliazione (che è insieme figlia e madre dell'umiltà, ma non per questo meno difficile da accettare!) e nell'umano fallimento.
Eppure - e questo non è meno vero, né da dimenticare mai! - in questo processo del cuore e della mente non è la tristezza a prevalere, né una sciocca e inautentica ricerca di un dolore del quale e nel quale compiacersi. Piuttosto, è la gioia pasquale: un'alba di luce che a poco a poco si fa strada nell'animo, che si nutre di stupore e di una inattesa speranza, e che genera una pace il cui primo segno è - se non ancora la capacità - almeno il desiderio di non provare più odio o risentimento per alcuno.
Che bello potersi dire - nel segreto della coscienza, dove non si può mentire - che siamo su questo cammino!
Che bello poter almeno condividere con degli amici e dei compagni di strada questo desiderio di incamminarsi, perché è grazia immeritata già il poter parlare con qualcun altro di queste cose grandi e meravigliose! E la compagnia di un fratello o una sorella che come te sono "ladroni perdonati", è essa pure un segno e un dono della Pasqua di Risurrezione!
E questo è l'augurio per questo tempo pasquale. Altro, non ne saprei immaginare.
dfrancesco

05 aprile 2010

Pasqua di Resurrezione: la resurrezione della Speranza

Carissime amiche e carissimi amici di blog,
un augurio grande e gioioso di Pasqua!
La forza della Resurrezione del Signore Gesù, un fatto e un evento che (per fortuna) non dipende da noi, e che dispiega la sua efficacia sconfiggendo per sempre la pretesa del male di essere il più forte ("Dov'è, morte, la tua vittoria?", scrive San Paolo), possa diventare un dono accolto da ciascuno di noi, perché possiamo vivere di questo dono!
Oggi, in questa Pasqua 2010, penso che ciò significhi soprattutto re-imparare a vivere di speranza. Una speranza vera e capace di farci muovere passi e labbra, perché ci dice che la forza del Vangelo non dipende da noi e dalle nostre sconfitte e meschinità, ma dal Suo (di Cristo!) desiderio di continuare a camminare con noi, ogni giorno, fino alla fine del mondo. Perché i suoi discepoli non sono "i più bravi", ma, al contrario, quelli che sanno di averlo abbandonato e tradito, e di essere stati "ripescati", ri-accolti e ri-creati solo e unicamente dalla Sua iniziativa. E che cercano di vivere a partire da questo ricordo e da questa consapevolezza. Una frase che mi frulla spesso nella testa, e che mi è cara, è questa: "nullis meis meritis, sed infinita tua bonitate", ovvero: "non per i miei meriti, ma per la tua infinita bontà". E mi sembra si applichi a tutto, proprio a tutto...
Buona Pasqua!
don Francesco
(nel box anche le omelie della veglia pasquale e del giorno di Pasqua)

02 aprile 2010

Venerdì Santo

Il Rito Ambrosiano offre, al termine della giornata del Venerdì Santo, una celebrazione a ricordo della Deposizione del Signore Gesù dalla Croce e della sua sepoltura. E' anche il momento in cui si ricorda la discesa agli inferi di Cristo, per liberare quanti giacevano "nelle tenebre e nell'ombra di morte" e ricondurli a Sé.
Qui trovate l'omelia relativa.
Un augurio affettuoso a tutti di Buona resurrezione
dfrancesco

Settimana Santa e Autentica!

So di essere un po' in ritardo con l'omelia della domenica delle Palme, ma spero che possa essere ancora utile, insieme all'omelia di questa sera, Giovedì Santo (nel solito box più sotto).

Auguro a tutti di stare in questi giorni con il Signore, per vedere quanto e come il nostro cuore riesce a mostrarci le sue vie!!
dfrancesco

21 marzo 2010

Domenica di Lazzaro

Trovate nel box più sotto Le omelie di questa domenica, nella quale si contempla il tremendo paradosso...: Gesù dona la vita a Lazzaro e la speranza a tutti, e per questo si decide la sua messa a morte.

La speranza è quella di vincere la paura della morte. E così essere nuovi nello sguardo e nelle decisioni che troppo spesso costellano di paure la nostra vita. Perché se la morte è vinta (ed è vinta in Cristo, come Egli stesso attesta nel vangelo di oggi), allora nessun potere può fare leva sulla paura degli uomini per affermarsi. E si viene liberati, così, dalla schiavitù. Di qualunque tipo.
Buona settimana

don Francesco

15 marzo 2010

Domenica del Cieco Nato

Nel box trovate le omelie di questa domenica. Buona settimana!

07 marzo 2010

Domenica di Abramo

Nel box più sotto l'omelia di domenica 7.

Buona settimana

28 febbraio 2010

La Samaritana

Seconda domenica di Quaresima, al termine di una settimana... al fulmicotone: Milano - Baltimora - Milano in 3 giorni... ma con la gioia di nuove amicizie e di un incontro davvero interessante con la Loyola University di Baltimora, Maryland. Mi è stata chiesta lì una conferenza sulla Biblioteca Ambrosiana, ma è stata anche l'occasione di contatti e iniziare a pensare a possibili collaborazioni.

Ho 'provato l'ebbrezza' di passare sotto uno dei nuovi "body scanner" in funzione nell'aeroporto di Amsterdam, ma anche di scoprire gli ennesimi "cervelli in fuga" dall'Italia, che per trovare un luogo in cui mettere a frutto la propria intelligenza sono costretti ad emigrare...
A parte l'inserto statunitense, la settimana continua nella gioia dell'incontro con la Samaritana, questa figura splendida e commovente del vangelo di Giovanni. Bellissimo il commento dei Padri (Agostino in primis) che leggono il "dammi da bere" di Gesù come rivelatore del suo desiderio di saziare la nostra, di sete. Ma nello stesso tempo, proprio quel gesto inaudito e a forte rischio di travisamento (secondo la mentalità diffusa tra gli Ebrei del tempo, i Samaritani erano irrimediabilmente impuri, e quindi usare i loro recipienti significava diventare impuri, venendo così posti ai margini anche del rapporto con Dio, almeno per qualche tempo) apre uno spiraglio di stupore in questa donna così segnata dalla vita e preda di molti indurimenti... tanto che chiunque (ma non Gesù!) avrebbe pensato del tutto inutile perdere del tempo con lei cercando di condurla a Dio.
E Gesù, invece, proprio di lei si mostra bisognoso...!
Mi viene da pensare ai molti samaritani di oggi... a quelle persone che in cuor nostro siamo tentati di considerare come non degne nemmeno di un tentativo di accostamento, di considerare irrimediabilmente "impure"...
E se fosse invece assolutamente necessario considerarsi così, "indegni" della degnazione di Cristo, per poterGli permettere di far zampillare qualcosa nella nostra aridità...?
(vedi nel box più sotto l'omelia)
Con un augurio sincero di buon cammino!

22 febbraio 2010

Buona Quaresima!

Molto di corsa (sono in partenza per gli Stati Uniti per lavoro), posto le omelie di ieri, prima domenica di Quaresima secondo il rito Ambrosiano, che potete trovare qui sotto in un nuovo box qui sotto. Qualcuno mi ha segnalato che non trova gli altri files: bisogna andare in fondo a questa pagina e cliccare su "Post più vecchi".

Buona settimana a tutti!


14 febbraio 2010

nuova omelia

nel box più sotto.

07 febbraio 2010

Giornata della Vita

(da Wikimedia)


Oggi, Giornata per la Vita. E anche il mio compleanno. Due letture folgoranti: Prima Lettera di Paolo a Timoteo, dove Paolo parla della propria conversione e dice: "Cristo è venuto a salvare i peccatori e di questi il primo sono io", e la conversione di Levi il pubblicano, colto al banco delle imposte. Proprio settimana scorsa sono stato a Roma per lavoro, e sono riuscito a infilarmi un quarto d'ora nella chiesa di S. Luigi dei Francesi, dove si trova il bellissimo quadro di Caravaggio proprio sulla chiamata di Matteo il pubblicano. Mi ha colpito vedere l'atteggiamento di quelli che sono al tavolo del banco insieme a Matteo: presi a contare i soldi, infastiditi dall'"intrusione" di Cristo, annoiati o che guardano con espressione di sufficienza...

Non ho potuto fare a meno di pensare a situazioni che mi trovo a vivere... quanto è forte il rischio di guardare con sufficienza alle cose di Cristo... e questo anche tra persone che di Lui dovrebbero mai dimenticarsi. E invece, se viene meno il credito che si offre all'umanità e alla fede altrui, se non ti ricordi che anche l'altro è un discepolo come te (e forse meglio di te), allora si può davvero diventare muri di ghiaccio di ideologia... o di fariseismo come Paolo prima della sua conversione...
Mi chiedo quante volte mi sia capitato. Che sia capitato è certo... e il ripensarci è salutare, anche se ti toglie dalla comodità.
"Divina clemenza", è il nome della domenica odierna.
Clemenza di Dio verso le nostre dimenticanze di Lui,
clemenza verso i momenti di durezza in cui crediamo di avere ragione ad essere rigidi,
clemenza verso quei cristiani che stringono le mascelle e tengono il muso,
clemenza verso quanti sono troppo presi per pensare al vangelo,
clemenza verso chi riduce la fede a un insieme di "valori"... freddi e repellenti come un cadavere,
clemenza verso il nostro attribuire a Dio la nostra ristrettezza di orizzonti...

Si può dubitare di averne bisogno, come dell'aria che respiriamo?

In conclusione, un grazie di cuore a tutti quelli che mi hanno raggiunto oggi per gli auguri...

Nel box due omelie per questa domenica. Le ho messe ambedue perché sono abbastanza differenti.