una "strada virtuale" per camminare insieme, tenuta da un prete milanese di (40) (41) (42) (43) (44) (45) (46) 47 anni, sempre più felice della sua scelta di vita (che è poi il dono di un incontro e di una chiamata!) e di tutto ciò che essa comporta, tra cui in particolare la compagnia di tanti, tanti amici!

12 aprile 2009

Buona Resurrezione!

Morivo con te sulla Croce: oggi con te rivivo!

Con te dividevo la tomba: oggi con te risorgo!
Donami la gioia del regno, Cristo, mio Salvatore.
Alleluia, alleluia.

Questo canto, che fa parte della Veglia Pasquale ambrosiana ed è risuonato ieri notte appena prima della Comunione, mi è rimasto impresso nelle orecchie, nel cuore e nella mente per tutto questo giorno, come una grande parola di speranza.
E' il "con te" più volte ripetuto, che allarga il cuore. Ci dice che Cristo ha voluto rendere un dono non solo la sua morte, ma anche la sua resurrezione!

In altre parole: siamo abituati a sentire fin da piccoli che Cristo "morì per noi": lo ripetono Paolo nella lettera ai Corinzi e Pietro nella sua Prima lettera, e quel "per" si può tradurre sia come "a causa di" (= dei nostri peccati), sia come "in favore di" (= a vantaggio della nostra esistenza). E forse ci siamo tutti fatti un'idea - magari attingendo alle spiegazioni del catechismo, a riflessioni ascoltate, a libri, alla meditazione sulla Scrittura... - di quale sia il collegamento tra la morte e le sofferenze di Gesù e la nostra condizione... magari per trarne l'idea che tutto quanto "ci pesa" del nostro essere cristiani praticanti è in fondo una sorta di "bilanciamento" di quello che Cristo ha sofferto per noi...
Ma forse siamo assai meno abituati a riflettere sul fatto che anche la resurrezione è un dono, un dono per noi! Lo si vede nei vangeli: il Signore risorto subito annuncia la pace ai suoi amici; subito - dice sempre Paolo nella prima lettera ai Corinzi letta oggi (cap. 15) - "apparve a Cefa... ai Dodici... a più di cinquecento fratelli... a Giacomo... a tutti gli apostoli". E queste apparizioni sono ciò che cambia la vita, che fa passare gli apostoli dalla paura e dalla vergogna di aver abbandonato Cristo al momento dell'arresto, alla gioia di essere con lui riconciliati e al coraggio di raccontare a tutti che Cristo è vivo.

Cogliere questo aspetto, mi sembra, fa davvero mutare l'angolo prospettico da cui considerare la Pasqua! Se anche la resurrezione è "per noi", allora non siamo nella condizione di chi può ancora avere da temere qualcosa dal Signore, e Dio non è un "nume altissimo e incomprensibile" dal quale possiamo attenderci qualche tiro mancino... In realtà - e questo va detto... - quando abbiamo paura di Dio, abbiamo in realtà paura di qualcuno/qualcosa che è frutto delle nostre elucubrazioni che non hanno capito o non vogliono capire il Vangelo. Il Padre di Gesù è Colui che ha ridato vita al Figlio Suo perché egli sia "il primogenito di molti fratelli".

E la resurrezione di Gesù non è quindi solo (o forse soprattutto...) la "sua" vittoria - solitaria  e tale da costituirlo in una posizione inarrivabile per noi - sulla morte, quasi una "riparazione" delle sofferenze subite, ma piuttosto la gioiosa notizia che nemmeno i nostri tradimenti, i nostri abbandoni, le nostre pusillanimità, i nostri rifiuti, riescono a impedire a Gesù di amarci e di incontrarci ancora per offrirci perdono e pace, nemmeno quando sembrano (= si illudono di) eliminarlo "dalla terra dei viventi".

Questa riflessione - che volentieri condivido con voi - mi sta accompagnando in questa Pasqua, che vivo con la consapevolezza che questa infinita capacità di accoglienza del Signore è davvero l'unica fonte di speranza possibile.
Non lo è invece - per quanto importante, soprattutto se condotta con retta intenzione - l'azione, il darsi da fare. Non - ripeto - perché non sia importante, ma perché solo chi sia  schiavo di una presuntuosa illusione non si rende conto che molto spesso l'intenzione non giunge a compimento, ma viene travisata, distorta, rovinata da mille variabili che incontra sul tragitto dall'idea alla concretizzazione; e allora diviene inevitabile fare i conti con l'errore, l'incomprensione, il fallimento... ma un fallimento che diventa - per purissima grazia del Signore - luogo possibile dell'incontro con Lui.
Non perché diventi una sorta di "tappabuchi", di "magico risolutore" delle nostre incapacità (sarebbe troppo comodo e deresponsabilizzante!), ma perché solo Lui è capace di offrire insieme comprensione e verità: di farti cioè vedere con i tuoi sbagli, senza però buttarti via, come troppo spesso facciamo tra di noi uomini, che ben difficilmente però vediamo e cogliamo con chiarezza cosa si agita nel cuore nostro e altrui.

Prima o poi arriva per chiunque il momento in cui si sperimenta l'amarezza dell'incomprensione, del non riuscire a spiegarsi; in cui si incontra la non volontà (o non capacità) altrui di usarti una vera "com-passione" e di farti il dono di sospendere - almeno per un poco - il giudizio su di te. In queste circostanze è davvero una "resurrezione" il sapere che c'è Chi è pronto a venirti incontro per ridirti una parola e ridonarti a un compito da svolgere.

Questo, con semplicità, mi sembra di aver colto della Pasqua di quest'anno. Povere note, ma le condivido nella speranza che possano essere di aiuto a qualche sorella o fratello che frequentasse per caso queste pagine.

Come pure desidero condividere - dopo lunga latitanza - alcune omelie dal mese di gennaio ad oggi (più sotto...).

Il Signore vi doni di risorgere con Lui!