una "strada virtuale" per camminare insieme, tenuta da un prete milanese di (40) (41) (42) (43) (44) (45) (46) 47 anni, sempre più felice della sua scelta di vita (che è poi il dono di un incontro e di una chiamata!) e di tutto ciò che essa comporta, tra cui in particolare la compagnia di tanti, tanti amici!

08 gennaio 2006

Riflessioni a margine di un inizio d'anno

Eccoci qui... ormai esauriti gli ultimi scampoli del tempo di Natale. E' tempo di riporre alberi e presepi, che forse già iniziavano a dare un po' sui nervi, come quando si cerca di "stiracchiare" la durata di una festa ineludibilmente avviata al declino.
Ed è bene che sia così, almeno per l'aspetto più esteriore di questo tempo natalizio.

Oggi il vangelo della messa presentava un Gesù già adulto, all'inizio della sua vita pubblica. E lo presentava in fila con i peccatori che andavano da Giovanni Battista a compiere un gesto di penitenza.

Questo vale davvero la pena di ricordare, di porre all'inizio del nuovo anno come immagine forte e incisiva da scolpire nel cuore e nella mente. Un Dio fatto uomo, Cristo, che insieme agli uomini suoi fratelli si mette in cerca della volontà del Padre. E lo fa senza preoccuparsi del "danno d'immagine", della "imprecisione teologica" cui il suo comportamento avrebbe potuto condurre i suoi interlocutori, ovvero gli spettatori di un gesto - il battesimo di Giovanni - che si poteva interpretare solo come l'implicita ammissione del proprio essere peccatore.

Da questa solidarietà, da questa passione per una concreta condivisione delle fatiche e dei cammini dell'uomo - di ogni uomo e donna che si mette a cercare la presenza di Dio - nasce un imperativo per la Chiesa e per ogni cristiano: mettere al primo posto l'incontro. L'incontro con il fratello, l'incontro "sul piano umano" che è insieme lo spazio possibile dell'incontro con Dio.
Quando smetteremo di aver paura di questi incontri - quello con l'uomo e quello con Dio?
Quando smetteremo di essere preoccupati più di mettere i puntini sulle i che non di disegnare spazi in cui un fratello in più di ieri senta il desiderio di conoscere e lasciarsi incontrare da Cristo?

Una "offensiva dell'incontro" - me ne convinco giorno dopo giorno - è sempre più necessaria. "Offensiva dell'incontro" significa innanzitutto il riconoscimento franco e onesto di una realtà che fa male: la maggior parte degli uomini e delle donne - e questo anche in Italia, checché se ne dica o se ne pensi - vive un contesto totalmente estraneo a parole, concetti e categorie del pensiero ecclesiastico cristiano. Termini come "salvezza", "redenzione", "conversione", "grazia" (e l'elenco potrebbe continuare a lungo) hanno perso ogni significato e - conseguentemente - ogni significanza per la vita di molti, dei più.
"Offensiva dell'incontro" significa poi il coraggio di seminare senza riserve: seminare tempo e attenzione offerta ai singoli e alle famiglie, ben sapendo che spesso i singoli sono tali perché incompiuti, feriti o anche spenti nella capacità di desiderare; e che spesso le famiglie sono disperse, separate, ricostituite, frammentate, come i frammenti di un caleidoscopio che continuamente si ricompone in figure nuove e mutevoli. E dunque, seminare incontri e tempo in un simile terreno significa essere consapevoli del fatto che spesso l'accoglienza dell'altro inizia dal lasciarlo sfogare, dal limitarsi a raccogliere i cocci della sua mente e del suo cuore, senza voler subito contrapporre schematismi e classificazioni che sarebbero come piante senza radici, senza un punto dove attecchire.

Buon anno, allora, all'insegna della capacità di incontro!
don Francesco