una "strada virtuale" per camminare insieme, tenuta da un prete milanese di (40) (41) (42) (43) (44) (45) (46) 47 anni, sempre più felice della sua scelta di vita (che è poi il dono di un incontro e di una chiamata!) e di tutto ciò che essa comporta, tra cui in particolare la compagnia di tanti, tanti amici!

06 aprile 2008

Vita da... campus

Non avevo mai visitato un campus universitario, e la prima esperienza è stata con la Notre Dame University, nell'Indiana, fondata nel 1842 e retta dalla Congregazione della Santa Croce. Il luogo è veramente splendido, tra laghetti, boschi e prati in una zona a 90 miglia da Chicago. Qui studiano e vivono 10.000 tra studenti e docenti. Il campus è una vera e propria città, con un ufficio postale, uno stadio per il football americano, una biblioteca di tredici piani, una basilica, un servizio interno di autobus, perfino un triplo fast food (Burger King e altre due catene di cui non ricordo il nome) interno e spazi ampi di verde tenuto benissimo. Le spese annuali per uno studente, compreso vitto e alloggio, sono - così mi dicono - intorno ai 45,000 dollari, ma per fortuna molti sono i borsisti. Tutto sommato, se penso a cosa può costare un letto in condivisione in un appartamento di studenti a Milano, più le tasse universitarie, il vitto, i trasporti... alla fine non so dove si spende di più...
Ma la cosa più interessante è il concetto che vi sta alla base: si sta nel campus sempre, si vive insieme (quando ho chiesto al professore che mi ospita se gli studenti andavano a casa per il weekend, mi ha guardato come se dicessi un'enormità... eppure io ricordo la faccia di una mamma a cui qualche anno fa avevo suggerito per il figlio un'ottima università romana... quasi avessi attentato all'integrità della famiglia!!!)


La giornata passata a Notre Dame ci ha permesso di incontrare l'ex rettore dell'università: un uomo che ha ora 92 anni, lucidissimo e che ha conosciuto persone del calibro di Martin Luther King, Papa Paolo VI fin da quando era Arcivescovo di Milano... Sentirlo parlare è stato come percorrere la storia non solo americana ma anche mondiale degli ultimi 50 anni...
Oltre a questo, alcune inattese scoperte: ad esempio, che gli scoiattoli vengono vicini senza paura e vivono numerosi tra gli alberi del campus...

Infine, porto nel cuore il ricordo di una splendida celebrazione domenicale: curata (tutti i celebranti e i ministranti erano attenti e precisi), partecipata (tutti cantavano e una studentessa dirigeva i canti e intonava le strofe del Salmo), attenta a vivere in pieno quella "actuosa participatio" voluta dal Concilio Vaticano II (dei laici incaricati hanno aiutato i Sacerdoti a distribuire a tutti l'Eucaristia sotto le specie del pane e del vino). Penso che l'abitudine a vivere in una società multiculturale, multirazziale e multireligiosa dia ai cattolici americani un senso di appartenenza alla Chiesa e di consapevolezza della propria scelta, che si traducono poi in una partecipazione ben più convinta di quella che mediamente capita a volte di vedere nelle nostre celebrazioni...

Dopo queste rapide impressioni, la lunga traversata del ritorno: tra autobus per Chicago, jumbo fino ad Amsterdam, volo Alitalia fino a Malpensa, autobus fino alla Stazione Centrale, e infine metropolitana, un totale di 23 ore per tornare a casa.
Ma ne valeva la pena!

05 aprile 2008

Ultimissime da Chicago

Terzo e, ahimé, ultimo giorno a Chicago. Sabato 5 partiamo per Notre Dame University, a circa un'ora e mezzo di macchina. Lì incontreremo alcuni membri dello staff dirigenziale di questa Università, con la quale c'è da anni un'ottima collaborazione.


Ma ora veniamo alla giornata di venerdì 4. E' stata segnata dalla partecipazione - come relatore - al convegno sul Rinascimento (nella foto sono con mons. Navoni, con la terza relatrice della mattinata e con Anna Beth Rousakis, moderatrice della sessione e responsabile dei progetti di sviluppo dell'Ambrosiana Foundation). La sessione, contemporanea ad altre sette o otto, ha visto una buona partecipazione di studiosi interessati al tema: "L'eredità culturale di Federico Borromeo". Ero assai meno teso di quanto fossi l'estate scorsa a Oxford, e questo ha giovato non poco alla fluidità dell'esposizione. metto in allegato scaricabile il pdf della relazione, se mai a qualcuno potesse interessare.
http://www.box.net/shared/y5jzzyu00c
Nel pomeriggio, prima di un incontro con un nutrito gruppo di docenti e di giovani ricercatori americani, ho avuto la possibilità di visitare alcune chiese di Chicago, tra le quali alcune (cattoliche e non) assai vicine a quello che viene chiamato "Magnificent Mile" ed è fondamentalmente la via dello shopping di Chicago, uno shopping lungo un miglio intero (vedi una foto).


Mi ha colpito, al rientro in albergo verso le 16,30, una giovin signora americana. E' entrata con me nell'ascensore per salire al piano, e in questo ascensore c'era una inserviente dello staff dell'albergo, una signora di colore. Appena vistala, la giovin signora le ha - come si suol dire - attaccato un bottone, dicendo tutta la fatica che aveva fatto quel giorno. Le testuali parole erano, rivolte all'inserviente: "Wow, how tired I am. I have been shopping since 10 a.m., today!" (Mamma mia, come sono stanca. E' dalle dieci di stamattina che sono in giro a fare compere!). E l'inserviente a darle corda, compassionandola per l'"immane fatica" (ma forse la prendeva un po' in giro, e un po' doveva abbozzare per dovere professionale) e indicandole invece altri posti a Chicago dove fare compere il dì successivo. Ecco, questa seconda parte mi ha un poco fatto dispiacere: perché qui si capiva che l'idea di fare shopping faceva luccicare gli occhi anche all'inserviente dell'albergo, che pure - probabilmente - si sarebbe potuta permettere assai meno della giovin signora...
Mi ha fatto tristezza, perché mi è sembrata, quella scena, un po' la sintesi dello squallore attuale: uomini e donne di ogni censo e condizione, uniti sotto la bandiera dello shopping, in nome della fratellanza nel buttare soldi e tempo... che tristezza! E intanto, allegramente, c'è chi si frega le mani per i profitti che aumentano... l'importante è riempire le strade di negozi e le braccia di borse degli acquisti fatti... e fa nulla se ci sono anche ben altre situazioni rispetto al luccichio del centro (vedi foto sotto)


E ancora più triste mi è sembrato il fatto che la giovin signora reputasse soverchia fatica l'essersi esinanita in ben sei ore di shopping, sentendosi persino in diritto di piatire solidarità per la sua eroica impresa...
Ma ora basta, perché rischio di diventare moralistico...
Concludo con una citazione a memoria del profeta Amos: "... ma finirà l'orgia dei buontemponi!".

04 aprile 2008

Quasi una diretta... da Chicago, Illinois

Mi trovo negli Stati Uniti da mercoledì, e vi rimarrò fino a domenica sera per partecipare al congresso annuale della Società Americana per lo Studio del Rinascimento, una importante associazione di studiosi, docenti universitari e ricercatori che si dedicano allo studio dei secoli XV-XVII. Insieme a un mio collega Dottore dell'Ambrosiana, proprio oggi parleremo della nascita della Biblioteca e Pinacoteca Ambrosiana.
Oltre a questo, abbiamo come obiettivo quello di approfondire e soprattutto avviare relazioni significative con università e studiosi per poter ampliare le occasioni di scambio e di ricerca sul ricchissimo materiale
conservato all'Ambrosiana, in buona parte ancora da studiare e pubblicare. Infine, il nostro viaggio ha lo scopo di stringere contatti che possano offrire all'Ambrosiana sostegni e aiuti per continuare a vivere e a divulgare la cultura umanistica e cristiana di cui essa è testimone.

Q
uesta, dunque, la parte "ufficiale" del viaggio.
Qualche prima, inizialissima osservazione da viaggiatore novellino negli USA.

La prima cosa che mi viene da dire: è proprio un altro mondo... in tutti i sensi, nel bene e nel male.
Ti colpiscono le dimensioni di tutto... dai grattacieli ai piatti, tutto è "oversized" rispetto alle abitudini europee.
E poi, un tratto sorprendente, una grande correttezza e disponibilità, a partire dalla funzionaria del controllo passaporti. Ti prendono la foto e le impronte digitali, ma insieme ti sorridono e ti dicono: "Welcome in the United States". E anche in albergo, dal cameriere al portiere al ragazzo che chiama i taxi, un grande senso di dignità e di orgoglio per il proprio lavoro.
Poi, ti guardi attorno e scopri anche qui la povertà delle persone che stendono la mano, case vecchie e dall'aspetto abbastanza fatiscente accanto a grattacieli meravigliosi... Ieri sera, poi, prima di andare in albergo, siamo entrati in un negozietto per comperare una bottiglia di acqua. Siamo usciti subito perché c'era un giovane che stava litigando e gridando con il commesso. Dopo tre minuti è arrivata una pattuglia di poliziotti in bicicletta: in cinque sono entrati e hanno preso il giovane. Devo dire, con tutta onestà, che ho visto una grandissima correttezza. Il giovane in questione era un afroamericano (e lo era anche il commesso), ma nonostante la situazione un po' tesa, non ci sono stati assolutamente gesti di violenza o di maltrattamento. Una situazione, da parte mia, che non mi aspettavo di vedere, ma che nello stesso tempo mi ha fatto venire alla mente tante notizie o episodi di segno assai diverso, spesso fortemente pubblicizzati da noi in Italia...
Certamente, non ho la pretesa di aver visto tutta l'America, né di poter dare giudizi definitivi (sarebbe ridicolo, dopo 36 ore negli States...), ma nello stesso tempo mi riconfermo nell'idea di una grandissima complessità di questo paese.
Le dimensioni. Come già dicevo, tutto è oversized. Eppure, anche nell'enorme numero di grattacieli, c'è una bellezza che si può notare. Per me, normalmente, andare in una città significa cercare innanzitutto le cose antiche da vedere (deformazione professionale...). E quindi, in tutta sincerità, non mi ero nemmeno preoccupato di cercare una guida di Chicago, convinto come ero che di antico non vi fosse nulla, e quindi nulla di "interessante"... almeno per il sottoscritto. E invece, ho scoperto che si può essere affascinati anche dalle cose moderne e avveniristiche...
Ieri sera, una cena organizzata dai nostri sponsor negli States si è tenuta all'80mo piano (ottantesimo!) del più alto grattacielo di Chicago... una cosa da non credere... Il grattacielo è quello nella foto all'inizio, ecco una foto del panorama dall'ultimo piano:


Ora devo scappare: a presto con altre news.