una "strada virtuale" per camminare insieme, tenuta da un prete milanese di (40) (41) (42) (43) (44) (45) (46) 47 anni, sempre più felice della sua scelta di vita (che è poi il dono di un incontro e di una chiamata!) e di tutto ciò che essa comporta, tra cui in particolare la compagnia di tanti, tanti amici!

24 maggio 2007

Le donne nel vangelo di Luca

Martedì 22 e giovedì 24 maggio, presso la Parrocchia S. Bernardetta di Milano tengo due meditazioni su alcune figure femminili nel vangelo di Luca. Per la prima volta tento l'esperimento di postare il link al file audio (sono circa 4,5 Mb in formato Wav e la riflessione dura circa 45 minuti) e alla scheda della serata in formato pdf.

Ecco la cartella in cui trovate i due file audio e le due schede in pdf con i testi del vangelo considerati, alcuni passi di commento tratti dal Commento al Vangelo di Luca di S. Ambrogio (IV secolo d.C.) e le domande per la riflessione personale:


E' un esperimento... e vi sono grato di qualche commento, anche sull'aspetto "tecnico": si leggono i files? Si riescono a scaricare?

Per quanto riguarda il tema, invece, penso di poter dire che il Vangelo di Luca si è rivelato una scoperta splendida, nonostante non fosse questa la prima volta che lo meditavo. In particolare mi ha colpito la folta presenza di figure femminili in relazione con Gesù: donne piene di speranza, di forza, di fede. Capaci di entrare in relazione con il Maestro, in un modo infinitamente più profondo delle sciocche (e infondate, dal punto di vista storico, esegetico e scientifico) invenzioni di romanzacci e filmucoli di serie z, che pure hanno fatto guadagnare palate di soldi ai loro autori...
Ben altro leggiamo nei vangeli: donne che da condizioni di sterilità, di inaridimento dei legami affettivi e familiari, di malattia o di "morte sociale", leggono nel passaggio o nella vicinanza di Gesù - con un intuito profondamente femminile - una possibilità di speranza, di ripresa, di superamento del non-senso. E sono per noi delle vere maestre di fede!
Elisabetta, che si trova un marito muto, e deve prendere su di sé la fede di ambedue, non lasciando che l'inattesa promessa di Dio venga a cadere...
La suocera di Pietro, una donna che per prima - da una condizione di servitù, e non solo di malattia - sperimenta la pienezza della libertà vera: quella di chi si scopre nella sua dignità e nel suo valore, e per questo può mettersi volontariamente a donare la sua capacità di servire.
La vedova di Nain, che suscita in Gesù una compassione profonda, che lo coinvolge anche in vista della sua storia personale, e che viene salvata dalla "morte civile" cui una vedova era praticamente condannata...
E nella seconda parte incontriamo la peccatrice perdonata, una donna che si scopre capace di amare con verità Gesù, nonostante si sappia segnata dalla colpa; poi le donne che accompagnano Gesù e gli apostoli, vere discepole liberate dal male e rese libere per un servizio scelto con volontà e dedizione; poi Marta e Maria, la vedova che offre i suoi due spiccioli a Dio e le donne che piangono Gesù che va al Golgota. Sono tutte figure di donne che hanno misericordia di Cristo, ma che ricevono in cambio della misericordia donatagli, una vita nuova e piena.

Sono figure che parlano ancora oggi, se le sai ascoltare!

16 maggio 2007

Se questo è essere uomini...

Mainz (Germania) - genn. 2006

Due episodi di oggi.
Uno.
Leggo sulle notizie di un ragazzo quindicenne morto dopo uno spinello in una scuola superiore di Paderno Dugnano, una cittadina tra Milano e Seveso, dove abito. Anche oggi ci sono passato, prendendo il treno per e da Milano.
Due.
Dopo il lavoro a Milano, ho incontrato una coppia di amici, e abbiamo cenato con un trancio di pizza in Corso Como. Mentre stavamo parlando, ecco una scena squallidissima: due "ragazze" sui trent'anni, tiratissime, che nel giro di dieci minuti si accompagnano a due ultracinquantenni orrendamente lampadati (diceva sant'Ambrogio che il migliore intonaco non può nascondere le crepe di una vecchia facciata...), ma con ogni evidenza assai ben forniti nel portafoglio.

Qualcuno potrebbe dire che i quattro sono maggiorenni e liberi di fare ciò che desiderano.
Qualcun altro potrebbe aggiungere che quello occorso al ragazzo quindicenne è un tragico incidente, e che non per questo bisogna criminalizzare chi fuma uno spinello.

Io dico: che tristezza... che squallore... che rabbia!

Che tristezza che un ragazzo quindicenne non riesca a sentirsi bene se non fumandosi una canna. E che qualcuno gli abbia insegnato a farlo. E, peggio, che qualcun altro (adulto, magari laureato e pure parlamentare...) sostenga ancora che questo, in fondo, è l'esercizio di un legittimo diritto all'uso di "droghe ricreative" (espressione sentita su Radio Radicale). Non può essere né buono né legittimo rischiare la vita, o comunque l'integrità psichica, per una presunta "libertà di scelta". Perché chi va fuori di testa dove ha poi la libertà? Come la riduce?

Che squallore che ci siano uomini e donne che si buttano via così, che non sanno nemmeno cosa sia il rispetto per la propria e altrui dignità. Ed è ancora più squallido che assai spesso proprio quese siano le persone che hanno in mano i destini degli altri: penso a tutti quei dirigenti, manager, imprenditori, politici, che hanno pagato successo e potere con l'annullamento della loro vocazione all'amore. Che sono diventati freddi e cinici, o che hanno fatto macerie della propria famiglia e della propria (e altrui) vita affettiva. E da loro e dalla loro insensibilità, o frustrazione, o cinismo, dipendono sovente la vita lavorativa e la dignità professionale di uomini e donne che invece hanno creduto e credono nell'amore e nella famiglia. Ma che proprio per questo è quasi impossibile che vengano considerati "adatti" per posti di responsabilità. E saranno quasi sempre derisi o, peggio, perseguitati da chi sta sopra di loro ed è - umanamente parlando - solo un poverino, per non dire peggio...

Che rabbia, che di queste cose sia così difficile parlare e ragionare... che difficilmente le si possa condividere all'interno delle nostre Comunità Cristiane, che quasi mai si possa partire da queste quotidiane esperienze per stringere legami che mettano tali situazioni a contatto con il Vangelo di Cristo. Lui, che "annientò se stesso, fino alla condizione di servo" (cf. Fil 2,11ss) per insegnare all'uomo e alla donna quanto grande sia la loro dignità di figlie e figli del Padre, chiamati alla libertà e alla capacità di amare.

Ma che gioia, ogni volta che si può condividere un pezzo di strada con uomini e donne che mettono l'amore, la fecondità, la libertà di amare ed essere amati alla base della loro vita. E che per questo sanno di essere compagni di strada di Cristo e di tutti quei fratelli e sorelle che invece ancora non lo conoscono.
Sono queste le persone che rendono abitabile la nostra terra e le nostre altrimenti così disumane città. E che non riducono il Cristianesimo semplicemente ad un morto insieme di "usanze tradizionali", spesso falsamente nobilitate con l'appellativo di "valori", e che come tali vengono ignobilmente sfruttate da chi rientra pienamente nelle logiche del potere e della sopraffazione...

Ma non vorrei che questo diventasse un post troppo lungo.
O che sembrasse semplicemente uno sfogo.
No.
E' la gioiosa proclamazione che qui sta la radice di ogni impegno per la famiglia e per la vita: nella testimonianza che si riceve (e in quel "si" metto me stesso e i preti...) da donne e uomini davvero capaci di mettere al primo posto l'amore fecondo. E che per questo sanno stare nel reale, senza bisogno di invocare assurde libertà che dal reale vogliono far fuggire.