una "strada virtuale" per camminare insieme, tenuta da un prete milanese di (40) (41) (42) (43) (44) (45) (46) 47 anni, sempre più felice della sua scelta di vita (che è poi il dono di un incontro e di una chiamata!) e di tutto ciò che essa comporta, tra cui in particolare la compagnia di tanti, tanti amici!

22 dicembre 2006

Gli auguri per il Natale del Signore 2006


(particolare di un mosaico di M. I. Rupnik - Roma)



Voci di antichi profeti non bastano,
Cristo,
per annunciare la tua venuta.
Il nostro cuore rimane sordo,
insensibile a quelle parole,
arroccato in difesa
di una mediocrità senza gioia,
geloso delle sue orgogliose certezze,
sempre più colme di solitudine.
E resta la sete di verità.


Neppure capanne, presepi e figure
sanno annunciare il tuo atteso venire.
Forse lo sguardo si posa,
rapida bussa alla porta del cuore
una tiepida commozione
ma, ecco, subito ci si pente e vergogna:
perché ben sappiamo che non cambia la vita
né il mondo, enorme nelle sue povertà,
una solitaria, inutile lacrima.
E resta solo una tristezza delusa.


Anche i gesti di aiuto e sostegno,
le mani stese e i corpi accuditi
sanno assai spesso di vecchio e di trito.
E non sappiamo più, a volte, nemmeno
se è Cristo povero che cerchiamo e accudiamo
o la paura di ritrovarci sconfitti,
il cupo terrore che il grigiore abbia vinto.
E abbiamo paura di non sapere più amare.


Dove trovarti, allora, Signore?
In quale luogo tu ancora risplendi
che il nostro buio non abbia inquinato?
Come si può risvegliare speranza
senza che il peso del nostro cinismo
trituri e spenga ogni brace di attesa?

Mi affaccio al mio cuore, temendone il vuoto:
nostalgia mi rimane, che attende
– o solo non può smettere di cercare –
verità, giustizia e calore di amore.
Basta questo a incontrarti, Signore?
Il mio essere vuoto, colmo
solo di desiderio e di nostalgia,
cui a volte neanche più credo?


Ma mi scuote e sconvolge la fede:
la tua fede di infante Signore.
Fede hai nella mia, nella nostra nostalgia:
Tu continui ad abitarla, senz'alcuna stanchezza.
Questo solo cerchi, e ti contenti
di riposare nei nostri cuori,
pur se spesso più vuoti e più freddi
di una stalla di muti animali.

È sul tuo desiderio di noi, o Signore,
che possiamo celebrare il Natale.
Nella tua verità, o Parola del Padre,
che possiamo ridire parole.
Sulla tua misericordia, soltanto,
possiamo osare, e sperare giustizia.


La luce splende nelle tenebre,
ma le tenebre non l'hanno soffocata” (Gv 1,5)


Non è facile ritrovare ogni anno le ragioni per la speranza, un ‘appiglio’ che permetta al cuore di riscaldarsi e ritrovare il senso dell’attesa
del Signore Gesù.

Spesso abbiamo perfino perduto la fiducia nel bene che - pur con fatica e con tutti i nostri limiti e povertà - possiamo fare, ritenendolo solo il patetico tentativo di non arrendersi, e non il segno dell’avvento del Regno e della presenza di uomini e donne che si riconoscono già qui ed ora riscattati dall’apparente inevitabilità del male e della mediocrità.

Per fortuna il Natale non avviene a partire dalle nostre capacità, fosse pure solo quella di attenderlo e di crederci. È un’altra la fede che lo origina: la fede che Dio stesso ha nella forza disarmata della Sua presenza di infante. Un Bimbo che viene ad abitare i vuoti del cuore, e chiede solo che gli affidiamo la nostra desolazione.

Per questo, davvero, possiamo augurarci

BUON NATALE!

A te che sei giunto per caso su questa pagina,
agli amici che hanno seguito il link inviato,
e che ricordo singolarmente davanto al Presepe,
un augurio sincero di attingere la luce e la pace
che vengono solo dal Signore Gesù.

Con amicizia,

don Francesco