una "strada virtuale" per camminare insieme, tenuta da un prete milanese di (40) (41) (42) (43) (44) (45) (46) 47 anni, sempre più felice della sua scelta di vita (che è poi il dono di un incontro e di una chiamata!) e di tutto ciò che essa comporta, tra cui in particolare la compagnia di tanti, tanti amici!

23 marzo 2008

Pasqua: la certezza che un incontro è possibile!


A tutti gli amici e le amiche, alle famiglie con cui condivido affetto e cammino, ai visitatori di questa pagina, a chi vi capita per caso...

Un augurio sincero di BUONA PASQUA DI RESURREZIONE!!!

Il Signore è risorto, è vivo, non è limitato dallo spazio e dal tempo, e quindi l'incontro con Lui - così come fu per Maddalena, per le Donne al sepolcro, per gli Apostoli e per Paolo - è possibile anche per noi: un incontro che avviene nella fede, ma non per questo è meno vero. Un incontro che "prende carne" nella relazione con chi ci parla del Maestro e non teme di mostrarci - nella povertà dei suoi limiti di cristiano - che la Sua potenza è innanzitutto per lui fonte di perdono e di speranza.

Un incontro così può e chiede di diventare compagnia. Compagnia da parte del Signore, compagnia di fratelli e sorelle che condividono il legame con Lui. E che in questo legame trovano la forza di non scoraggiarsi per le proprie e le altrui povertà.

Questa è Pasqua. Ben più, davvero ben più che una delle due occasioni in cui "bisogna" andare in Chiesa e "bisogna" confessarsi...

Questa è la Pasqua che - di tutto cuore!!! - ti auguro.

Ti invito, se vuoi, a condividere le riflessioni della Messa di Pasqua: http://www.box.net/shared/p9yvox5es8

22 marzo 2008

i Tre giorni santi 2008: Condivisione, Passione, Risurrezione

Venerdì Santo: in ascolto della Parola che ti viene dalla Croce
- Mi sono chiesto a lungo, anche quest'anno, quale sarebbe potuta essere la parola da mettere al centro della rifelssione del venerdì santo. Me lo sono chiesto a lungo, fin dall'inizio della Quaresima, e anche con un pizzico di apprensione... Già, perché sono almeno sette anni che mi capita sempre di predicare - durante il Triduo Pasquale - al venerdì santo, nella celebrazione della Passione del Signore. Non che lo scelga io: sembra che nell'assegnare la predicazione per quei giorni ai loro collaboratori, i parroci preferiscano "cedere" proprio quella predica: mai - almeno così a me è capitato - quella del giovedì santo o della veglia pasquale...
- In ogni caso, alla fine questa circostanza la riconosco come un grande dono, seppure un po' faticoso, perché mi "obbliga" costantemente a confrontarmi con la Croce di Gesù e anche - almeno ci provo - a non parlarne in termini scontati o - peggio - banali o troppo "preteschi". Mi è rimasta fissa nella mente e nel cuore l'esperienza che feci nel 1990 all'ospedale di Niguarda. Ero ancora seminarista, mi mancavano due anni per diventare prete, e quell'anno i miei superiori mi avevano inviato - per il servizio pastorale - non in una parrocchia o in un oratorio, come era consueto, ma presso un ospedale. Lì - con un compagno - facevamo un servizio di aiuto ai Cappellani: non potevamo ancora confessare, ma solo distribuire la Comunione, e allora il sabato e la domenica li passavamo a girare nei reparti a noi assegnati, per incontrare i degenti e - se richiesti - avvisare i sacerdoti che qualcuno desiderava la Confessione o l'Olio degli Infermi. Questo in teoria, almeno. Nella pratica, dal momento che avevamo lo stesso camice dei cappellani, i degenti non stavano a sottilizzare se fossimo già preti o meno: quando entravo in una stanza mi sentivo subito gli sguardi di tutti addosso (terribili gli stanzoni a sei o otto letti di Niguarda...), ed è stata una scuola dura, almeno all'inizio, ma importantissima. Ho imparato che il camice da cappellano o il colletto da prete non sono un segno di privilegio, ma semmai danno a tutti il diritto di chiedere (e anche di "pretendere") da te qualcosa. Ho imparato che non potevo pretendere alcun rispetto o deferenza, anzi: ero io che dovevo chiedere permesso per entrare nella vita e nella sofferenza di persone che potevano avere mille motivi per essere arrabbiati con il buon Dio. Ho imparato che non è affatto vero che la sofferenza avvicini a Dio, almeno non sempre: a volte, infatti, la sofferenza della malattia suscita una ribellione che non può essere giudicata, ma solo accostata con immenso rispetto.
- Soprattutto, in quell'anno difficile, ma splendido, mi è rimasto impresso l'incontro con un uomo di circa sessant'anni, nel reparto di Ematologia. Era malato di leucemia, e sappiamo tutti cosa questo significa: in quel reparto, purtroppo, non era raro vedere il periodico ritornare dei degenti per le terapie. E purtroppo, spesso questo ritorno li vedeva sempre più debilitati. Quest'uomo, quando mi vide alla porta, mi chiamò subito, quasi imperiosamente. Mi avvicinai al letto, e lui mi apostrofò: "Padre, venga qui. Ho appena litigato con un suo collega. Mi dica se non ho ragione di essere arrabbiato! Ho sessant'anni, sei mesi fa sono andato in pensione, dopo una vita di lavoro. Finalmente, volevo dedicarmi alla mia famiglia, al mio nipotino che sta per nascere, e invece... ho cominciato a star male e mi hanno detto che ho la leucemia, e che non sanno se potrò fare il trapianto. E sto male. Le chemio mi lasciano come uno straccio. Non riesco più a fare niente. E' venuto a trovarmi il mio parroco e quando gli ho chiesto perché il buon Dio ce l'aveva così tanto con me, mi ha risposto che dovevo unire le mie sofferenze a quelle di Cristo senza ribellarmi. Allora io gli ho risposto che Cristo è stato in croce solo tre ore, e poi è morto, e io sono tre mesi che faccio dentro e fuori dall'ospedale!!! Mi ha detto che non dovevo bestemmiare... ".
Cosa potevo rispondere a quell'uomo? Non dissi niente. Ma in quel momento mi resi conto di come una verità incontrovertibile (Cristo ha sofferto e unire alle Sue le nostre sofferenze è la sola possibilità di dare loro un senso) se detta senza tatto, o come una frase che va solo accettata senza discutere, rischia di diventare un motivo di allontanamento, e non di avvicinamento a Cristo.
Non biasimo lo sconosciuto confratello che parlò con quell'uomo. Semplicemente, penso che non si debba mai pensare di poter rispondere con frasi fatte a un enigma - quello del dolore - che anche nella Bibbia viene proposto con parole drammatiche, suscitando proteste e perfino "messe sotto accusa" nei confronti di Dio stesso (si pensi a Giobbe, o ad alcuni Salmi...).

- Ecco, allora, perché la predica del venerdì santo è così difficile e importante... Qui sotto trovate il file audio, se può interessarvi. Senza pretese, solo come l'offerta di una riflessione che ho inteso innanzitutto per me.
Ho scelto come tema-guida un pensiero di Isacco di Ninive, uno scrittore siriaco e santo della chiesa siriaca del VII secolo. Ve lo ripropongo così come l'ho un po' parafrasato, per renderlo in un linguaggio più comprensibile:

Gesù-Dio si è consegnato alla Passione per una sola ragione: far conoscere al mondo la grandezza inimmaginabile del Suo amore appassionato. Perché Dio è certo che qualora riconoscessimo la grandezza del Suo amore, il nostro cuore ne sarebbe catturato, aprendosi a una nuova capacità di amare. E dunque la morte di nostro Signore rese possibile mostrare la grande potenza del Regno dei cieli, che è l'amore sconfinato. E prima ancora che per salvarci dai peccati, la Passione di Cristo fu per farci percepire lo sconfinato amore di Dio per le Sue creature.
E' dunque, la Parola della Croce, non la parola del dolore, e nemmeno quella del castigo evitato, o della giustizia che chiede il pagamento per la colpa, ma puramente e semplicemente la manifestazione di un Amore senza limiti e senza condizioni. Che - si legge nei racconti evangelici - copre tutti: vittime e carnefici, uomini e donne: tutti coloro i quali vengono a trovarsi davanti al Cristo sofferente. Che per tutti ha una parola, uno sguardo. Ed è certo che si cambia davvero solo per amore, e non per paura.

Possiamo allora pregare così:

Signore Gesù,
aiutaci ad ascoltare la Parola della tua Croce.
La parola del perdono su tutte le colpe che ci rendono
fratelli e sorelle dei tuoi crocifissori;
la parola dell'accoglienza e della condivisione da parte tua
su tutti i dolori che temiamo di essere soli a portare;
la parola dell'incoraggiamento e della gratitudine su tutti i dolori
dei fratelli e delle sorelle che anche noi - come nuovi Cirenei -
accettiamo di condividere, per amor Tuo.
Facci comprendere che la tua è stata una Passione di Amore,
e che solo credendo a questo amore troveremo
risposte alle nostre domande,
pace per i nostri cuorei dubbiosi,
coraggio di scioglierci in un amore
capace di osare di più.
Così sia.

Ecco la predica in file audio:

http://www.box.net/shared/d792kxcoc4

21 marzo 2008

La domenica di Lazzaro

Qui potete trovare l'omelia della domenica di Lazzaro (V di Quaresima) 2008.

http://www.box.net/shared/kg70a57k08