una "strada virtuale" per camminare insieme, tenuta da un prete milanese di (40) (41) (42) (43) (44) (45) (46) 47 anni, sempre più felice della sua scelta di vita (che è poi il dono di un incontro e di una chiamata!) e di tutto ciò che essa comporta, tra cui in particolare la compagnia di tanti, tanti amici!

28 giugno 2008

Un grande "grazie!" per 50 anni di fedeltà

Questo post non mi riguarda se non indirettamente, perché è la trascrizione dell'omelia che ha festeggiato - domenica 22 giugno - il 50° anniversario di Sacerdozio di don Angelo, Parroco di S. Sefano di Birone (Giussano). In questa Parrocchia ho prestato un piccolo servizio per due anni, e per una combinazione inimmaginata, pure il mio servizio presso questa Parocchia si conclude in questi giorni. Vorrei allora dire il mio grazie a don Angelo per questi due anni trascorsi insieme, unendolo a quello alla Comunità tutta, che mi ha accolto con affetto e simpatia ben superiori a quanto mi meritassi.

Birone, Parrocchia S. Stefano - 22 giugno 2008

Omelia nella celebrazione del 50° anniversario
di Ordinazione Sacerdotale di Don Angelo

È una gioia e un onore e insieme anche una responsabilità quella di riflettere insieme con tutti voi sulla Parola che abbiamo ascoltato in un’occasione così bella e importante. Ed è anche – penso – particolarmente significativo vedere quante persone e da quante diverse provenienze oggi sono qui per stringersi accanto a don Angelo. Certo, la Parola di Dio di quest’oggi sembrerebbe a prima vista non aiutarci molto: è una parola che si basa su un contesto di persecuzione, di difficoltà, di sofferenza… che nella seconda lettura ci ricorda che il mondo è il luogo del peccato e della morte… ma certo non sono questi i temi che oggi vogliamo mettere alla nostra attenzione.
Oggi siamo qui per ringraziare. E allora, forse, è significativo che la messa di oggi veda, oltre a tanti parrocchiani, agli amici e ai parenti, anche la presenza delle autorità della Città di Giussano, civili e militari, che saluto a nome di don Angelo. Perché mi sembra che uno spunto prezioso il vangelo di oggi ce lo offra, a questo proposito: il vangelo parla della necessità – che Gesù dice in modo molto esplicito – di condurre una vita che non si nasconda, che sappia essere limpida, che sappia dire la verità, che non vada avanti in base a sotterfugi e nascondimenti. E mi sembra significativo, appunto, che oggi siamo qui a festeggiare anche con la Comunità civile, proprio perché la prima cosa che tutti riconosciamo a don Angelo, e per la quale gli siamo grati, è questo stile di limpidezza evangelica che ha portato avanti. L’opera educativa di don Angelo, in tutti questi anni, è un’opera che cerca di costruire limpidezza e serenità d’animo; che cerca di offrire una guida che insegni questa via della trasparenza. Ed è il primo motivo, questo, per cui rendiamo grazie al Signore.

Il secondo motivo per cui rendiamo grazie al Signore lo possiamo trovare nel “motto” di ordinazione sacerdotale di don Angelo, che ci è stato riproposto in tante forme, in queste settimane: “Fate quello che Egli vi dirà”. Sono le parole che Maria dice ai servi, al momento delle nozze di Cana, quando nessuno sa cosa fare per evitare la rovina di una festa, di una gioia. E potremmo tradurre così queste parole di Maria: nella vita di don Angelo sono diventate: “Sia fatta la Tua volontà, Signore”, l’impegno – in questi 50 anni – a cercare la volontà del Signore, e non la sua. Alla fine della messa tutti potranno ricevere in dono un fascicolo molto bello, che è stato messo insieme con affetto dai parrocchiani, dove ci sono tanti ricordi di don Angelo, e c’è in particolare una sua intervista, bella e significativa. Qui, quando gli viene chiesto se ci sono stati particolari momenti di difficoltà nella sua vita sacerdotale, don Angelo dice, alla fine, che momenti di particolare difficoltà non ce ne sono stati, perché c’è stato solo il desiderio di continuare a seguire la volontà del Signore. E questo penso sia il secondo insegnamento grande che da lui possiamo raccogliere: una volontà del Signore che per 50 anni è diventata quotidianità, capacità di mettere uno dopo l’altro, ogni giorno, i gesti più semplici e più veri.
Quando riflettevo su questa giornata, ho incontrato un brano di un autore antico, un Padre della Chiesa – S. Cipriano –, che scriveva (Cipriano, Trattato sul Padre nostro, 14-15):
Proseguendo nella preghiera diciamo: «Sia fatta la tua volontà in cielo e in terra», non tanto perché faccia Dio ciò che vuole, ma perché possiamo fare noi ciò che Dio vuole...
E poi spiega:
La volontà di Dio dunque è quella che Cristo ha eseguito e ha insegna­to. È umiltà nella conversazione, fermezza nella fede, discrezione nelle parole, nelle azioni giustizia, nelle opere misericordia, nei costumi severità. Volontà di Dio è non fare dei torti e tollerare il torto subito, mantenere la pace con i fratelli, amare Dio con tutto il cuore… Volontà di Dio è stare inseparabilmente uniti al suo amore, rimanere accanto alla sua croce con coraggio e forza, dargli ferma testi­mo­nian­za quando è in discussione il suo nome e il suo onore, mostrare sicurezza della buona causa… Questo significa voler essere coeredi di Cristo, questo è fare il comando di Dio, questo è adempiere la volontà del Padre.
Ecco, io penso che tutti noi, che lo conosciamo, senza nessuna esagerazione, ma con la certezza che viene dalla conoscenza, possiamo dire che questi sono i tratti che contraddistinguono la vita di don Angelo. E per tanto altro possiamo rendere grazie: attraverso di lui il Signore ci mostra che è possibile seguirlo, e questo non in una vita dove non ci sono mai momenti di fatica e di difficoltà, ma in una vita ordinaria, che anche nelle fatiche e nelle difficoltà sa mantenere questa fiducia.

E la terza cosa che vorrei dire, per la quale vorrei che rendessimo grazie al Signore con don Angelo, vorrei dirla attraverso una favola.

L'ALBERO GENEROSO
C'era una volta un albero che amava un bambino. Il bambino veniva a visitarlo tutti i giorni. Raccoglieva le sue foglie con le quali intrecciava delle corone per giocare al re della foresta. Si arrampicava sul suo tronco e dondolava attaccato ai suoi rami. Mangiava i suoi frutti e poi, insieme, giocavano a nascondino. Quando era stanco, il bambino si addormentava all'ombra dell'albero, mentre le fronde gli cantavano la ninna-nanna. Il bambino amava l'albero con tutto il suo piccolo cuore. E l'albero era felice. Ma il tempo passò e il bambino crebbe. Ora che il bambino era grande, l'albero rimaneva spesso solo. Un giorno il bambino venne a vedere l'albero e l'albero gli disse: "Avvicinati, bambino mio, arrampicati sul mio tronco e fai l'altalena con i miei rami, mangia i miei frutti, gioca alla mia ombra e sii felice". "Sono troppo grande ormai per arrampicarmi sugli alberi e per giocare", disse il bambino. "Io voglio comprarmi delle cose e divertirmi. Voglio dei soldi. Puoi darmi dei soldi?". "Mi dispiace", rispose l'albero "ma io non ho dei soldi. Ho solo foglie e frutti. Prendi i miei frutti, bambino mio, e va' a venderli in città. Così avrai dei soldi e sarai felice". Allora il bambino si arrampicò sull'albero, raccolse tutti i frutti e li portò via. E l'albero fu felice. Ma il bambino rimase molto tempo senza ritornare... E l'albero divenne triste. Poi un giorno il bambino tornò; l'albero tremò di gioia e disse: "Avvicinati, bambino mio, arrampicati sul mio tronco e fai l'altalena con i miei rami e sii felice". "Ho troppo da fare e non ho tempo di arrampicarmi sugli alberi", rispose il bambino. "Voglio una casa che mi ripari", continuò. "Voglio una moglie e voglio dei bambini, ho dunque bisogno di una casa. Puoi darmi una casa?". "Io non ho una casa", disse l'albero. "La mia casa è il bosco, ma tu puoi tagliare i miei rami e costruirti una casa. Allora sarai felice". Il bambino tagliò tutti i rami e li portò via per costruirsi una casa. E l'albero fu felice. Per molto tempo il bambino non venne. Quando ritornò, l'albero era così felice che riusciva a malapena a parlare. "Avvicinati, bambino mio", mormorò "vieni a giocare". "Sono troppo vecchio e troppo triste per giocare", disse il bambino. "Voglio una barca per fuggire lontano di qui. Tu puoi darmi una barca?". "Taglia il mio tronco e fatti una barca", disse l'albero. "Così potrai andartene ed essere felice". Allora il bambino tagliò il tronco e si fece una barca per fuggire. E l'albero fu felice... ma non del tutto. Molto molto tempo dopo, il bambino tornò ancora. "Mi dispiace, bambino mio", disse l'albero "ma non mi resta più niente da donarti... Non ho più frutti". "I miei denti sono troppo deboli per dei frutti", disse il bambino. "Non ho più rami", continuò l'albero "non puoi più dondolarti". "Sono troppo vecchio per dondolarmi ai rami", disse il bambino. "Non ho più il tronco", disse l'albero. "Non puoi più arrampicarti". "Sono troppo stanco per arrampicarmi", disse il bambino. "Sono desolato", sospirò l'albero. "Vorrei tanto donarti qualcosa... ma non ho più niente. Sono solo un vecchio ceppo. Mi rincresce tanto...". "Non ho più bisogno di molto, ormai", disse il bambino. "Solo un posticino tranquillo per sedermi e riposarmi. Mi sento molto stanco". "Ebbene", disse l'albero, raddrizzandosi quanto poteva "ebbene, un vecchio ceppo è quel che ci vuole per sedersi e riposarsi. Avvicinati, bambino mio, siediti. Siediti e riposati". Così fece il bambino. E l'albero fu felice. (Shel Silverstein)

Penso che questa favola ci possa dire molte cose...

Questa favola, innanzitutto, PARLA DI DON ANGELO.
Penso che don Angelo abbia ritrovato molto della sua vita in questa favola: quante persone si rivolgono a un prete! Chissà quante in questi 50 anni di sacerdozio...!!! Vengono, domandano, spariscono per un po' o per tanti anni, poi ritornano, cambiano nelle loro esigenze, a volte nelle loro pretese... E la saggezza di un prete, saggezza "da albero", sta nel cercare di dare qualcosa – anche quando si sa già come andrà a finire, anche quando è chiaro che quello che viene chiesto al prete non farà felice la persona che glie lo domanda... – per cercare soprattutto di mantenere vivo il legame, di far sì che quando sarà arrivata la disillusione, a questa persona venga ancora il desiderio di tornare là dover era stata accolta, a chiedere una parola di aiuto, di chiarezza, di sostegno e di sprone... E allora penso che questi cinquant'anni di sacerdozio vadano letti come il tempo in cui don Angelo ha continuamente dato tutto quello che aveva, facendo fronte a mille richieste e a mille domande, a volte faticose, a volte sgarbate, non sempre sensate, che comunque gli chiedevano non solo cose materiali, ma sempre un "pezzo" della sua vita, del suo tempo, della sua attenzione. E allora noi lo ringraziamo, non fosse che per il tempo speso ad ascoltare e ad accogliere in questi cinquant’anni...

Però penso che questa favola PARLI ANCHE A NOI.
Ci invita a guardare con più serenità e con più verità alle diverse tappe della vita. Ci chiede innanzitutto se sappiamo ritornare al Signore, se sappiamo riconoscere che i suoi doni sono davvero capaci di seguire tutta la nostra vita, diventando di volta in volta nuovi e diversi. Ci chiede però anche di riconoscere che spesso i nostri desideri sono piccoli e ondivaghi, sbagliati, incerti e pretenziosi, illusori e gonfiati... che spesso arriviamo dal Signore con un "Voglio..." che ci qualifica sempre come bambini un po' egoisti... Ci chiede di riconoscere che spesso - convinti come eravamo di sapere già da noi cosa ci avrebbe fatti felici - siamo passati sopra tutto e sopra tutti per ottenere le "cose" che volevamo, e così abbiamo magari calpestato le persone, non abbiamo curato i rapporti... Ci chiede di riconoscere, infine, che comunque mai il Signore ci ha rimandati a mani vuote, nemmeno quando eravamo illusi e un po' arroganti...

Da ultimo, penso che questa favola PARLI A DON ANGELO.
Caro don Angelo, in questi cinquant'anni tu hai cercato di avere sempre qualcosa da donare. Ma anche il Signore – dal canto suo – ti è stato fedele, e per ogni stagione della tua vita e del tuo ministero, ha avuto in serbo per te dei doni, e tu li racconti in questo libro che poi avremo in mano: racconti della gioia delle gite in montagna, della gioia di essere assistente dell’oratorio, della gioia poi quando è arrivata la nomina a Parroco, e poi la gioia di vivere in questa Comunità gli anni della pienezza e della maturità... ogni volta il Signore ti ha messo davanti un dono diverso, per una stagione diversa del tuo essere prete, e chiedendoti una risposta diversa. Anche ora è così!
Ecco, la nostra preghiera e il nostro augurio, oggi, sono questi: che con la serenità della fede e la saggezza degli anni, tu possa scoprire qual è il dono che ora il Signore vuole farti. Qual è lo stile, il modo, il come, il dove Lui ORA ti vuole prete, perché ancora tu possa continuare ad essere un dono prezioso per gli altri.
E chiediamo allo Spirito di essere fuoco e vento: fuoco capace di purificare ogni timore che non ci siano più doni... vento capace di gonfiare le tue vele e muovere ancora la tua rotta sulla via che anche oggi, con amore, Gesù va tracciando per te e per tutti noi.
Caro don Angelo, tanti auguri di cuore!!!
don Francesco