una "strada virtuale" per camminare insieme, tenuta da un prete milanese di (40) (41) (42) (43) (44) (45) (46) 47 anni, sempre più felice della sua scelta di vita (che è poi il dono di un incontro e di una chiamata!) e di tutto ciò che essa comporta, tra cui in particolare la compagnia di tanti, tanti amici!

18 giugno 2007

Due (anzi, tre!) momenti di speranza!



Ci sono avvenimenti che - come si suol dire - "non fanno rumore", e che pure sono importanti per riguadagnare un po' di speranza. E allora, forse, il ruolo di un blog è proprio quello di metterne a parte un po' più di persone...

Primo avvenimento: all'inizio di giugno, un battesimo a cui ho partecipato come celebrante. Un avvenimento bello, penserete, ma certo non eccezionale... E invece qualcosa di particolare c'era: il bimbo è figlio di una coppia appartenente a due diverse confessioni cristiane: quella cattolica e quella valdese. Per questo motivo, alla celebrazione ha partecipato anche un pastore valdese. Non solo: come è possibile in questi casi, la partecipazione ha avuto un ruolo attivo nella scelta delle letture bibliche e nel loro commento, nella benedizione e in altri momenti. E, naturalmente, è stata preceduta da una serie di contatti cordialissimi, che ci hanno permesso di costruire una celebrazione capace di dire insieme la sofferenza per la divisione dei cristiani, ma insieme anche la speranza per il cammino di unità che questo bimbo potrà vedere, e del quale speriamo sarà un attore in prima persona!
Bello anche che i partecipanti - naturalmente pure appartenenti ad ambedue le confessioni - abbiano visto e apprezzato questo clima di grande comunione spirituale.

Secondo avvenimento. Sempre all'inizio di giugno, ho avuto il dono splendido di partecipare alla festa della comunità rumena ortodossa di Monza. Sono riuscito ad arrivare - dopo il servizio in Parrocchia - in tempo per assistere a buona parte della Divina Liturgia, splendidamente cantata e officiata. Mi sono sentito grandemente aiutato a pregare dai canti, dalle preghiere e dall'esempio di questi fratelli e sorelle, dalla loro attenzione e devozione. La celebrazione è durata circa tre ore... ma questo non è stato certo un problema! Dopo la preghiera, un pranzo fraterno e gioioso splendidamente preparato e ricco di piatti e cibi tradizionali della Romania. Mi è dispiaciuto che fossimo appena tre italiani presenti... ci sarebbero volute le telecamere, per mostrare a tutti la grandezza, la cultura, la fede, l'educazione e la profonda dignità di questo popolo con cui siamo - e dovremmo gioirne - ben più che fratelli! La loro lingua - caso unico nell'Est - è neolatina, e mostra grandi affinità con la nostra. E i legami con l'Italia si vogliono volentieri far risalire ai tempi di Traiano imperatore...
E' davvero triste che "Romania" evochi spesso in noi italiani ben altro che stima e sentimenti fraterni. Davvero non si può, non si può affatto basarsi sui pregiudizi... misconoscendo la serietà e la dignità di persone che fanno ogni sacrificio per dare un futuro ai loro figli. A un certo punto è risuonato, durante la festa, un canto che dice "Noi siamo Romeni": un canto bellissimo, in cui si sentiva tutto l'orgoglio della propria appartenenza nazionale.

Terzo evento di speranza. Nell'ultimo fine settimana, a Piacenza un gruppo - non tanto numeroso ma significativo - di coppie si è ritrovato per una due-giorni di preghiera e riflessione, con un pastore luterano e un presbitero cattolico. Anche questo un piccolo segno di speranza: la scoperta di una fede che ci unisce nella preghiera a Cristo, nonostante le fatiche e le divisioni... la scoperta di una fede che - quando è vissuta da una coppia appartenente a due Chiese diverse - porta a crescere nella comprensione e nel desiderio dell'unità.

Tre piccole storie, tre eventi che non compariranno su nessun giornale. Ma valeva la pena parlarne!
Perché il bene non faccia rumore, no, ma almeno offra un po' di fiducia...

03 giugno 2007

Santissima Trinità

Oggi (domenica 3 giugno 2007) celebriamo la Festa della Santissima Trinità. Una festa - come dicono gli studiosi di Liturgia - "di idee", cioè legata non ad un evento della vita di Cristo, ma piuttosto a una "realtà" appartenente all'ordine della salvezza. Io non sono così d'accordo: prima ancora che un "concetto", la Trinità è la manifestazione di un Dio che ama in modo infinitamente più fantasioso e totale di quanto mai avremmo saputo o potuto immaginare. E la rivelazione, da parte di Cristo, del Padre e dello Spirito, è insieme l'invito a entrare in questa relazione di amore totale e inesauribile.
Vi offro uno spunto che sarà la base per la mia omelia di oggi.

1. Ho conosciuto Paolo, poco più giovane di me, quando frequentavo le superiori. Nacque tra noi un’amicizia solida, profonda, nella quale ciascuno di noi trovava la possibilità di essere accolto, ascoltato, sostenuto. L’amicizia continuò anche quando entrai in Seminario: anzi, benché ci vedessimo di meno, la solidità del nostro legame rimaneva e si rinforzava.

2. Un’estate, al mio ritorno per le vacanze estive, Paolo mi presentò Laura, con la quale si era da poco fidanzato. Per me fu una gioia grandissima: scoprii subito che l’amicizia con Paolo non solo non diminuiva, ma era come raddoppiata. E non soltanto perché anche con Laura mi trovai subito bene, ma perché l’affetto di Paolo per Laura me lo faceva vedere sotto dei lati nuovi, mi faceva conoscere di lui una delicatezza, una maturità, una profondità che prima potevo solo intuire.

E anche da parte mia cambiava qualcosa: ora non lo incontravo più da solo, ma con la sua fidanzata: e mi sentivo accolto con un affetto moltiplicato.

3. Fu molto importante il cammino fatto con loro per la preparazione al Matrimonio: anch’io potevo ormai considerarmi amico di tutti e due, senza distinzioni o preferenze sciocche, senza alcuna gelosia o imbarazzo.


4. Fui tra i primi a sapere che attendevano un figlio, desiderato e accolto con gioia e trepidazione. E fu un dono grandissimo per me sentirmi accolto e invitato a star loro vicino nei mesi dell’attesa, con il loro seguito di gioie e di timori, di fatiche e di speranze.


5. Da quando poi è nato il loro bimbo, la loro casa - da sempre accogliente - è ancora più luminosa: perché ora sono tre gli amici da amare, ciascuno in un modo tutto suo, come ciascuno di loro mi dimostra a modo suo il suo affetto; ma nello stesso tempo non saprei amarli “separatamente”, come del resto non penserei mai a distinguere, quando vado a trovarli, il modo con cui ciascuno di loro mi ama: non c’è spazio per le preferenze e per le gerarchie; andare da loro è sempre un regalo grande proprio perché ci sono tutti e tre.


6. Ecco, questa storia vera è quanto di più vero e più bello mi è venuto in mente per riflettere con voi in questa festa della Santissima Trinità.

Perché è proprio questo il Mistero della Trinità: la scoperta meravigliosa che essere amati da Dio significa essere amati così, come da una famiglia, con la ricchezza di accenti e di sfumature di cui ciascuno dei suoi componenti è capace, ma anche con quella forza e quella completezza che nascono dal loro essere sempre uniti nel volerti bene.

7. Anche i discepoli, infatti, vissero una storia simile.

Conobbero un giorno un uomo, Gesù, verso il quale si sentirono subito attratti. E gli chiesero proprio questo “Dove abiti?”. Gesù non aveva una casa, l’aveva lasciata per iniziare il suo lungo cammino per le strade della Palestina. Eppure rispose loro: “Venite e vedrete”.
E quelli che lo seguirono capirono a poco a poco chi era Gesù, e capirono anche qual era l’amore che lo animava: l’amore del Padre, di un Padre che Gesù fece conoscere anche a loro, insegnando loro a chiamarlo “papà”, a sentirsi non esclusi da quel rapporto, ma al contrario chiamati ad entrarvi a pieno titolo, anche loro come figli.

8. Ma ancora non era tutto: anche i discepoli furono chiamati da Gesù a qualcosa che assomigliava molto da vicino ad una gestazione, ad un parto, nel quale il dolore che ci sarà - ed è conosciuto e previsto - viene accettato perché nasce dall’amore ed è vissuto con amore. E la sofferenza del marito è tutta nel vedere soffrire la persona che ama, senza poterle togliere il dolore, ma potendo solo aiutarla a sperare, a credere fermamente che il dolore lascerà il posto a una gioia e ad un amore più grandi, perché nasce una vita.


9. Così fu quando Gesù si avvicinava alla morte: era il momento doloroso del parto, desiderato e accettato con amore da Gesù e dal Padre, perché ci potesse venire donato lo Spirito Santo, lo Spirito di vita che Gesù comincia ad annunciare proprio appena prima della sua morte, lo Spirito che inizia a donare proprio sulla Croce, lo Spirito che viene a prendere dimora in noi perché ci sentiamo pienamente accolti nella casa del Padre, nell’Amore che lo unisce al Figlio.


10. Penso che sia questo il solo modo per parlare della Trinità: quello di raccontare come Dio ha deciso di invitare gli uomini nella sua casa, per conoscere la storia del suo Amore per noi. Ma questo non può avvenire rimanendo fuori, rimanendone spettatori.

Una casa ed una famiglia non ci dicono proprio niente se restiamo fuori dalla porta e ci limitiamo a guardare la targhetta con i nomi sul campanello.
Così anche sapere che Dio Trinità è Padre, Figlio e Spirito Santo può lasciarci indifferenti, se non ci lasciamo coinvolgere nella storia del loro Amore, se non diventiamo anche noi membri a pieno titolo della loro famiglia.